Vincenzo Boccia Confindustria
14 Febbraio Feb 2018 1135 14 febbraio 2018

Confindustria, cosa si aspettano gli imprenditori dalla politica

Tifo per un Gentiloni bis. Jobs act, riforma Fornero e Industria 4.0 da blindare. Codice degli appalti e piano per le imprese a 360 gradi. Sono le richieste sul tavolo delle assise il 16 febbraio a Verona.

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All’inizio di gennaio 2018 Confindustria avrebbe inviato due diverse liste - una al Partito democratico, un’altra a Forza Italia - di imprenditori disposti a scendere in politica. Tra questi ci sarebbe stato anche l’ex presidente di Confindustria giovani Marco Gay, con Viale dell’Astronomia che si sarebbe detta disposta anche ad accollarsi parte degli oneri della campagna elettorale di tutti i suoi papabili. Alle due missive non sarebbero seguite altrettante risposte.

NON C'È SPAZIO PER LA MANSI. Al Nazareno fanno presente che Matteo Renzi, a maggior ragione se +Europa di Emma Bonino dovesse superare il 3% ed eleggere così i suoi candidati, non può cedere neanche un seggio, visto il suo tentativo di portare a Montecitorio e a Palazzo Madama soltanto fedelissimi. Soprattutto nel centrosinistra non ci dovrebbe essere spazio anche dopo il 4 marzo per Antonella Mansi, potentissima vice presidente padrona della macchina confindustriale, che non disdegnerebbe un incarico ministeriale.

DISINTERESSE DEI PARTITI. Invece Silvio Berlusconi gli imprenditori da mettere in lista, come l’azionista del Fatto Fabio Franceschi, li avrebbe scelti con Francesco Ferri, già vice presidente dei giovani industriali. In ogni caso né l’ex sindaco di Firenze né l’ex Cavaliere avrebbero tenuto in considerazione le indicazioni arrivate direttamente da Vincenzo Boccia. E questo la dice lunga sul disinteresse dei partiti italiani per Confindustria.

Antonella Mansi.

È in questo clima di totale disattenzione generale che si aprono a Verona venerdì 16 febbraio le assise di Viale dell’Astronomia, con le quali la prima associazione datoriale italiana prova a dettare la sua agenda alla politica in vista delle elezioni. Anche perché il presidente Boccia, uomo dai solidi rapporti con il centrosinistra, nonostante gli sforzi non sarebbe riuscito ad aprire un canale di comunicazione diretto con quelli che (Silvio Berlusconi e Luigi De Maio) dovrebbero uscire vincitori dal voto del 4 marzo.

TIMIDA APERTURA SULLA FLAT TAX. Non a caso nelle ultime settimane la sua base e i suoi collaboratori lo hanno spinto a fare un’apertura sulla flat tax, cavallo elettorale berlusconiano. Ma lo stampatore salernitano, come ha ripetuto intervistato dal Corriere della sera, non è andato oltre un timido «il concetto è condivisibile (…), in quest'ottica ben venga anche la riduzione delle aliquote che è alla base del principio che porta alla flat tax».

MAXI TAGLIO DEL CUNEO FISCALE. Una posizione che però non dovrebbe entrare nelle tesi destinate a uscire dall’incontro nella città veneta. Infatti si chiederanno soprattutto un maxi taglio del cuneo fiscale (pare sopra i cinque punti), il superamento dello split payment che con la fattura elettronica diventa soltanto un insostenibile e oneroso doppione, mentre soltanto dopo verrà la richiesta di una ristrutturazione della fiscalità sui redditi. Ma non certo con la flat tax, visto che ai vertici di viale dell’Astronomia non piace la confusione e la corsa al ribasso sull’aliquota.

Le riforme che hanno contribuito a innescare questo processo positivo non devono essere smontate, ma al contrario rafforzate

Vincenzo Boccia

Sono altre infatti le priorità. Confindustria e il suo presidente tifano per la continuità, meglio ancora se incarnata in in Gentiloni bis di larghe intese, nel quale lo stesso Boccia è stato citato tra i possibili ministri. In quest’ottica, al centro del programma, c’è il concetto già espresso da Boccia al Corriere: «Le riforme che hanno contribuito a innescare questo processo positivo non devono essere smontate, ma al contrario rafforzate».

INTERVENTI DA RENDERE STRUTTURALI. Quindi blindare il Jobs act, la riforma previdenziale della Fornero (anche se al tavolo sul welfare c’è chi ha promesso un prelievo straordinario sulle vecchie pensioni sopra i 5 mila euro per finanziare quelle future dei giovani o misure che facilitano il turnover) e Industria 4.0, che va resa strutturale.

PIANO PER L'INDUSTRIA A 360 GRADI. La piattaforma da presentare ai partiti è al momento ancora soggetta a ritocchi. A quanto si sa il piatto forte sarà la proposta di un piano per l’industria a 360 gradi, che premi riconversioni anche con fondi pubblici all’insegna dell’innovazione e della sostenibilità e che si occupi anche del gap infrastrutturale che affligge le imprese più piccole.

