I 400 colpi

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22 Gennaio Gen 2018 0929 22 gennaio 2018

Paradosso: aumentano i super ricchi e la sinistra sta sparendo

La ricerca dell’Oxfam ha certificato che nel 2017 l’1% della popolazione mondiale si è spartita l’82% della ricchezza prodotta. La povertà aumenta, il ceto medio ha visto drasticamente ridursi il suo tenore di vita, ma gli elettori votano in maggioranza quei partiti che fanno gli interessi dei più abbienti.

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Aumentano i miliardari nel mondo, anche quest’anno la ricerca dell’Oxfam, quella che misura benessere e povertà del pianeta e che a Davos verrà portata all’attenzione dei potenti della terra, ha certificato che nel 2017 la legge dell’1% tiene saldamente banco, ovvero l’1% della popolazione mondiale si è spartita l’82% della ricchezza prodotta. I miliardari sono cresciuti come funghi, uno ogni due giorni. Per contro si è allargata la fascia di coloro che vivono al di sotto o al limite della soglia di povertà. Un divario che, per gli anni a venire, non sembra destinato a restringersi.

UNA TENDENZA GLOBALE. Il fatto che ci sia un evidente problema di redistribuzione del reddito dovrebbe favorire il prepotente affermarsi di partiti e movimenti di sinistra, restituire loro la perduta rappresentanza. Invece si assiste all’esatto opposto: più aumenta la disuguaglianza, più cala il loro consenso. La tendenza è globale, la vecchia Europa lo sa bene. L’Italia, sin qui sporadica eccezione, sta per adeguarsi visto che sono in pochi a scommettere sul successo del centrosinistra alle prossime elezioni. Bel paradosso, non c’è che dire. La povertà aumenta, il ceto medio ha visto drasticamente ridursi il suo tenore di vita, e gli elettori votano in maggioranza per dare il potere a quei partiti che fanno gli interessi dei più abbienti.

Il nostro club dei miliardari ha percentuali meno eclatanti ma che comunque ricalcano il trend mondiale, visto che il 20% detiene oltre il 66% della ricchezza. Eppure gli italiani stanno per rimandare al governo colui che li ha già governati quattro volte negli ultimi 25 anni, il proto capitalista Silvio Berlusconi (lo sappiamo, al momento è incandidabile ma Forza Italia è il partito che cresce di più nei sondaggi). Occorrerà farsi qualche domanda, o buttare lì qualche ipotesi. Per esempio che la sinistra è in calo perché nella realtà non interpreta - non è capace, non vuole - le istanze di equità sociale che a parole dice di voler difendere. O altresì che il capitalismo è talmente forte che ha finito per schiacciarle, venendo alla fine accettato come forza dominante anche da chi (sempre a parole) lo critica.

IL PARADOSSO BERLUSCONI: UN MODELLO DI VITA PER I MENO ABBIENTI. Ma c’è anche una terza ipotesi, quella emulativa, particolarmente diffusa in Paesi, è il caso dell’Italia, con un più debole substrato culturale. Dove, alla fine, Berlusconi non è il capitalista che accumula ricchezze esorbitanti spesso stravolgendo le regole ma un modello da imitare perché rappresenta una sorta di italian dream, un uomo che, partito dal nulla, ha trionfalmente percorso la scala del successo. Morale: si ha un bel parlare di redistribuzione del reddito, convinti che possa essere istanza condivisa da chi è escluso a scapito di pochissimi dagli effetti della sua crescita. I meno abbienti coltivano il sogno di diventare anche loro dei Berlusconi, non di beneficiare di un po’ della sua ricchezza.

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