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7 Febbraio Feb 2018 1536 07 febbraio 2018

Germania, il doloroso compromesso di Merkel sui ministri

I dicasteri chiave per l'Ue (Esteri, Finanze) della nuova grande coalizione vanno ai socialdemocratici. L'Interno al falco della destra bavarese Seehofer. Angela si trova sotto il ricatto di opposti schieramenti.

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Le 177 pagine del contratto di grande coalizione concordato nella maratona notturna a Berlino stringono la cancelliera Angela Merkel tra l'incudine e il martello. Il governo della Germania c'è, da molte fonti filtrano anche i nomi di diversi ministri in pectore, ma la lista non può essere ufficializzata. Tra il 7 e l'8 febbraio 2018 sono in riunione i vertici di partito e i gruppi parlamentari di socialdemocratici (Spd) e cristiano-democratici e sociali (Cdu-Csu) tedeschi. E dopo e la presentazione e il via libera di quadri e dirigenti, l'accordo deve essere votato dai circa 460 mila iscritti alla Spd: la condicio sine qua non posta dal leader Martin Schulz per trattare.

REFERENDUM NELLA SPD. Per il verdetto della base socialdemocratica si stimano tre settimane, prima di marzo non è atteso il giuramento. Ma le indiscrezioni, poi confermate, sui ministeri chiave andati ai socialdemocratici si sono accavallate da subito di ora in ora, anche per favorire il sì degli iscritti alle larghe intese: Finanze, Lavoro ed Esteri più l'altra tripletta di Giustizia, Ambiente e Famiglia a Schulz e Genoßen (compagni); Economia, Difesa, Salute, Istruzione e Agricoltura alla Cdu; Interno, Sviluppo e Digitale all'ala bavarese Csu dei cristiano-democratici. Merkel l'aveva preannunciato: «Dolorosi compromessi per tutti» e per lei in particolare.

La destra del partito che la contesta, concentrata soprattutto nella Csu, diventa ago della bilancia di una grande coalizione in bilico, dovessero per esempio la cancelleria e la compagine socialdemocratica impuntarsi nell'aiutare l'Italia e la Grecia ad accogliere i migranti in Europa. Il potente leader della Csu e governatore uscente della Baviera Horst Seehofer è il nome del prossimo ministro dell'Interno. Il falco ha creduto e spinto sino all'ultimo per nuove larghe intese guidate da Merkel: rottamato nel Land si è addolcito con Schulz per riciclarsi in un governo che può far saltare in qualsiasi momento.

ALLA SPD LE FINANZE. Nei sondaggi i socialdemocratici al loro minimo storico sono in ulteriore calo dal 20% al 18%. Si dovesse tornare a votare in Germania, i conservatori (Cdu-Csu) di Merkel al 33% rischiano di non avere più una maggioranza con una grande coalizione e di certo non l'avranno senza il pacchetto del 6% di voti della Csu. Se Seehofer è l'incudine, i socialdemocratici sono il martello: la foto sorridente all'alba dell'accordo dei negoziatori della Spd, «stanchi ma soddisfatti», la dice lunga. Il colpo più grosso per Schulz è il ministero delle Finanze (al compagno Olaf Scholz, è il nome comunicato, anche come vice cancelliere) che con gli Esteri orienta le politiche dell'Unione europea (Ue).

Troppa influenza sull'Ue ai socialdemocratici? Non ne ho la minima preoccupazione

Angela Merkel

Olaf Scholz (Spd), alle Finanze e vicecancelliere.

GETTY

E sulla poltrona degli Esteri, senza sorprese, si insedierà l'ex capo dell'europarlamento e sfidante della cancelliera alle Legislative Schulz: troppa influenza sull'Ue dei socialdemocratici? Merkel non ne ha, testuale, la «minima preoccupazione», ha commentato interpellata. Per il leader della Spd la collocazione naturale, se non fosse stato il primo a giurare e spergiurare (in corsa elettorale e subito dopo il voto) che mai e poi mai avrebbe fatto un'altra grande coalizione e tanto meno vi avrebbe partecipato. Per Scholz è diverso: il sindaco di Amburgo appartiene all'ala centrista dei socialdemocratici, del vicecancelliere uscente Saar Gabriel sempre rimasta aperta a larghe intese e opposta a Schulz.

SPD, DA SCHULZ A NAHLES. Gli elettori tedeschi amano la coerenza e Schulz rischia un crollo di gradimenti pari all'exploit con la sua nomina a capo dei socialdemocratici. Ecco dunque Scholz vice di Merkel per salvare la faccia e il passaggio di presidenza della Spd da Schulz al braccio destro Andrea Nahles: una notizia bomba. Tra i ministri in quota Cdu-Csu, Ursula von der Leyen viene mantenuta alla Difesa. I conservatori di Merkel non mettono a referendum l'accordo, per la Spd la strada è più lunga: l'ala giovanile degli Jusos contraria a inciuci con la destra è «senza parole», ma la maggioranza dei tesserati vuole un governo. Per Merkel i veri problemi vengono dopo.

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