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Parole Partiti
2 Febbraio Feb 2018 1630 02 febbraio 2018

Il peso delle parole nei programmi dei partiti

L'allergia di Pd e LeU al termine «sinistra». Il primato di «Salvini» su «Lega». Il focus di Forza Italia sulla «famiglia». Dal centrodestra al Movimento 5 stelle: il vocabolario delle forze politiche.

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Programmi fatti di promesse irrealizzabili. E poi si sente dire che non ha più senso parlare di destra e sinistra. Che chi è di destra e ha buon senso a questo giro non ha altra scelta che votare Pd. Che la base della sinistra non si rispecchia più nei suoi rappresentati. Che la sinistra è finita. Che i populisti andranno al governo e distruggeranno il Paese. A poco più di un mese dalle elezioni, tra i partiti italiani (e non solo) regna la confusione. C'è un serio problema di identità. Ovvero di definizione di chi sono e di qual è la società che propongono. Così, oggettivandoci nel ruolo di spettatore ingenuo, siamo andati a vedere come si presentano agli italiani a partire dal primo dei biglietti da visita: i loghi e le parole che usano nei “chi siamo” e nei rispettivi siti web. Le parole, si sa, sono importanti. E queste sono quelle scelte per presentarsi agli elettori.

Dal programma del Movimento 5 stelle.

Movimento 5 stelle: «proposte» e «soluzioni» si equivalgono

Già nel simbolo un elemento per iniziati, quella "V" rossa che lega il movimento alle sue radici: il V-Day dell'8 settembre 2007, quando ancora la volontà di entrare in politica non era definita ma era ancor più chiara la spinta anti-sistema. Allora il turpiloquio era simbolo di appartenza, non motivo d'esclusione. Sul sito nessun manifesto identitario, una lista degli argomenti di discussione nel forum, una serie di notizie scelte (chiamate significativamente «voci») e un programma «in evoluzione». E sembra essere questo lo scarno testo con cui si presentano a raccogliere consensi. Lo buttiamo dentro un generatore di word cloud, un programma che ingrandisce le parole più utilizzate traducendo graficamente un testo in un baloon. Il risultato visivo è già una tautologia. Il termine più utilizzato? «Programma». Escludendo i «per», i «non» e tutte quelle parole utilizzate una sola volta segue «moVimento». E poi: «cittadini» e «Italia». Una nota: «proposte» e «soluzioni» si equivalgono.

La Lega sui manifesti.

Lega: «Salvini Premier» doppia il nome del partito

Il recente restyling del simbolo ha spazzato via ogni riferimento alla Padania eccezion fatta per l'eroe d'invenzione Alberto da Giussano. Il sito è ancora sotto il dominio di leganord.org, ma per il resto la parola «nord» è stata sostituita dal più concreto obiettivo «Salvini premier». In homepage campeggiano manifesti elettorali e le comparsate televisive del leader, un calendario degli eventi che lo vedono protagonista e una sezione «ultime notizie» tutta incentrata sull'agenda politica. Nessuna dichiarazione identitaria, ma sotto la sezione «il movimento» (evidentemente anche qui si cerca di superare l'ormai desueta etichetta «partito») la storia della lega è affidata a un'agiografica cronistoria in fascicoli che va dal 1978 al 2010 ed è corredata dai manifesti che ne hanno scandito gli slogan e che invece arrivano a tempi più recenti. Ed è sempre con gli slogan che si presentano anche agli elettori per il 4 marzo. Non resta che darli in pasto al word cloud. Rimane il nocciolo della questione: «Salvini Premier», il «4 marzo» «vota» «Lega». E si noti che «Salvini» e «Premier» hanno un'incidenza doppia rispetto a «Lega» che, a seguire, è la parola più frequente. Gioco facile dire che l'identità del partito è completamente affidata al suo candidato premier.

La carta dei valori di Forza Italia.

