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Verso le elezioni

Enrico Berlinguer 140610190512
MAMBO
6 Febbraio Feb 2018 0916 06 febbraio 2018

Contro questa destra estremista serve una lotta politica dura e di sinistra

Il partito di Grasso deve far sapere che esiste una forza che farà loro da argine, in qualunque modo. E che rimetterà in campo il suo popolo e la sua storia.

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Tutta la destra politica italiana si sta spostando più a destra. Manca in questo Paese una destra repubblicana che faccia da argine all’estremismo neo-fascista e razzista. Sembra averci rinunciato anche Silvio Berlusconi che aveva dato l’idea di voler contendere a Matteo Salvini spazio politico su una linea moderata ed europeista. Invece con il proposito dei 600 mila stranieri da cacciare si è messo in fila per il primo premio a chi dice la cosa peggiore di questa campagna elettorale. Potremmo concludere, come è nella sensazione popolare, che questa è probabilmente la più brutta campagna elettorale della storia d’Italia (aspettando la prossima). La questione che deve allarmarci, però, è che questo blocco elettorale di destra corrisponde a una parte importante del Paese reale, alle sue aspettative, alla sua protesta, alla sua voglia di guerra civile, al suo incattivimento.

UNA SOCIETÀ VIOLENTA. L’Italia sta ridiventando una società violenta. Nell’arco del secolo scorso la violenza ha attraversato la nostra vita civile, e anche la struttura politica, troppe volte. L’abbiamo sempre battuta, con dolore, vittime e fatica, politica e stato insieme. La Seconda Repubblica si è immessa subito su una strada sbagliata. I più ottimisti dicono che ha parlamentarizzato il separatismo leghista riducendo il rischio. In realtà ha legittimato parole e idee dal netto sapore violento e razzista. Lo ha fatto con la voce di Umberto Bossi e di Salvini, lo ha fatto con la voce di Berlusconi quando ha agitato, negli anni suoi ruggenti, una sorta di voglia di pulizia etnica della sinistra. Tutto ciò è stato sottovalutato. Ci si è dedicati di più alle “pruderie” (Ruby e le altre) ovvero alle accuse di mafiosità, mentre nessuno (scrivo: nessuno) si è occupato della legittimazione di un linguaggio e di concetti che lavoravano per spingere il Paese a dividersi in due parti nemiche. Questa è la colpa storica del giustizialismo che ha generato altro movimento dalle parole violente come il “grillismo”.

LA FALSIFICAZIONE DELLA STORIA. L’intellettualità moderata, spesso proveniente dalle fila della estrema sinistra, ha contribuito a un fenomeno di falsificazione della storia patria indicando nei comunisti la mala pianta repubblicana. Abbiamo così scoperto che nei giornali, nelle case editrici, nei festival di canzonette tutti erano dominati da soviet potenti. Una parte dello stesso mondo socialista, che poi si è spostato a destra e quindi è oggi diventato destra autentica, il cui top player è Stefano Parisi, ha giustificato il proprio fallimento e l’abbandono del campo della sinistra con l’azione malvagia del comunismo. Questo dopo la caduta del Muro di Berlino. Ridicoli.

L’intellettualità moderata, spesso proveniente dalle fila della estrema sinistra, ha contribuito a un fenomeno di falsificazione della storia patria indicando nei comunisti la mala pianta repubblicana

La sinistra ha lasciato passare tutto senza reagire. Non abbiamo preso la bandiera della difesa del Partito socialista, anche del suo ultimo leader, ricordando agli stessi socialisti che la loro storia è più lunga del fenomeno craxiano (Nenni, Lombardi, Pertini, eccetera). Ci siamo vergognati dei comunisti, di gente come Amendola, Ingrao, Terracini, fino a Berlinguer, accettando le cazzate scritte dagli editorialisti dei giornali che contano. Abbiamo accettato che le date discriminanti della storia repubblicana venissero messe alla berlina, persino il 25 aprile, e si è lasciato correre il tentativo di rilegittimazione borbonica contro il Risorgimento. La crisi sociale ha fatto il resto. Il povero contro il povero è nella letteratura politica, sociologica e narrativa. È la storia dei nostri nonni. È la storia degli emigrati del meridionali arrivati a Torino.

UN ESERCITO DI NUOVI POVERI. Questa disgregazione, che ha creato nuovi poveri anche in settori della società che si sentivano al sicuro, si è nutrita della differenza etnica. Per giunta questo mondo socialmente esplosivo che si stava spostando sempre più a destra ha visto una sinistra (giustamente) impegnata sui diritti individuali ma (ingiustamente) del tutto indifferente ai diritti sociali. Si sta arrivando oggi al paradosso che gli elettori di sinistra che vogliono contestare Matteo Renzi scelgono una leader dei diritti civili come Emma Bonino che ha un programma sui temi sociali e sindacali da far rabbrividire e quindi per me è anch’essa è invotabile.

Questa campagna elettorale, e temo il suo risultato, ci diranno che a differenza di Francia e Germania qui solo il centrosinistra, inteso come area, può fare da argine. Destra e 5 Stelle stanno con i “facinorosi della classe media”, formula di Leopoldo Franchetti che così definì, con Sidney Sonnino, i nuovi mafiosi e che oggi può diventare la denominazione dei nuovi sovversivi si destra. Questo mondo che protesta e che si radicalizza a destra ha bisogno di essere compreso, nel senso che dobbiamo capire qual è la sua protesta, ma ha bisogno di vedere che c’è la forza dall’altra parte.

SERVE UNA LOTTA POLITICA VERA. Nessuno che si sposti a destra verso la destra sovversiva deve pensare che la destra agirà come lama nel burro. Devono sapere che la sinistra, divisa, disarticolata, pasticciona, confusa farà da argine, in qualunque modo. Ma soprattutto rimettendo in campo il proprio popolo. Questo deve fare il partito di Grasso. Vorrei ripetere un noto motto: non è un pranzo di gala e non deve sembrare un pranzo di gala. È una battaglia politica vera, dura, che si svolge, più di quanto raccontiamo non cronisti, con una gran parte del popolo di destra che vuole la sopraffazione dell’altra parte della società. Sapremo chiamare in campo i democratici? È qui la scommessa elettorale. Il resto sono chiacchiere e tabacchiere di legno.

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