BORRELLI
13 Febbraio Feb 2018 1734 13 febbraio 2018

Borrelli, i business dell'eurodeputato che ha lasciato il M5s

Durante gli anni in Europa ha moltiplicato attività e fatturati. Seguendo le orme del guru Casaleggio, di cui era un fedelissimo. Protagonista della trattativa fallita con l'Alde, il suo addio al partito è surreale. E resta ancora un mistero.

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da Bruxelles

David Borrelli, europarlamentare vicinissimo alla Casaleggio delle origini, è destinato a segnare le svolte del Movimento 5 stelle e anche a farlo con un certo surrealismo. Alle 15.44 del 13 febbraio, dopo che ormai da 40 minuti la comunicazione del M5s in Europa aveva diffuso una nota in cui spiegava che l'eurodeputato aveva deciso di lasciare il Movimento, dal suo ufficio di Bruxelles non sapevano ancora formulare una spiegazione: «Non siamo stati messi al corrente», dicevano tra il sorpreso e lo sconcertato, mentre lui, l'uomo dell'associazione Rousseau, di cui è socio con Massimo Bugani e naturalmente Casaleggio Junior, se ne stava a chilometri di distanza, in Italia.

IL REFERENTE DEGLI IMPRENDITORI. Ma, appunto, segnare i tempi del M5s, le sue cadute soprattutto, e farlo nella surrealtà, deve essere la sorte di Borrelli. Grillino della prima ora, a Treviso, negli anni dello sceriffo Gentilini che voleva prendere a fucilate i migranti, fu tra i primi consiglieri eletti del M5s. Correva l'anno 2008 e le Raggi e le Appendino sarebbero arrivate un'era geologica più tardi. All'epoca il contatto con Gianroberto Casaleggio era forse più semplice. Ma Borrelli lo perseguiva non solo in politica: dopo tre anni in consiglio comunale, all'età di 40 anni, anche lui si diede al business dell'informatica e del digitale. Nella terra dei piccoli e medi imprenditori , verso i quali si offrì subito come tramite per il nuovo partito assieme all'altro fedelissimo Massimo Colomban, seguì le orme del guru pentastellato. E questo è rimasto Borrelli: un fedelissimo del Movimenti delle origini e un imprenditore, visto che durante i suoi anni in Europa non ha dismesso le sue attività, anzi le ha moltiplicate. Grazie proprio al suo ruolo di intermediario, di «operatore di collegamento tra le imprese e i parlamentari Cinquestelle», come lui stesso si definiva.

La dichiarazione dei redditi e dei ruoli nei cda di Borrelli aggiornata a ottobre 2017.

Le partecipazioni azionarie dell'eurodeputato.

A Treviso cominciò la carriera da businessman di uno dei pochi che conosce la macchina del Movimento. Appena due anni dopo l'entrata in Consiglio comunale, Borrelli fondò la sua Trevigroup srl, impresa di cui, secondo le visure camerali, è ancora socio al 25% e insieme vicepresidente e, secondo le dichiarazioni di interessi pubblicate sul sito del parlamento europeo, anche impiegato amministrativo (risulta tale sia in quella del 2014 sia in quella del 2017). Come dipendente di un'azienda di cui è anche azionista, Borrelli comunque dichiara di incassare tra i mille e i 5 mila euro al mese. Intanto la sua creatura macina fatturato: stando all'ultimo bilancio al 31 dicembre 2016, infatti, i ricavi della Trevigroup, otto dipendenti, ammontano a oltre 1 milione di euro (1.048.314). Dagli esordi il giro di affari è più che duplicato: nel 2011 era sotto quota 400 mila euro e nel 2012 viaggiava sul mezzo milione. E ha fruttato anche utili agli azionisti: nel 2016 si attestavano a quasi 19 mila euro. È con questo background in ogni caso, di grillino della prima ora, imprenditore e referente delle aziende, che Casaleggio lo ha coinvolto nell'Associazione Rousseau, cioè il cuore del Movimento, dove sono contenuti i dati e i processi di voto degli iscritti.

