Campagna Elettorale
9 Febbraio Feb 2018 0800 09 febbraio 2018

Campagna elettorale, i temi di cui i partiti non parlano

Giustizia. Esteri. Innovazione. Riforme istituzionali. Diritti. Ricerca. Ambiente. E Mezzogiorno. Sono gli argomenti tabù nei dibattiti. E che i programmi sottovalutano. Dimenticando una grossa fetta del Paese.

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Tantissimi soldi alle famiglie. Riduzione, se non cancellazione delle tasse. Promesse di andare in pensione prima e di rottamare la riforma Fornero. Immigrati da rispedire a casa. Più controllo del territorio e pugno duro contro chi delinque, italiani e stranieri che siano. E poi la guerra all’Europa super Stato e alle sue peggiori manifestazioni: il Fiscal compact e il dogma del 3% del deficit/Pil. Sono queste le parole d’ordine della campagna elettorale. Nella quale però mancano temi non meno centrali per il futuro del Paese. Ecco i grandi assenti nel dibattito che ci porta al 4 marzo 2018.

1. Giustizia: non pervenuta per i grillini e sfiorata dal Cav

Tra i pochi in campagna elettorale a parlare di giustizia c’è un politico che ha deciso di non candidarsi. Intervistato su la Repubblica tv da Massimo Giannini, Alessandro Di Battista ha dichiarato che «serve la reintroduzione di un agente provocatore per la sconfiggere la corruzione».

SOLO «PROCESSI PIÙ VELOCI». Per la cronaca, questa è una vecchia proposta di Piercamillo Davigo, storico faro in questa materia per i pentastellati. E sempre per la cronaca, l’ipotesi non è neppure accennata nei 20 punti per la qualità della vita degli italiani, dove in maniera più anodina si chiedono soltanto processi più veloci.

L'ULTIMO PARLAMENTO HA AGITO. Nell’ultima legislatura si è intervenuto sul codice penale e su quello civile. È stato ritoccato l’ordinamento penitenziario. C’è in eredità per il prossimo parlamento una contestata riforma delle intercettazioni. Eppure il tema giustizia è tabù. Non mancano proposte nei programmi, ma è indicativo che lo stesso Silvio Berlusconi, anche quando rilancia l'idea di non appellabilità per chi è assolto in primo grado, lo faccia con scarsa convinzione.

Vorremmo ascoltare proposte fattibili volte a superare le attuali discrepanze di produttività, a parità di norme e risorse, tra uffici giudiziari

L'appello di Annalisa Chirico su Il Foglio

Utile al riguardo l’appello di Annalisa Chirico dalle colonne de Il Foglio: «Ci piacerebbe assistere a un confronto politico sulle ricette per rendere la giustizia civile e penale più rispondente alle esigenze di cittadini e imprese; vorremmo ascoltare proposte fattibili volte a superare le attuali discrepanze di produttività, a parità di norme e risorse, tra uffici giudiziari che distano pochi chilometri l’uno dall’altro».

MODELLO ANGLOSASSONE? E ancora: «Vorremmo sapere se l’introduzione di un court manager, sul modello anglosassone, un non-magistrato che organizza il lavoro dei magistrati, trova consenso oppure no, se la spinta verso una maggiore specializzazione togata, inaugurata dalle sezioni dedicate in materia di impresa, sarà assecondata nell’intento di dare impulso al principio di ragionevole prevedibilità delle decisioni giudiziarie».

Piercamillo Davigo è un "faro" in tema di giustizia per il M5s.

2. Esteri: solo Di Maio ne ha discusso (davanti a un gruppo di studenti)

Ospite della Link Campus University di Roma, Luigi Di Maio è stato oggetto del fuoco di fila degli studenti, che non gli hanno fatto scrupoli per conoscere la politica estera dei cinque stelle. E il candidato premier del Movimento - caso rarissimo in questa campagna elettorale - ha passato un’intera mattinata a parlare della sua visione del mondo.

