Intercettazioni
30 Gennaio Gen 2018 1054 30 gennaio 2018

Bando intercettazioni, dietro le bocciature della procura di Milano

Trasparenza, sicurezza e affidabilità scarse. Con registrazioni scaricabili anche fuori dai server giudiziari. Ecco perché otto società su 15 sono state escluse. Il dossier di Greco.

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Un'azienda su due di quelle che hanno partecipato al bando della procura di Milano per l'accreditamento alla fornitura di servizi sulle intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche sono state bocciate. Impresentabili. Su 15 società otto non hanno i requisiti minimi richiesti. Lo ha messo nero su bianco il procuratore capo di Milano Francesco Greco in una nota del novembre 2017. A saltare subito all'occhio, almeno tra gli addetti ai lavori, sono sicuramente due tra le società più attive nel settore: Area e Ips.

REGISTRAZIONI SU COMPUTER OFFLINE. La prima si trova al momento sotto inchiesta per aver custodito in archivio «le tracce informatiche relative a una enorme quantità di conversazioni telefoniche/ambientali/telematiche». La circostanza, citata da Greco, si riferisce a una serie di intercettazioni di vari procedimenti che sono state ritrovate non solo sui server interni della procura, come da contratto, ma pure sui computer offline della stessa società.

MANCANO I REQUISITI DI FIDUCIA. Da un anno la procura di Milano sta approfondendo i fatti per accertare il rispetto dei termini del contratto tra l’azienda e i suoi interlocutori istituzionali e che quelle intercettazioni non abbiano preso altre vie. Con le registrazioni fuori dal server il pericolo è che si possa intervenire e scaricarle su altri dispositivi senza che la procura si accorga di nulla. Le indagini, dirette dal pm Piero Basilone, sono state avviate per accesso abusivo a sistema informatico. Per Greco mancano dunque «i necessari requisiti di fiducia per affidarle dati di tale riservatezza». Senza contare che alla stessa società il Ministero dello Sviluppo Economico a giugno dello scorso aveva revocato le licenze per le esportazioni dei software spia verso l'Egitto per alcune presunte irregolarità sull'indicazione dei reali utilizzatori degli stessi software. Così come la stessa è stata coinvolta in una indagine per le stesse vendite di software di sorveglianza ai servizi segreti siriani per la presunta violazione delle leggi sulle esportazioni per le tecnologie di uso duale o duplice, quelle tecnologie cioè che possono essere usate sia in ambito civile che militare.

Quella di Greco è una tagliola dettata dal caso delle intercettazioni ritrovate sui computer della dipendente della società Area al di fuori dei server della procura

Un altro leader di settore e attivo come Area anche nel campo della sorveglianza è Ips, azienda con base operativa a Latina ma con una «compagine societaria opaca» dal momento che, scrive Greco nella sua nota di esclusione, «il controllo della società è esercitato tramite una catena di partecipazioni che si dipana su tre livelli, in cima alla quale vi è una società fiduciaria».

CHIARO DIFETTO DI TRASPARENZA E I CONTENZIOSI COL FISCO. Qui «mancando il mandato fiduciario non vi è certezza sui soggetti fisici che agiscono alle spalle di tali schermi societari». Dunque, conclude il procuratore capo di Milano, «difetta il necessario requisito della trasparenza». Ci sono altre aziende come Csh, Multicom o Record Unit che invece, annota il procuratore di Milano, non risultano sufficientemente solide dal punto di vista patrimoniale, hanno rilevanti contenziosi con il fisco o che risultano di costituzione troppo recente e con apporto di mano d'opera troppo modesto per poter svolgere i servizi richiesti.

Il procuratore capo di Milano Francesco Greco.

SOCIETÀ CON OPACITÀ FINANZIARIE. Poi la S&F Surveillance Forensics che, scrive Greco, «ha già un capitale sociale contenuto, un volume d'affari trascurabile e un reddito modesto, ed è amministrata da un soggetto che non ha presentato dichiarazioni dei redditi recenti; dal che», conclude Greco, «è lecito dubitare che sia l'effettivo titolare dei poteri gestori con conseguente impossibilità da parte della procura della Repubblica di sapere con chi ha veramente a che fare».

UNA DELLE SOCIETA' BOCCIATE VIENE RIAMMESSA. Una delle società inizialmente escluse è stata invece riammessa dalla procura di Milano. Si tratta della Esitel finita in un procedimento della procura di Brescia poi archiviato per fatti avvenuti presso la procura di Varese. A due mesi di distanza dopo aver scritto che la società fosse a disposizione per «creare una inedita rete informatica aggiuntiva a quella ministeriale», la procura ha ritenuto di correggere il tiro perché come riportato nel decreto di archiviazione del Gip Esitel aveva «solo acconsentito a delle richieste dello stesso pm titolare delle indagini e che il fatto non aveva in alcun modo compromesso nè l'indagine, nè la riservatezza dei dati». Dunque Esitel mai ha «acconsentito a deviare i dati sensibili/riservati tratti dalle intercettazioni in corso fuori dagli ambienti rigorosamente stabiliti per legge». Tanto che due giorni dopo la prima missiva di Greco a novembre sugli ammessi al bando, Esitel presenta una memoria di due pagine che induce la procura alla marcia indietro senza nemmeno il bisogno di un ricorso al Tar.*

Esitel, una delle società escluse in un primo momento, è stata però riammessa a due mesi di distanza dal primo provvedimento: marcia indietro della procura

Dunque su 15 sono soltanto nove le promosse. Tra le escluse alcune società che storicamente hanno rifornito dei propri servizi le procure di mezza Italia. Una tagliola, quella di Greco, dettata dal caso delle intercettazioni ritrovate sui computer della dipendente della società Area al di fuori dei server della procura.

DIALOGO APERTO FRA LE ISTITUZIONI. La vicenda ha coinvolto le inchieste, secondo quello che risulta al momento a Lettera43.it, di circa un centinaio di magistrati da Nord a Sud del Paese. Un caso che ha aperto pure un dialogo tra il garante della Privacy, il Consiglio superiore della magistratura (Csm) e il ministero della Giustizia con la Direzione generale per i servizi informativi automatizzati e da cui deriva il vaglio più severo dei procuratori nei confronti di aziende che vengono in possesso di dati sensibili e determinanti ai fini delle indagini penali. Aziende che devono assicurare «il massimo grado di onorabilità, sicurezza e affidabilità».

*Aggiornamento 1 febbraio 2018

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