I 400 colpi

Cartello Seggio
9 Febbraio Feb 2018 0918 09 febbraio 2018

Siete sicuri che l'Italia sia ancora un Paese di moderati?

C’è una evidente inadeguatezza politica nel gestire fenomeni complessi, manca la capacità di dare risposte rassicuranti. Il risultato è l'irresistibile ascesa di forze protezioniste e xenofobe ed è difficile pensare che il 4 marzo l’elettore entrato nel seggio con la ferma intenzione di punire chi lo ha governato si faccia prendere da scrupoli in zona Cesarini.

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C’è un passaggio cruciale nell’intervista rilasciata oggi da Matteo Renzi a Repubblica ed è verso la fine, quando alla domanda sul come si sarebbe comportato in caso di un risultato elettorale deludente, il segretario del Pd non ha dubbi. «Questo Paese», dice, «non apprezza gli estremisti, mai. Non si consegnerà al leghismo, non si consegnerà al grillismo. Non torneremo indietro rischiando di sciupare tutti i sacrifici fatti». Resta da vedere se sia una reale convinzione, o un auspicio volto a scongiurare il peggio.

LA SPERANZA NEI MODERATI, AZZARDO DI RENZI. In ogni caso, è un tema che merita considerazione. L’allusione di Renzi è a quel moderatismo che dal Dopoguerra in poi è stato il collante del sistema, ne ha governato eccessi e contraddizioni, ed ha trovato in un partito, la Dc, la sua sintesi. Migliore o peggiore è opinabile, ma non la sua efficacia nell’assicurare la tenuta della società italiana anche di fronte eventi - penso agli anni bui del terrorismo - che la misero a dura prova. Di fronte a sondaggi che fanno presagire la malaparata, con i 5 Stelle e la Lega che, anche grazie a Macerata e dintorni, sono in grande ascesa, quello di Renzi sembra un azzardo.

L'ULTIMA SPIAGGIA DI RENZI, LE LARGHE INTESE. Quasi impossibile, vista l’aria che si respira, che anche stavolta prevalga il raziocinio, che in zona Cesarini l’elettore entrato nel seggio con la ferma intenzione di punire chi lo ha governato si faccia prendere da scrupoli. Se ci fosse anche uno spiraglio in questo senso, non si starebbe a parlare di larghe intese come ultima spiaggia per scongiurare che fascisti e razzisti abbiano il sopravvento. Rispetto al passato, dove nonostante diffusi mal di pancia alla fine gli italiani hanno sempre premiato un partito che li ha governati per 45 anni, stavolta lo scenario è radicalmente diverso.

Il combinato disposto tra crisi economica e flussi migratori (si ha un bel dire che la numerica restituisce un quadro assai meno grave di quello percepito) sembra aver fatto saltare ogni equilibrio. C’è una evidente incapacità politica, ma soprattutto culturale, nel gestire fenomeni terribilmente complessi, manca la capacità di dare risposte rassicuranti a chi paventa come incubo l’ipotesi che sue condizioni di vita vengano compromesse. Il risultato è il progressivo affermarsi della convinzione di una deriva ineluttabile, che solo l’ascesa di forze protezioniste e xenofobe può arginare.

LA CRISI DELLA BORGHESIA. Al Renzi ottimista, convinto che alla fine gli elettori non si faranno turlupinare da chi propone loro una falsa prospettiva di redenzione, risponde Pietrangelo Buttafuoco sulla Stampa denunciando il progressivo rinchiudersi delle élite culturali e politiche in una bolla sempre più avulsa dalla realtà. Che poi è uno dei riflessi della crisi della borghesia di cui ha scritto Caldarola nella sua rubrica, di quella vile attitudine a nascondersi per adeguarsi al conformismo del momento. E poco consola che la risposta estremista sia altrettanto demagogica quanto quella di chi pensa di governare i problemi standosene rigorosamente a distanza di sicurezza, rifiutando cioè di interpretarli dal di dentro. In questo senso il 4 marzo sarà un banco di prova interessante, la risposta a un interrogativo che aleggia: in passato il Paese reale ha sempre dato prova di essere migliore e più saggio della sua rappresentazione. Siamo sicuri che sia ancora così?

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