TRA LIBIA, PALESTINA E ISRAELE. Oltre a rassicurare sul suo europeismo, ha annunciato che una volta al governo organizzerà una conferenza di pace per la Libia, si farà promotore con gli alleati di un nuovo approccio sulle materie prime in Africa, ritirerà i soldati dall’Afghanistan oppure si batterà, in Medio Oriente, per «riconoscere lo stato di Palestina, ma Israele deve avere il diritto di vivere in sicurezza».

I partiti guardano soltanto alle riforme europee o alla gestione dell’immigrazione dai Paesi poveri, lanciando piani Marshall per l’area

Per la cronaca, i grillini nella loro piattaforma quasi non parlano di esteri, ma lo stesso vale il centrodestra o Liberi e uguali, qualcosa in più la dice il Partito democratico. Perché tutti sono sempre più interessati a guardare, su questo versante, soltanto alle riforme europee o alla gestione dell’immigrazione dai Paesi poveri, lanciando piani Marshall per l’area.

ERDOGAN PASSATO INOSSERVATO. Ma questo non toglie che Di Maio sia stato l’unico a parlare di politica estera, cosa che gli avversari non hanno fatto né di fronte all’annuncio dell'Ue di nuovi ingressi dal 2025 né in occasione della visita in Italia del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, se si esclude la dura condanna di Matteo Salvini.

Politica estera non pervenuta: i programmi di M5s e Liberi e uguali

Per quanto riguarda Liberi e uguali, è comprensibile che non abbia maturato, data la sua tenera età e il coacervo di personalità che raggruppa, un articolato, condiviso programma di politica estera. "SERVE UNA POLITICA DI PACE".

3. Innovazione tecnologica: quasi un nemico da combattere

A ben guardare neppure il piano “Industria 4.0”, la piattaforma lanciata dal ministro dello Sviluppo Carlo Calenda per svecchiare il mondo produttivo italiano, ha tanto spazio nelle dichiarazioni dei politici. Eppure nei programmi c’è molta roba: più elaborati quelli di Pd e cinque stelle, che spaziano tra internet delle cose, big data, intelligenza artificiale, robotica, connessioni più veloci, regolamentazione del Fintech o canali alternativi per finanziare le imprese.

L'80ENNE SILVIO SI CHIAMA FUORI. Misero però il quadro se si guarda alle dichiarazioni in campagna elettorale. A Renzi, a Matrix, è scappato: «L’innovazione tecnologica porta via posti di lavoro». Mentre l’ex imprenditore Silvio Berlusconi, ospite di Quinta Colonna, non è andato oltre il concetto che l’innovazione va declinata per creare nuovi lavori. Aggiungendo, forte dei suoi 80 anni, «non è più un problema mio».

Salvini non perde occasione di reclamare i dazi per difendere le nostre produzioni e ha proposto di una tassa sui robot

Matteo Salvini, poi, non perde occasione di reclamare i dazi per difendere le nostre produzioni e ha proposto di una tassa sui robot. Sterile anche il dibattito dopo l’annuncio di un brevetto di un braccialetto, che Amazon vorrebbe in futuro far indossare ai suoi dipendenti per facilitare le operazioni logistiche. Tutti i partiti hanno guardato alla cosa come a un tentativo di controllare i loro lavoratori e quasi tutti hanno messo nel mirino il Jobs act, che apre - seppure in maniera molto blanda - ai controlli in remoto.

NESSUNO PARLA DI REGOLAMENTAZIONE. Nessuno si è interrogato e ha detto la sua su come cambia il lavoro e la sua regolamentazione. Neppure un politico moderno e votato all’innovazione come Calenda, che si è iscritto anche lui al partito del “No pasaran” contro l’azienda di Bezos.

Salvini propone una tassa sui robot

Matteo Salvini vuole "introdurre una tassa sui robot". Il leader della Lega lo ha detto ai microfoni di Radio24: "L'Italia è all'avanguardia per i brevetti", ha spiegato, "ma il futuro va accompagnato, la globalizzazione lasciata libera diventa anarchia" ( leggi anche: I robot ci rubano il lavoro: dati, previsioni e rimedi ).