IL LEGAME CON COLOMBAN. La Trevigroup nacque nell'anno della corsa di Borrelli a presidente della Regione Veneto, mentre poco prima di essere eletto al parlamento europeo, fondò anche la Cloud srl. Ironia della sorte, la prima avventura politica fu un fallimento sancito da soli 80 mila voti, la seconda una vittoria cominciata con 501 preferenze alle consultazioni online. Le aziende invece sono state entrambe un successo. Della Cloud, però, Borrelli è stato consigliere appena due anni: nel luglio del 2016 ha venduto le sue quote, ma le ha vendute alla sua stessa Trevigroup, secondo quanto risulta proprio dai bilanci della società. Nel 2013, tra la nascita della prima società e quella della seconda, Borrelli entra a far parte con il vertice del Movimento, Grillo e Casaleggio inclusi, del think tank della Confapri, il gruppo di ottanta imprese fondato dall'amico Colomban. Le stesse che secondo quanto raccontato su Panorama da Christian Vanghetti, uno degli ex collaboratori del M5s, riceverebbero la maggiorparte dei fondi per le pmi devoluti dai grillini. Le stesse che secondo La Stampa acquisirebbero i servizi da Borrelli.

L'ULTIMA NATA: LA UBWARE. Che sia così o meno, la strada di Borrelli, in politica e nell'impresa, è proseguita in parallelo. Nel 2016, a metà della legislatura europea, è nata infatti la sua terza e ultima creatura, sempre nel campo del software informatico: la Ubware. Nei documenti sul sito del parlamento europeo Borrelli dichiara di esserne azionista ma non retribuito: dai bilanci emerge che ne possiede il 70% (il restante 30% è diviso tra altri due soci). E anche questa impresa produce utili. Tra il 2015 e il 2016 la Ubware ha più che triplicato il valore della produzione, passando da 17 mila euro a 75 mila, con un utile di oltre 7 mila euro.

I bilanci della Ubware.

I bilanci della Ubware.

Di Borrelli però si ricorda soprattutto il ruolo giocato in Europa dove è stato il primo leader e copresidente del gruppo creato per convenienza con lo Ukip di Nigel Farage. Ma sarebbe meglio dire del ruolo che avrebbe voluto giocare. Della sua attività a Bruxelles non contano tanto i 53 interventi in plenaria, le 95 interrogazioni parlamentari, le 23 proposte di risoluzione o i 21 rapporti come relatore ombra, e nemmeno il ruolo nella commissione Commercio internazionale o industria dove ha seguito i dossier Ttip o Dieselgate, quanto il filo diretto con Milano. Che lo univa anche a un altro ortodosso della prima ora, quel Fabio Massimo Castaldo da poco divenuto vicepresidente del parlamento europeo.

LO SCIVOLONE CON L'ALDE. Con l'auricolare collegato alla Casaleggio e associati, Borrelli cercò di divorziare dal gruppo Efdd, lo stesso gruppo che a dicembre ha contestato alla capa comunicazione Cristina Belotti alcune missioni in Italia. L'obiettivo del deputato imprenditore era quello di abbracciare i liberali ed europeisti dell'Alde: non solo non ci riuscì, ma dopo il tentativo sfumato - l'Alde all'ultimo rifiutò l'accordo - il leader degli euroscettici britannici chiese la sua testa su un piatto d'argento. Poco importa: in Italia, nell'ombra, Borrelli restava uno dei punti fermi dell'ingranaggio che si muove dietro al brand Movimento. Per di più, proprio di recente, Castaldo è riuscito comunque nell'impresa: il Movimento è finalmente entrato nel sistema europeo. Eppure qualcosa ha iniziato a non tornare: prima il caso delle missioni e dei funzionari di Bruxelles, rivelato dall'interno del gruppo, poi il ben più grave ammanco da oltre 1 milione di euro nelle donazioni al fondo per le piccole e medie imprese. Gli eurodeputati dal canto loro avrebbero dovuto versare circa 500 mila euro e finora nessuno ha fatto i nomi di qualche "irregolare" della pattuglia europea.

UN ADDIO, MOLTE DOMANDE. La notizia del suo addio è stata diffusa nel primo pomeriggio. Solo una breve nota, in cui si spiegava che «questa mattina» aveva ufficializzato l'ingresso nel gruppo dei non iscritti. Una scelta dettata da «motivi di salute», secondo la numero uno della delegazione M5s all'europarlamento, Laura Agea. Perché «motivi di salute» lo portino a rimanere in carica ma nei non iscritti non è chiaro. E ancora meno chiaro è perché il suo assistente parlamentare non fosse stato minimamente informato della decisione. Nessuno sa se l'imprenditore sia coinvolto o meno nello scandalo del fondo per le pmi. Il suo addio è tutto da spiegare. È però certo che Borrelli abbia segnato ancora una volta il destino del Movimento. E questa volta portandone con sé molti segreti.

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