Merkel Gentiloni
FRONTIERE
8 Febbraio Feb 2018 1330 08 febbraio 2018

Tre lezioni tedesche per il 5 marzo italiano

Germania senza un governo 137 giorni dopo il voto: non dobbiamo avere fretta. Sull'immigrazione l'Spd ha accettato la linea dura: ci pensi pure il Pd. E per le 28 ore passa la “politica Marchionne”: capito, sindacati?

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È bene tenere a mente alcune notizie arrivate dalla Germania che diventano preziose per il nostro 5 marzo. L’indomani delle elezioni. Innanzitutto: sono passati 137 giorni dal voto e ancora il Bundestag non ha espresso un governo. Un record negativo per la Germania, abituata alla formazione rapidissima degli esecutivi, uno-due settimane dopo le urne, che la mette sulla scia del Belgio e della Spagna. L’Italia tripolare potrà quindi calmamente scervellarsi con le astruse dissimetrie uscite dalle urne senza troppi patemi d’animo o complessi d’inferiorità

RIGIDISSIMI SULL'ACCOGLIENZA. La seconda notizia è che l’accordo politico di governo siglato - finalmente - dalla Cdu-Csu e l'Spd per formare l’ennesima Grosse Koalition (ma manca ancor la lista completa dei ministri) è sì sbilanciato a sinistra sui temi economici (finalmente emarginazione della linea rigorista di Schäuble e più attenzione a investimenti e a una politica di bilancio flessibile), ma è rigidissimo sui temi dell’immigrazione.

MODELLO QUASI "ALLA SALVINI". Non Angela Merkel, ma la Csu bavarese ha dettato una linea di rigido contenimento dei permessi di asilo, di quasi eliminazione dei permessi per ricongiungimento familiare e di espulsione implacabile dei “non aventi diritto”, dei clandestini. Il nuovo governo tedesco vedrà quindi la sinistra, l'Spd, che appartiene allo stesso schieramento europeo del Pd italiano, accettare una politica dell’immigrazione non proprio “alla Salvini”, ma sicuramente scevra dai complessi di colpa della sinistra italiana.

Germania, la rivincita dal basso dei socialdemocratici

Merkel è debole, metà dei tedeschi non la vuole più. E con la Spd di Schulz, indispensabile nel nuovo governo, tornano al centro i diritti sul lavoro. La mobilitazione del sindacato IgMetall per operai e precari.

Inoltre, a imporre questa linea è stato proprio partito più vicino alla Chiesa, anzi alle Chiese, dello scenario politico tedesco: quella Csu che tradizionalmente riceve voti da una base elettorale ancora oggi fortemente confessionale.

ACCETTATA LA "LINEA MINNITI". L’exploit straordinario di Alternative für Deutschland, per la prima volta una forza apertamente xenofoba al Bundestag e con più del 10% dei suffragi, ha tenuto banco e ora il centrodestra tedesco intende recuperare questo elettorato (pari esattamente alle predite di Cdu-Csu) con una formidabile stretta sull’immigrazione. In piena sconfessione con le costose aperture della Merkel del 2015. Dunque una Grosse Koalition che vede la Spd accettare in pieno una “Linea Minniti”. Un precedente che sarebbe utile il Pd recepisse.

In Germania il prorompere delle scelte e delle ragioni individuali di vita spacca la gabbia contrattuale sull’orario di lavoro

Infine il clamoroso accordo sindacale sulle 28 ore per i metalmeccanici che in realtà - ma i media italiani non l’hanno sottolineato - è contemporaneamente l’accordo sulle 40 ore. Infatti gli operai tedeschi potranno sì scegliere di ridursi volontariamente l’orario di lavoro (e quindi anche il salario) a seconda delle loro esigenze personali di vita dalle 35 alle 28 ore. Ma ugualmente potranno scegliere di allungarlo a 40 ore, con ovvio beneficio di salario.

UNA DEREGULATION SUL LAVORO. Insomma una deregulation, una flessibilità dell’orario di lavoro, il prorompere delle scelte e delle ragioni individuali di vita che spacca la gabbia contrattuale sull’orario di lavoro. Una strada sicuramente innovativa, ma che lega sempre il salario alla produttività. Si potrebbe dire una “linea Marchionne”, quella tanto deprecata e contestata dalla Fiom, dalla Cgil e dalla sinistra italiana.

Sergio Marchionne.

ANSA

Il tutto, accompagnato da un sostanzioso incremento salariale del 4,3%, ma non a favore di chi opta per le 28 ore, che è possibile però in Germania solo grazie all’incredibile - e contro le norme Ue - surplus commerciale tedesco e che non è sicuramente importabile in Italia.

SINDACALISMO NON DOGMATICO. In conclusione, una lezione straordinaria per noi: un sindacalismo non dogmatico, rispettoso delle regole (gli scioperi in Germania si fanno solo se approvati dal 50% più uno degli aventi diritto, con voto scritto), ma innovativo e flessibile. Un miraggio per l’Italia e per la sinistra italiana sindacale e non.

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