Forza Italia: «Famiglia» e «Italia» hanno lo stesso peso

Il lettering tutto maiuscolo, il colore azzurro e il tricolore concorrono a tranquillizzare un elettorato maturo e spaventato da cambiamenti che non comprende. Con l'eccezione dello slogan «Berlusconi presidente», l'estetica è esattamente quella del 1994 e porta a rivivere quella discesa in campo che il 26 gennaio di quest'anno compie 23 anni. Verrebbe da esclamare (e in effetti non son pochi a farlo) «meno male che Silvio c'è». Qui l'identità è affidata ad una rinnovata «carta dei valori». La versione è quella del 2014, ma le parole chiave sono sempre le stesse: «libertà», «società», «persona». E quella pretesa di universalismo, «tutti», sottolineata dai verbi in prima persona plurale: «vogliamo», «pensiamo», «crediamo». In quali «valori»? «Famiglia» e «Italia», due concetti che hanno lo stesso peso. E infatti nell'immaginario del presidente sono sovrapponibili. Ce l'ha mostrato e dimostrato a più riprese nell'ultimo quarto di secolo.

Fratelli d'Italia, la "tesi di Trieste".

Fratelli d'Italia: un «movimento» tra «Patria» e «tradizione»

Anche Fratelli d'Italia preferisce definirsi un «movimento». Fedeli nel logo alla fiamma tricolore, affidano il loro rinnovamento all'immagine della leader Giorgia Meloni. Il loro sito ammicca alle nuove generazioni anche se i contenuti, disposti in maniera ordinata e pulita, non sono poi così dissimili dagli altri. Le dichiarazioni politiche, le notizie su cui l'elettorato può accalorarsi, i manifesti e gli appuntamenti. C'è poi un negozio online di gadget ufficiali a prezzi contenuti. Si va dal braccialetto alla bandiera, passando per accendini, magliette, cappellini e poster. La loro identità è fortemente rivendicata, dichiara di arrivare direttamente dal Risorgimento tanto che il loro manifesto è affidato alle 26 pagine delle «tesi di Trieste». L'«Italia» («nostra») è sicuramente al centro dei loro pensieri, soprattutto se alla frequenza con cui viene pronunciata aggiungiamo quella di «Patria» e di «Nazione». Sono «patrioti» e fanno dell'«identità» «nazionale» il loro punto di orgoglio. Il verbo più utilizzato è «vogliamo». Seguono «popolo», «italiani», «territorio» e «tradizione». Ecco, l'ombelico d'Italia.

Il programma condiviso del centrodestra.

Noi con l'Italia: la quarta gamba non ha un manifesto

La cosiddetta quarta gamba non ha un sito. Ha presentato un simbolo dove campeggia lo scudo crociato sopra una striscia tricolore e sovrapposto alla scritta «Udc» in trasparenza. La scritta bianca è su fondo blu. Nessun manifesto e nessuna parola chiave, dunque. Fitto&co si affidano a chi già li conosce. Cosa faranno insieme con Forza Italia, Lega e Fdi? Diamo il programma condiviso dal centrodestra in pasto al generatore di nuvole. La frequenza di tutte le parole più o meno si equivale. Insomma, basti sapere che l'hanno firmato. Le forze del centrodestra hanno un «piano», a tratti «straordinario», dove il peso di «sostegno» e «abolizione» è lo stesso. E, si sa, gli opposti si annullano.

Pd, «Italia 2020. Costruiamola insieme».

