SEBAIE
13 Febbraio Feb 2018 1525 13 febbraio 2018

Museo Egizio, El Sebaie: «Lo sconto agli arabi è un boomerang»

La promozione delle polemiche in realtà è un errore. Ma non si parli di islamizzazione. Il consulente culturale greco-egiziano spiega perché l'integrazione non passa da questo tipo di operazioni.

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Torino capitale della sharia? Un'esagerazione senza fondamento, va da sé. Ma anche un rumore di fondo che può essere cavalcato in una campagna elettorale dominata dai temi dell'immigrazione e della sicurezza. Allarmi percepiti prima che reali, certo. E smentiti da numeri e cifre. Ma, si sa, la pancia dell'elettorato ha ragioni che la ragione non conosce, parafrasando Blaise Pascal.

IL TURIN ISLAMIC FORUM E LA BUFERA DELL'EGIZIO. Prima sono arrivate le critiche per la candidatura nelle fila del M5s di Paolo Biancone, docente di Economia aziendale, responsabile dell’Osservatorio della Finanza Islamica dell’Università di Torino e tra gli organizzatori del Turin Islamic Economic Forum («Il prof che vuole islamizzare Torino», titolava Il Giornale), ora infiamma la polemica sollevata dalla promozione del Museo Egizio dedicata ai visitatori di lingua araba. Fratelli d'Italia ha smentito di avere intenzione di rimuovere, una volta al governo, il direttore Christian Greco. Anche se, ha sottolineato la leader Giorgia Meloni, l'iniziativa degli sconti per chi parla arabo è «stupida, ideologica e discriminatoria verso gli italiani» (leggi l'intervista a Guido Crosetto).

EL SEBAIE: «UNA BUFALA? FINO A UN CERTO PUNTO». Una bufala, quindi. Anche perché la nomina del direttore non è certo ministeriale. A esserlo, però, è quella del presidente della Fondazione del Museo. «E l'incarico di Evelina Christillin sta per scadere», spiega a L43 Sherif El Sebaie, consulente culturale greco-egiziano, ex spin doctor "segreto" di Chiara Appendino e ora braccio destro di Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega in Comune con cui ha portato avanti dai banchi dell'opposizione molte battaglie anti-sistema, le stesse che erano care alla Giunta pentastellata. «Se Meloni riuscisse ad avere peso in un futuro governo e a influire sulla nomina del presidente», fa notare, «quest'ultimo potrebbe trasformare la vita del direttore in un inferno». Detto altrimenti, se tra direttore e presidente non si creasse un buon feeling, la situazione potrebbe essere difficile. Il caso di Eleni Vassilika, "sostituita" dopo otto anni di incarico ed esclusa dalla rosa dei finalisti per la nuova nomina - esclusione che portò l'ex direttrice a impugnare il bando - lo dimostrerebbe. E questo nonostante la figura del presidente sia, almeno sulla carta, solo di garanzia.

L'incontro di Giorgia Meloni e il direttore Greco.

Torino, anche per l'eredità culturale lasciata da anni di governo di centrosinistra, è il ragionamento di El Sebaie, ha sempre dimostrato una grande apertura per temi nuovi, d'avanguardia, che possono essere interessanti. Detto questo, se sul Forum della Finanza islamica, caro anche alla Giunta Fassino, El Sebaie invita a una certa cautela visto che «alcuni istituti caritatevoli si sono poi rivelati finanziatori del terrorisimo», sul polverone dell'Egizio non ha dubbi: «È stata chiaramente una esegerazione a fini elettorali». Ciò però non toglie che la promozione per gli arabofoni gridata ai quattro venti «si sia rivelata un boomerang totale». O quello che gli inglesi definiscono Tokenism, in altre parole una operazione «solo di facciata e simboloca» spiega El Sebaie, per «dimostrarsi aperti all'integrazione delle nuove comunità».

UNA OPERAZIONE BOOMERANG. E dire che alternative ce n'erano. «Invece degli sconti o dei manifesti con la donna velata», continua El Sebaie, «perché non sono stati invitati egittologi egiziani? Quella sarebbe stata vera integrazione. Avrebbero addirittura potuto tenere conferenze in arabo con traduttore...». Invece questa promozione, secondo il consulente culturale, sa tanto di «elemosina». «Un biglietto su due, tra l'altro, deve comunque essere pagato, ed è difficile che lo sconto attiri chi si spezza la schiena tutto il giorno». Secondo El Sebaie c'è poi un vizio di fondo che nasce da una semplice domanda: «Quale è il criterio con cui stabilire chi parla arabo?». «Molti ragazzi di seconda generazione magari nati in Italia non parlano la lingua». Oppure, è un'altra ipotesi, «a beneficiare dello sconto potrebbe essere il miliardario saudita in visita a Torino» che non ne avrebbe esattamente bisogno. E infine non è detto che tutti coloro che parlano arabo - marocchini, tunisini, algerini - abbiano ugualmente a cuore il patrimonio egizio. Senza considerare il cartellone con la donna velata, riproposto anche quest'anno per pubblicizzare l'operazione. «Avrebbero potuto scegliere anche altri soggetti: così si discrimina chi pur parlando arabo non è musulmano e non porta l'hijab».

Ed è proprio questo che aveva assicurato l'assessore della Giunta Appendino Francesca Leon che siede nel cda della Fondazione. «Visto che lo scorso anno la Lega sollevò le stesse osservazioni con una interpellanza, Leon aveva annunciato che avrebbe preso in considerazione altri soggetti per la pubblicità», ricorda El Sebaie. E invece così non è stato. «Avrebbe potuto alzare la mano in consiglio d'amministrazione, dire la sua. Perché non l'ha fatto?». Tra l'altro, continua il consulente della Lega, «l'operazione è stata lanciata in tempi completamente sbagliati, visto che siamo in campagna elettorale». Insomma, il rischio strumentalizzazione era dietro l'angolo e forse è stato sottovalutato. «Così facendo», è il giudizio, «non si è fatto altro che dare credito ai partiti che gridano all'islamizzazione non solo di Torino ma dell'Italia intera». Tra 'altro, aggiunge El Sebaie, «sarebbe interessante sapere quante persone hanno beneficiato degli sconti...temo che sia un numero ridicolo».

«MANCA UNA IDEA SULLA CULTURA». Infine anche la solita giustificazione - "il Pd ha fatto lo stesso" - non ha senso. Così come non aveva senso per i fatti di piazza San Carlo. «Appendino ha vinto promettendo di cambiare le cose. Di non essere come Fassino. Invece non capisce che gli scenari mutano, cambiano. Così l'Amministrazione dimostra di non avere una idea sulle questioni culturali, agiscono last minute, vanno semplicemente al traino».

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