RENZI Programma Economico Pd
29 Gennaio Gen 2018 1309 29 gennaio 2018

Pd, cosa c'è nel programma economico di Renzi

ESCLUSIVO. Salario minimo 9 euro l'ora. Pensioni di garanzia da 800 euro per i giovani. Stretta sul lavoro a termine. Piano famiglie. Le proposte dem costano 40-50 miliardi. Coperture? Dal taglio del debito.

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Salario minimo e taglio strutturale al cuneo fiscale di quattro punti. Una pensione di garanzia da 800 euro per i più giovani. Stretta del lavoro a termine, Eurobond e un piano fiscale per la famiglia da 9 miliardi, da fare anche a costo di rinunciare alle tre aliquote Irpef care a Matteo Renzi.

PADOAN GRANDE ASSENTE. Il 30 gennaio 2018 il Partito democratico lancia finalmente il suo programma, coordinato da Tommaso Nannicini e Marco Leonardi. E il grande assente nella stesura della parte economica è - a differenza dei colleghi Carlo Calenda e Claudio De Vincenti - Pier Carlo Padoan. Per non mischiare il suo ruolo di ministro con quello di partito, spiegano dal Nazareno. Perché non vuole confondere le sue posizioni - più caute e responsabili - sull’Europa con le sparate del suo ex presidente del Consiglio, malignano da via XX Settembre.

UN TERZO RISPETTO AL M5S. Il piano economico del Pd dovrebbe costare tra i 40 e i 50 miliardi di euro, da spalmare su tutta la legislatura. La metà e un terzo rispetto al quantum delle proposte di centrodestra e grilline. Ma come le piattaforme degli avversari anche questa sconta una strategia sulle coperture molto labile.

Tommaso Nannicini.

Accanto a un taglio della spesa (non dovrebbe esserne specificata l’entità) e un allargamento dello split payment per recuperare parte dell’evasione sull’Iva, il finanziamento alle proposte piddine arriva sostanzialmente dal piano per tagliare il debito pubblico. Gli economisti del Nazareno sono convinti che nel prossimo decennio, con un crescita minima dell’1,5% e un’inflazione del 2%, l'avanzo primario sarà stabile intorno al 2% e soprattutto l’indebitamento passerà dall’attuale 130 del Pil a un 100 secco.

RISPARMI SULLA SPESA PER INTERESSI. Questa dinamica dovrebbe portare risparmi sulla spesa per interessi (nel 2016, ultimo dato certificato, si è attestata a 66,5 miliardi) tra i 6 o 7 miliardi l’anno. Ma se il caro vita non riparte e lo spread sale dopo la fine del Quantitative easing, il castello si sbriciola miseramente.

QUOTA IRPEF MEDIANA DA ALLEGGERIRE. Fatto sta che proprio dal calo del debito e dal relativo alleggerimento della spesa per interessi si reperirà il grosso per finanziare la piattaforma fiscale. Nel programma non sarà inserito il passaggio da cinque a tre scaglioni Irpef, tra i cavalli di battaglia elettori di Renzi. Anche se al Nazareno confermano l’intenzione di alleggerire l’aliquota mediana, quella al 38% per i redditi tra 28 mila e 55 mila euro, che più colpisce il ceto medio.

Confermati gli 80 euro e raddoppiata l’entità del piano povertà (oltre 3 miliardi) per contrastare il reddito di cittadinanza dei cinque stelle

La risposta alla flat tax del centrodestra sarà un piano di detrazioni per le famiglie numerose da 9 miliardi di euro. Confermati gli 80 euro e raddoppiata l’entità del piano povertà (oltre 3 miliardi) per contrastare il reddito di cittadinanza dei cinque stelle e quello di dignità lanciato da Silvio Berlusconi.

BONUS LAVORO PER LE NEO MAMME. Aumentato del 50% l’accompagnamento per i non autosufficienti, che rispetto al passato sarà calcolato in base alla gravità della malattia. Sul versante delle tax expenditures tutti gli sgravi per la famiglia (quello bebè, quello per le baby sitter) dovrebbero essere compresi in unico bonus di tre anni per aiutare le donne a rientrare nel mondo del lavoro dopo la maternità.