4. Riforme istituzionali: la "scottatura" di Renzi brucia ancora

A fine 2016 Matteo Renzi perse il referendum sulla riforma costituzionale. Non lasciò la politica come aveva promesso, ma si dimise un secondo dopo l’esito del voto da Palazzo Chigi, dando il la alla sua parabola discendente. Forse anche per questo, al paragrafo “Istituzioni più efficienti, adeguate al cambiamento”, il programma dem non va oltre: «Il Pd non si tira indietro neanche oggi di fronte alla necessità di riformare i nostri strumenti istituzionali e costituzionali, per affrontare al meglio i problemi e le sfide del nostro tempo». Ma come non viene specificato.

NEMMENO LA LEGGE ELETTORALE. Il centrodestra vuole tornare al sua proposta costituzionale, anch’essa bocciata da un referendum (nel 2006), per riequilibrare il federalismo del Titolo V. Nessun riferimento concreto nelle piattaforme di cinque stelle e LeU. Un tempo, infatti, i politici non lesinavano locuzioni come «presidenzialismo», «fine del bipolarismo perfetto», «federalismo fiscale», adesso si guardano anche dal parlare di legge elettorale.

«È UN GAP CHE BLOCCA IL PAESE». Spiega il politologo Roberto D’Alimonte: «È un errore perché è proprio il gap istituzionale a bloccare il Paese. Se Macron è riuscito a rinnovare la politica francese è stato grazie alle riforme della Quinta Repubblica».

Matteo Renzi nel momento delle dimissioni da Palazzo Chigi.

5. Diritti: silenzioso dibattito nonostante biotestamento e unioni civili

Silenzioso anche il dibattito sui diritti, che pure sono stati al centro del lavoro (pensiamo soltanto a biotestamento e unioni civili) dell'ultimo parlamento.

FIBRILLAZIONI DENTRO I DEM. Al riguardo l’Espresso ha raccontato di una surreale riunione al Circolo della Pallacorda di Milano avvenuta qualche settimana fa, dove il responsabile del programma, Tommaso Nannicini, è stato messo sotto processo da 40 giovani dem, imbestialiti perché il Nazareno aveva fatto cadere la proposta del matrimonio egualitario.

Biotestamento al via, ma manca ancora il registro nazionale

Dal 31 gennaio scatta l'obbligo per i Comuni di autenticare le disposizioni dei cittadini sulle cure. L'associazione Coscioni: "Con noi firmati già 14 mila documenti". Però soltanto 253 enti sono in regola.

6. Ricerca scientifica: considerata da tutti un argomento trascurabile

Nicola Bellomo e Maria Pia Abbracchio, presidente e vice presidente di Gruppo 2003 per la ricerca, hanno scritto in una lettera al Corriere della sera, che «è sorprendente che finora la campagna elettorale in Italia non abbia posto l’accento sulla ricerca scientifica, considerata evidentemente da tutti i partiti come un argomento trascurabile. Eppure investire in ricerca è una delle strade maestre per far ripartire l’economia e l’innovazione nel Paese».

«FATE COME IL FRANCESE MACRON». Non contenti, hanno chiesto ai partiti di fare come «il presidente francese Emmanuel Macron, che dal giorno del suo insediamento ha mostrato uno spiccato interesse verso la scienza, in particolare verso gli investimenti nei settori dell’intelligenza artificiale e delle misure contro il cambiamento climatico».

