Pedemontana Lombarda
24 Gennaio Gen 2018 0800 24 gennaio 2018

Pedemontana in salita: presidente dimissionario e cantieri fermi

Il tribunale di Milano respinge l'istanza di fallimento della società. Ma la rescissione del contratto col colosso Strabag complica le cose. Fondi, banche, scadenze: a che punto è l'autostrada lombarda.

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Non è bastato scongiurare il fallimento chiesto dalla procura di Milano sostituendo il prestito bancario con un mutuo di 200 milioni acceso da Regione Lombardia. La Pedemontana si è comunque fermata e il suo destino appare più che mai incerto. A gennaio 2018 sono arrivate le dimissioni del presidente della società Autostrada Pedemontana lombarda (Apl), l’ex colonnello della Guardia di finanza Federico Maurizio D’Andrea, e il Consiglio di amministrazione ha rescisso l'accordo con il colosso delle costruzioni austriaco Strabag, aggiudicataria del contratto da 1,5 miliardi per la realizzazione del secondo lotto dei lavori.

CI VORRANNO ANNI? Dunque il mega progetto da 5 miliardi di euro che avrebbe dovuto collegare la Bergamasca a Varese si ferma e per riprendere, facendo il conto tra approvazione di nuovi progetti e passaggi al Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), potrebbero volerci non mesi, ma anni.

FRATTURA NEL CDA. Quella sulla rescissione del contratto è una decisione che ha provocato la frattura insanabile tra D’Andrea, considerato vicino al presidente di Regione Lombardia e grande sostenitore dell’opera Roberto Maroni, e gli altri consiglieri, soprattutto tra quelli che in consiglio di amministrazione rappresentano le banche che fino a qui hanno concesso linfa vitale alla società.

Pedemontana lombarda, il rischio di una nuova incompiuta

Come si diceva, di capitali privati non si è vista nemmeno l'ombra: le banche sono entrate in partita grazie alla garanzia da 450 milioni di euro del fondo di garanzia regionale, parte del fondo da 2,7 miliardi concesso dal governo. Eppure l'aumento di capitale da 267 milioni di euro, ha ricordato recentemente L 'Espresso, slitta da quattro anni.

Del resto il fattore banche pesa. Sono entrate in partita grazie alla garanzia da 450 milioni di euro del fondo di garanzia regionale, parte del fondo da 2,7 miliardi concesso dal governo nel 2016. A latitare però è stato l’aumento di capitale da 267 milioni di euro, che slitta da quattro anni. A sottoscriverlo è stata la sola Regione Lombardia per 32 milioni di euro. Il limite ultimo è fissato proprio a gennaio 2018: cioè ora, in piena campagna elettorale.

DI PIETRO SOSTENITORE. Di denari però non ne sono arrivati, ed è proprio al gennaio 2018 che l'ex presidente di Pedemontana Antonio Di Pietro (pure lui grande sostenitore dell’opera quando era ministro per le Infrastrutture) fissava la sostenibilità di Apl. «Possiamo garantire autonomia finanziaria fino a gennaio 2018», diceva l’ex pm il 5 ottobre 2016 davanti alla commissione Bilancio della Regione Lombardia.

MUTUO DI 200 MILIONI. Così disse Di Pietro e così è successo. Il mutuo di 200 milioni di euro con scadenza 2034 sottoscritto dalla Regione con un pool di banche guidato da Banca Intesa ha convinto i giudici del tribunale a respingere la richiesta di fallimento avanzata dalla procura nell'estate del 2017, ma pare non essere più sufficiente a consentire all’opera di continuare.

A pesare sui bilanci sono ancora le riserve di Pedemontana sempre nei confronti di Strabag che Di Pietro aveva portato dagli iniziali tre miliardi chiesti dalla società austriaca a 60 milioni di euro che Apl non ha mai liquidato.

PEDAGGI PIÙ CARI D'ITALIA. Inoltre i piani finanziari della società sono stati approntati all’insegna del pagamento dei pedaggi (i più cari d’Italia: 21 centesimi al chilometro) che invece il presidente della Regione Lombardia si è impegnato a togliere sulle due tangenziali che fanno parte del tracciato e che passeranno alla Newco tra Anas e Regione Lombardia appena nata per controllare circa 2.200 chilometri di rete stradale lombarda.

Roberto Maroni.

ANSA

Per salvare capra e cavoli il candidato del Pd per la presidenza della Regione Giorgio Gori ha ribadito più di una volta che il progetto, nonostante sia «un simbolo del fallimento della gestione Maroni, vada comunque rivisitato tornando dagli investitori privati (che fino a qui hanno sempre latitato) per cercare di renderlo fattibile. Una strada percorribile ma che, come si diceva, potrebbe voler dire bloccare i lavori per anni.

«MOSTRUOSO RITARDO». Tra gli altri candidati alla Regione ha rincarato la dose uno storico oppositore dell’opera, l’ex responsabile regionale Trasporti di Legambiente Dario Balotta, oggi in corsa con Liberi e uguali che nota come la convenzione sia «in mostruoso ritardo» e che «se non fosse che sia il controllato Pedemontana sia il controllore Concessioni Autostradali Lombarde sono entrambe della Regione la concessione sarebbe già stata revocata».

«GRANDE SPECULAZIONE». Ha cavalcato l’onda pure il candidato del Movimento 5 stelle Dario Violi: «Il disastro Pedemontana è l’emblema del fallimento di tutta una classe politica che in Lombardia per decenni ha fatto gli interessi della grande speculazione e delle banche, dimenticando i cittadini e la tutela dell’interesse pubblico».

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