IMPRESE, RIDUZIONI A IRES E IRI. Il Pd onorerà le clausole di salvaguardia sull’Iva lasciate in eredità dal governo Gentiloni (servono 17 miliardi nel 2019), mentre per le imprese sono previste riduzioni all’Ires e all’Iri: non è citato il calo, ma i tecnici hanno studiato un’aliquota unica intorno al 20%. Deduzioni per chi investe in tecnologia sull’onda del piano industria 4.0 lanciato da Calenda.

Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.

ANSA

Il Nazareno, poi, blinderà ufficialmente la riforma Fornero, che prevede l’innalzamento dell’età pensionistica a 67 anni dal primo gennaio 2019. Ma non sono escluse piccole modifiche per raggiungere una maggiore equità sociale. Intanto partirà la commissione prevista negli accordi con le parti sociali per individuare nuove categorie gravose, alle quali concedere un’uscita anticipata, attraverso l’Ape sociale.

PENSIONE DI GARANZIA PER I GIOVANI. Al prestito pensionistico dovrebbero poi essere destinate più risorse. Ma sul fronte previdenziale la grande novità sarà una pensione di garanzia per tutti quelli che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 (con il contributivo non c’è l’integrazione al minimo) per tutelare chi ha avuto una carriera frastagliata. Anche qui non ci sono numeri, ma gli economisti e i giuslavoristi renziani studiano un assegno di base che dovrebbe essere di 800 euro.

CONTRATTI A TERMINE DA 36 A 24 MESI. Sempre a livello fiscale il Pd metterà sul piatto elettorale un taglio del cuneo fiscale di quattro punti, che dovrebbe far risparmiare alle imprese e ai lavoratori tra i 6 e i 7 miliardi di euro. Dovrebbero anche restare gli sgravi contributivi per i giovani assunti a tempo indeterminato. Stretta invece sui contratti a tempo: il limite temporale scende da 36 a 24 mesi.

Nove euro l'ora per frenare lo sfruttamento dove non c’è un contratto o dove si applicano accordi fissati tra datore di lavoro e associazioni di categorie

Renzi ultimamente ha parlato dell’introduzione del salario minimo. Nessuno l’ha preso sul serio, invece nel programma la proposta ci sarà: 9 euro all’ora in quegli ambiti non coperti dai contratti nazionali firmati dalle confederazioni maggioritarie, per porre un freno allo sfruttamento dove non c’è un contratto o dove si applicano accordi - le cosiddette intese pirata - fissati tra datore di lavoro e associazioni di categorie.

ART. 18? NO, PIANO PER LA FORMAZIONE. Si studia poi di completare il Jobs act: a Lega e M5s che vogliono reintrodurre l’articolo 18, Nannicini replica con un piano per la formazione da finanziare con una cifra tra i 300 e i 500 milioni di euro all’anno.

NUOVE INFRASTRUTTURE PER IL SUD. Nuove infrastrutture per il Mezzogiorno, in continuità con quanto previsto dai Masterplan con le regioni del Sud. In queste ore si sta discutendo se inserire o meno un capitolo banche: argomento molto delicato mentre nella commissione d’inchiesta Pier Ferdinando Casini prova a spingere tutti i partiti verso una relazione unica. In caso contrario, si chiederanno la super procura per i reati finanziari e l’obbligo a Banca d’Italia e Consob di scambiarsi informazioni.

Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi.

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Calibrata ogni parola sulla parte destinata all’Europa. Mentre è in atto una guerra molto dura sulla nuova governance tra Jean-Claude Juncker e l’asse franco tedesco, il Pd si mostra molto cauto sul tema delle riforme. Accanto all’impegno di portare il debito al 100%, non è stata messo nero su bianco il cavallo di battaglia di Renzi: tenere il deficit al 2,9 per tutta la legislatura.

UNIONE BANCARIA DA COMPLETARE. Dovrebbe essere soltanto accennato il “partenariato con l'Ue” sulle infrastrutture proposto dal sottosegretario Sandro Gozi. Ci sono invece l’elezione diretta del presidente della Commissione, la creazione degli Stati Uniti d’Europa, il completamento dell’unione bancaria e quella fiscale.

RICHIESTA DEGLI EUROBOND. Soprattutto, su quest’ultimo punto, farà discutere la richiesta degli Eurobond. Pur di averli, i piddini sono pronti a rinunciare a pezzi di sovranità in cambio della condivisione del debito. Una posizione abbastanza controcorrente rispetto a Forza Italia e Lega, che chiedono invece di riportare in patria pezzi di sovranità.

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