Partito democratico: la «sinistra» è una comparsa

Il sito del Pd, recentemente rinnovato, ha una slide a tinta unita che recita a tutto schermo: vota il lavoro, scegli il Pd. È uno dei sei manifesti scelti per una campagna elettorale evidentemente sottotono. Anche il suo segretario, Matteo Renzi, appare meno di quanto ci si aspetterebbe. Il logo è sempre quello scelto da Walter Veltroni nel 2007: una "P" verde, una "D" bianca su sfondo rosso e, sotto il tricolore, la scritta Partito democratico, con un piccolo ramoscello d'ulivo. Le news sono affidate interamente all'organo interno di informazione Democratica e il manifesto «Italia 2020. Costruiamola insieme» è così nascosto che bisogna cercarlo con Google. Ma l'abbiamo trovato e analizzato con il generatore di word cloud. «Italia» è senza dubbio la parola più usata, concetto rimarcato dalla discreta frequenza di «Paese» e allargato all'«Europa». L'«impegno» è quello di «investire». C'è una discreta attenzione per il «sociale» (parola che finora era apparsa solo, e raramente, nelle tesi di Trieste) e una tendenza ad affermare ciò che si è fatto («abbiamo») a scapito di esplicitare sogni e aspirazioni. Una nota: la parola «sinistra» appare solo due volte. Esattamente quanto «centrosinistra». Evidentemente è un'identità che si cerca di cancellare.

Il "chi siamo" di +Europa.

+Europa: il focus su ciò che «serve»

Con un simbolo che ricorda più quello di una televisione satellitare che non quello di un partito (non è altro che il nome in stampatello colorato di diversi colori sgargianti), il sito della neonata creatura di Emma Bonino si apre con una slideshow che alterna giovani lavoratori, migranti, automazione e alcune altre delle tante sfide che ci propone la contemporaneità. Eventi, news e comunicati seguono la presentazione del curriculum istituzionale della leader e un programma che si concentra soprattutto sull'Europa che vorrebbe. Questa è infatti la parola centrale della nuvola di parole tratta dal «chi siamo» (e, c'è da notare, solo una volta è impiegata direttamente come nome del Partito). Seguono «Italia», «libertà», «opportunità» e «sicurezza». Ci si concentra su ciò che «serve». Tutte le altre parole vengono nominate una sola volta.

Civica Popolare: il partito di Lorenzin non ha un sito

Il partito guidato da Beatrice Lorenzin non ha un sito. Del «fiore petaloso» del suo simbolo si è già detto e scritto molto.

Dal sito di Svp.

Svp: l'Italia al passato remoto

Il sito del Südtiroler Volkspartei ha solo una pagina in italiano. Il suo simbolo è una stella alpina su sfondo nero e la sua identità è affidata al «retroscena storico» a cui deve la nascita. La sua nuvola si commenta da sé. All'«Italia» segue un verbo al passato remoto («venne»). Poi è tutto un «Sudtirolo», «Svp», «sudtirolese». Insomma: «autonomia». La sua identità è forse la più chiara di tutto il panorama politico italiano.

Lista Insieme: nessun portale, nessun programma

Sul simbolo, oltre alla scritta «Italia Europa», compaiono, su uno sfondo bianco, i simboli dei Verdi, del Psi e il simbolo arancione di Area Civica. Al centro, un ramoscello d'ulivo. Nessun sito, nessun programma.

La presentazione di Liberi e Uguali.

Liberi e Uguali: l'«Italia» nominata due volte, la «sinistra» mai

Sul sito di LeU campeggia un ritratto di Pietro Grasso, alla cui storia è dedicato il «chi siamo». Il simbolo riporta il nome del partito e del suo leader, su sfondo rosso. Se le tre foglioline in cui è stata trasformata la «e» siano un riferimento all'ambiente o alle donne è ancora oggetto di dibattito. Dal word cloud della loro presentazione si evincono aspirazioni universali e poco altro. «Tutti» è la parola più usata, l'«Italia» è nominata appena due volte, la «sinistra» mai. Il verbo più usato è un timido «proponiamo» seguito da «cambiare». La «nostra» «politica» è quasi data per scontata. «Dignità», «diritti» e «sociale» come previsti dalla Costituzione, di cui citano l'«articolo» 3. La strada per convincere è ancora lunga.

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