La parola “ricerca” è citata 36 volte nel testo del Pd, ma non si va oltre la promessa di nuovi sgravi, di un'anagrafe dei ricercatori all’estero o il rilancio del piano 4.0

Spulciando i programmi, la parola “ricerca” è citata 36 volte nel testo del Pd, ma non si va oltre la promessa di nuovi sgravi, di un'anagrafe dei ricercatori all’estero o dell’annuncio di rilanciare il piano 4.0. In un primo tempo ha cavalcato il tema Liberi e uguali, soffermandosi però soprattutto sul ruolo e il sottofinanziamento dell’università, ma poi si è lasciato perdere dopo le polemiche scoppiate quando Pietro Grasso ha promesso la cancellazione delle tasse universitarie.

LA VAGA GREEN ECONOMY GRILLINA. Nei 20 punti per la qualità della vita degli italiani i grillini lanciano lo slogan “Green economy: Italia 100% rinnovabile”, ma non se ne sa di più se non che Di Maio vorrebbe utilizzare le risorse per riconvertire l’Ilva in questa direzione. Il tema poi è quasi assente nella campagna di Forza Italia.

Università, cancellare le rette non elimina il classismo

Il primo dato da cui partire è la reale esistenza di un problema di classismo dell'università italiana. Come nota l'ultimo rapporto di Almalaurea, "la percentuale dei laureati, pari al 13% nella popolazione maschile italiana di età compresa fra i 45 e i 64 anni, raggiunge il 21% fra i padri dei laureati; il confronto fra la popolazione femminile e le madri dei laureati porta ad analoghi risultati.

7. Ambiente: l'escluso Realacci contro le "battute" di Renzi

Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, storici esponenti di Legambiente, hanno scritto sull'Huffington post che «l’esclusione di Ermete Realacci dalle liste del Pd per le elezioni del 4 marzo mette il punto esclamativo su un'evidenza ormai palmare: contrariamente a tutte le forze politiche che in Europa e nel mondo stanno provando a ridare senso e futuro alle idee di sinistra e di progresso - dal Labour britannico ai Democratici americani, da Podemos in Spagna ai Grünen tedeschi -, il Partito democratico cancella definitivamente l'ambiente dalle sue parole chiave».

A SUON DI «SCIACQUATEVI LA BOCCA». Proprio l’ex presidente della commissione Ambiente ha riservato via Facebook parole molto dure a Matteo Renzi: «Per lui (l’ambiente, ndr) non porta voti, se la cava con le battute». Come il 13 gennaio 2018, quando intervenuto a “Energie locali”, la convention degli amministratori sul territorio del Pd, è sbottato: «Prima di parlare di ambiente con noi sciacquatevi la bocca perché il Pd è il partito più ambientalista che c'è. Se volete fare una battaglia sui sacchetti di plastica, noi rilanceremo sempre sull'ambiente».

UN APPELLO DEGLI SCIENZIATI. C’è da dire che gli altri partiti e gli altri leader non sono da meno. Non che manchino proposte nei programmi, ma il tema sembra tabù nel dibattito elettorale. Non a caso alcuni scienziati raccolti nel comitato “La Scienza al voto” hanno scritto in un appello pubblico che sulle «criticità ambientali, che hanno e avranno sempre più ripercussioni sulle nostre attività produttive (e non si è ancora colto il pericolo che corre la nostra agricoltura), sul nostro territorio e sulla nostra stessa salute».

Matteo Renzi e, poco più in là, Ermete Realacci.

8. Mezzogiorno: un terzo del Paese è fuori dai programmi

Al Sud si deciderà chi vincerà la battaglia sui collegi uninominali. Nella sua Pomigliano d’Arco si candida per conquistare il Paese Luigi Di Maio. Eppure, nonostante tutto questo, il Mezzogiorno è uno dei principali grandi assenti nella campagna elettorale.

«VIENE MENO IL COLLANTE DEL PAESE». Isaia Sales, su Il Mattino, ha sentenziato che non c’è «nessuna parola al Sud». E ne ha tratto la conclusione che «se un terzo del Paese è fuori dai programmi dei partiti e della coalizioni è fuori dai programmi dei partiti e delle coalizioni che si contendono il potere e il governo del Paese, vuol dire semplicemente che si stia consumando il collante che tiene unita la nazione».

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