Commissione Banche Casini
31 Gennaio Gen 2018 1029 31 gennaio 2018

Commissione banche, le reazioni di Bankitalia alla relazione finale

Il testo votato è cauto: critiche contenute e mozioni di centrodestra e M5s evitate. E si plaude all'allargamento dei poteri di Vigilanza. Ma restano preoccupazioni. Gli spifferi da Palazzo Koch.

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Chi ha bussato a via Nazionale per chiedere un parere si è trovato di fronte un muro. No comment alla relazione approvata a maggioranza che manda a riposo la commissione su banche e scandali finanziari guidata da Pier Ferdinando Casini. Eppure dalla Banca d’Italia trapela soprattutto soddisfazione per come l’ex presidente della Camera ha gestito la partita: non ci sarà stata una relazione condivisa sulla quale il centrista aveva scommesso, ma giocando di sponda con le colombe del Partito democratico e di Forza Italia è riuscito a far passare il testo del Pd, molto cauto e in fondo non diverso da quello preparato dai suoi uffici.

ALLERTA PER IL "MODELLO TWIN PEAKS". Si plaude - chiaramente non pubblicamente - all’allargamento dei poteri della Vigilanza in fase di ispezioni (i suoi funzionari saranno coadiuvati dalle forze dell’ordine) o agli obblighi sullo scambio d’informazioni con la Consob. C’è invece preoccupazione per alcune delle proposte di quel testo, tipo l’introduzione del modello “Twin Peaks” che dovrebbe portare come in Francia e in Germania alla separazione tra le attività di vigilanza e quelli di trasparenza.

STRUMENTI DA RICREARE TOTALMENTE? Da Palazzo Koch il ragionamento che si fa è semplice: nel passaggio dall'attuale modello ibrido di vigilanza (settoriale e per finalità) a quello per finalità un conto è rafforzare le strutture esistenti come l’arbitrato nelle attività di trasparenza o accorpare Ivass (assicurazioni) e Covip (fondi pensioni), un altro ricreare da zero tutti gli strumenti su queste due attività.

Commissione banche, non c'è accordo sulla relazione finale

La relazione finale della commissione d'inchiesta sulle banche, com'era prevedibile, non ha messo d'accordo tutti i partiti. "Nello scenario che ha caratterizzato l'ultimo decennio, l'esercizio dell'attività di vigilanza non si è dimostrato del tutto efficace", si legge nel documento di maggioranza illustrato dal vice presidente Mario Maria Marino, approvato con 19 voti favorevoli (Pd e centristi).

Da Bankitalia riconoscono poi che le critiche all’organismo presenti nel testo scritto da Mauro Maria Marino sono contenute rispetto a quelle che si sono lette negli ultimi mesi sui giornali. L’esponente piddino ha messo nero su bianco che «nello scenario che ha caratterizzato l'ultimo decennio, l'esercizio dell'attività di vigilanza non si è dimostrato del tutto efficace».

«ATTIVITÀ RIVELATESI INEFFICACI». Tanto che «la Commissione è giunta a ritenere che in tutti i sette casi di crisi bancarie oggetto di indagine (Mps, le quattro popolari e le venete, ndr) le attività di Vigilanza sia sul sistema bancario (Banca d'Italia) sia sui mercati finanziari (Consob) si siano rivelate inefficaci ai fini della tutela del risparmio».

MA BRUNETTA PROMETTE BATTAGLIA. Poteva andare peggio. Soprattutto Casini lavorando per fare passare questo testo è riuscito a evitare di arrivare al voto anche delle mozioni del centrodestra e dei cinque stelle molto più dure. Non ha caso Renato Brunetta, vice presidente della commissione per Forza Italia, ha accusato il Pd di aver voluto insabbiare tutto: «Non ha voluto arrivare alla verità, ci arriverà il prossimo governo e soprattutto il prossimo parlamento».

Ignazio Visco e Matteo Renzi.

Proprio questo è il problema: su quali basi costruire il rapporto con il prossimo governo e il prossimo parlamento? A Palazzo Koch è ancora vivo lo smacco patito nei giorni del tentativo di Matteo Renzi di licenziare Ignazio Visco, quando nessun politico - come per esempio avvenne nella guerra tra Giulio Tremonti e Antonio Fazio - prese le difese del capo della Vigilanza. Anzi, ancora brucia la mozione parlamentare del Pd che chiedeva la sua testa.

OPPOSIZIONI AI DIKTAT RENZIANI. Certo, prima il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e poi il premier Paolo Gentiloni si sono opposti ai diktat renziani. E se Casini si è mosso con accortezza per evitare che la Commissione si trasformasse un un processo contro la Banca d’Italia (alla fine ne è uscita peggio Maria Elena Boschi), lo stesso Gentiloni ha scalfito tutte le velleità del consesso, facendo sapere nella conferenza stampa di fine 2017 che «le audizioni della Commissione banche non sono state utili». Tutto bene? Non proprio. Perché da Bankitalia sarebbero già arrivati messaggi chiari alla politica.

APPOGGIATA LA FLESSIBILITÀ. Negli scorsi anni via Nazionale ha appoggiato in Europa le richieste dei vari governi per ottenere più flessibilità sui conti pubblici. E questo ha limitato gli spazi di manovra degli stessi governi sulle questioni che invece stavano più a cuore al sistema bancario: l’applicazione del bail-in sulle obbligazioni in essere, la Bad Bank o la decisione di non introdurre una garanzia sui depositi bancari di stampo europeo.

La Vigilanza vuole che a Bruxelles il prossimo ministro dell’Economia si mostri più duro di Padoan nel bloccare provvedimenti penalizzanti per il credito italiano

Adesso la Vigilanza chiede un cambio di atteggiamento: vuole che a Bruxelles il prossimo ministro dell’Economia faccia quello che non ha saputo fare Pier Carlo Padoan, cioè mostrarsi più duro nel bloccare provvedimenti penalizzanti per il credito italiano come la nuova stretta sugli Npl (Non performing loan, i crediti deteriorati), le regole di Solvency 2 sulla capitalizzazione e il tetto che Francia e Germania vorrebbero mettere sull’acquisto di titoli di Stato.

EVITARE OPERAZIONI SPREGIUDICATE. Ma per fare tornare a trattare su questi tavoli l’Italia deve tornare a essere autorevole su un ambito dove deficita non poco: la stabilità finanziaria. In quest’ottica Visco premerà perché il nuovo governo eviti spregiudicate operazioni di finanza pubblica, soprattutto sul versante fiscale, e si allontana dai percorsi segnati dalla Commissione per tagliare il debito. Perché, a differenza che in passato, non sarà tollerato che la politica paghi la nuova flessibilità ottenuta avallando provvedimenti onerosi per le banche.

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