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Toti
2 Febbraio Feb 2018 1231 02 febbraio 2018

Centrodestra, stop all'asse fra Toti e Lega per il dopo-Berlusconi

Dietro al no ai tre assessori che il governatore voleva portare a Roma, c'è l'intenzione di frenare le trame per il post-Cav. Che vorrebbero l'ex direttore del Tg4 molto attivo. E in cerca di una sponda del Carroccio.

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Il folclore è la guerra in famiglia: Claudio Scajola contro Marco, zio contro nipote. Ma la sostanza è molto più seria: non c'è spazio per rottamazioni e scenari post-Berlusconi in Forza Italia. Nemmeno se questi arrivano da un uomo, Giovanni Toti, che in meno di tre anni ha vinto tutto nella Liguria dove era stato “paracadutato” e che oggi è il suo trampolino di lancio per prendere in mano il partito giocando di sponda con la Lega, proprio mentre a livello nazionale l'asse di ferro traballa vistosamente e rischia di spezzarsi il 5 marzo. In Liguria le liste sono chiuse, le polemiche non ancora dopo che da Arcore hanno cancellato con un tratto di penna il tridente di assessori che il governatore voleva portare a Roma. Una vera e propria pattuglia di fedelissimi: Ilaria Cavo, Giacomo Giampedrone e, appunto, Marco Scajola. Di più: sono state rimescolate anche le carte nei collegi uninominali, con il risultato che il leghista Edoardo Rixi, assessore e lanciatissimo per una brillante carriera romana nel caso il centrodestra facesse il pieno, ha dovuto traslocare da un seggio sicuro come Genova 5 al più traballante Genova 4.

L'AMICIZIA TRA TOTI E MULÈ. Lui non ha gradito molto, anche se c'è il paracadute del listino e comunque gli ultimi sondaggi lo danno davanti allo sfidante Pippo Rossetti, uomo chiave dell'era burlandiana: «Io avevo anche un documento firmato sulle liste, con l'accordo che avevamo raggiunto qui sul territorio. Noi abbiamo rispettato gli impegni, qualcun altro no. Il modello Liguria superava le differenze tra noi e il partito di Berlusconi, ma qualcuno in Forza Italia ha giocato a dividerci. Dopodiché le liste sono ottime. Di gente di fuori c'è solo Giorgio Mulè». Il candidato di Panorama, per altro, di Toti è grande amico. Perché se Toti non ha vinto, neppure ha perso, riuscendo a evitare che planassero in Liguria figure come il centrista Lorenzo Cesa, o Enrico Zanetti.

I gossip, a questo punto: a Genova si chiacchiera di una vecchia guardia in grandissima attività nei giorni precedenti il deposito delle liste. Da ovest a est si sarebbero mossi per fermare l'avanzata totiana l'imperiese Claudio Scajola – che non gradisce prima di tutto la crescente popolarità del nipote nel suo feudo -, il genovese Luigi Morgillo (che per altro da Forza Italia è pure uscito puntando al centro) e lo spezzino Luigi Grillo. Quest'ultimo ovviamente smentisce interventi diretti, ma subito dopo pronuncia parole che spiegano bene come deve essere andata. «In Forza Italia c'è un leader riconosciuto che porta i voti. Nonostante i suoi 80 anni, la gente continua a scegliere lui». E poi: «Berlusconi è un leader forte che prende le decisioni. Toti invece è un presidente della Regione capace e fortunato. Fortunato perché facendo poco risulta un ottimo presidente, venendo dopo la stagione di Burlando».

UN MODELLO POCO POPOLARE. In controluce non è difficile capire quanto siano circolate nell'entourage di Berlusconi le voci secondo cui Toti, che pure ha inizialmente accarezzato l'idea di candidarsi in prima persona, starebbe preparando già il dopo Cavaliere. Di qui la frenata, tanto più che il modello dell'asse con la Lega non è oggi così popolare. Dopodiché, però, bisogna anche fare i conti con i numeri: Toti, dopo aver vinto la Regione, ha portato in dote al centrodestra il Comune di Genova, Savona, La Spezia. Schiantando il centrosinistra, certo, ma tenendo anche a debita distanza i Cinque Stelle, che nella Regione del garante Beppe Grillo di fatto non toccano palla. I sondaggi commissionati dal centrodestra darebbero – condizionale d'obbligo – entrambi i partiti appaiati intorno al 20%, un risultato clamoroso soprattutto per Forza Italia che qui, da molti anni, viaggia a percentuali inferiori a quelle della Lega. Secondo le proiezioni di Repubblica pubblicate in questi giorni sui collegi uninominali, alla Camera in Liguria il centrodestra ha in saccoccia già due seggi su sei, e due su tre al Senato. Il resto è in forse. La cura Toti fa bene al centrodestra in Liguria. Però, dicono da Roma, non bisogna tirare troppo la corda.

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