Sul versante giustizia si proporrà la creazione di sezioni ad hoc nelle procure e dei tribunali per trattare meglio le questioni economiche come i fallimenti

Nel mirino poi il Codice degli appalti, mentre sull’education si pone l’accento sullo sviluppo degli Istituti tecnici superiori (Its). Sul versante della giustizia, e accanto a mantra come la velocità dei processi e la certezza delle sentenza, si proporrà la creazione di sezioni ad hoc nelle procure e dei tribunali per trattare meglio le questioni economiche, come i fallimenti.

REFERENDUM FERITA ANCORA APERTA. Al momento si esclude spazio sul capitolo riforme: vuoi perché da tempo Confindustria è stata netta sul da farsi, vuoi perché è una ferita ancora aperta la decisione di viale dell’Astronomia di schierarsi senza se e senza ma con il fallimentare referendum costituzionale voluto da Renzi e perso il 4 dicembre 2016.

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.

Se nelle assise in passato - a Parma con D’Amato o a Vicenza con Montezemolo - i vari Berlusconi o Prodi avevano diviso la platea confindustriale, nell’edizione 2018 il presidente Boccia ha imposto il divieto alla presenza di politica. E anodino sarà anche il programma per evitare occasioni di alzare i toni: sei tavoli tematici (“Italia più semplice ed efficiente”, “Prepararsi al futuro: scuola, formazione, lavoro, inclusione giovani”, “Un Paese sostenibile: investimenti assicurazione sul futuro”, “L’impresa che cambia”, “Un fisco a supporto di investimenti e crescita”, “Europa miglior luogo per fare impresa. Prospettiva mondo”) nei quali verrà terminata la piattaforma da presentare ai partiti.

TUTTI I LAVORI A PORTE CHIUSE. Prevista anche la visione sugli “Scenari geoeconomici e le prospettive per l’Europa e l’Italia” di due personaggi super partes come Josè Manuel Barroso e Marc Lazar, intervistati da Maria Latella, quindi l’intervento di Vincenzo Boccia e la conferenza stampa. Perché tutti lavori saranno a porte chiuse, con la stampa specializzata che già si sarebbe lamentata della cosa.

Contiamo sulla Tua partecipazione per contribuire ad arricchire questa nostra riflessione collettiva che si concluderà con una sessione plenaria dalle ore 15 alle 17

La lettera a tutti gli iscritti delle territoriali

L’obiettivo è fare arrivare alla Fiera di Verona 6 mila imprenditori da tutt’Italia. Venerdì 9 febbraio le adesioni erano poco più di 3 mila, ma a al momento avrebbero superato le 5 mila. Un numero al quale si è arrivati grazie agli sforzi di Viale dell’Astronomia, che accanto a importanti investimenti pubblicitari ha anche mandato una lettera a tutti gli iscritti delle territoriali, nella quale si legge l’emblematico «Contiamo sulla Tua partecipazione per contribuire ad arricchire questa nostra riflessione collettiva che si concluderà il pomeriggio con una sessione plenaria in programma dalle ore 15 alle 17». Un messaggio che le realtà locali e le categorie hanno raccolto come dimostrano i pullman che avrebbero organizzato per Verona.

ATTESI MOLTISSIMI GIOVANI. In Viale dell’Astronomia - dove si registrano sia una tesa successione al Centro studi tra Luca Paolazzi e l’ex Fmi Andrea Montagnino sia tensioni tra i direttori sotto Marcella Panucci - puntano moltissimo sulla copertura televisiva dell’evento. Intanto, le maggiori delegazioni di imprenditori sono attese da Lazio, Campania e Lombardia. Tantissimi, rispetto alle precedenti assise, i giovani. Sembra fredda, invece, la risposta dei padroni di casa dei veneti. Non della territoriale di Verona, che ha anche espresso il vice presidente nazionale Giulio Pedrollo, ma delle aree più critiche storicamente verso Boccia, come Treviso, Padova, Belluno e Vicenza.

FERITE APERTE SULLE VENETE. Gli esperti di cose confindustriali vedono dietro questi atteggiamenti due elementi. Intanto la base locale non avrebbe gradito l’impegno delle proprie territoriali nel salvataggio de Il Sole 24 Ore. Ma soprattutto ci sono ancora le ferite aperte dopo la crisi delle banche venete.

L’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso riguarda le voci sul decreto del Tesoro per la gestione dei 18 miliardi di sofferenze in pancia a Veneto Banca e Popolare di Vicenza. La neoproprietaria Intesa Sanpaolo e il Tesoro si starebbero palleggiando i 4 miliardi di crediti deteriorati (Npl, Non performing loan) ad alto rischio, che potrebbero comunque non finire alla Società per la gestione di attività (Sga), molto cauta nel gestire queste operazioni.

TIMORE PER INTERVENTI SUI DEBITI. Gli imprenditori locali, che accusano la Confindustria nazionale di non averli tutelati a sufficienza, temono ristrutturazioni dei loro debiti molto draconiane. Oltre al fatto che non piace l’approccio dei torinesi in Veneto. In quest’ottica è emblematica la lettera scritta dal presidente di Confindustria Vicenza, Luciano Vescovi, al ceo di Ca’ de Sass Carlo Messina: «Le imprese venete vivono situazioni in taluni casi drammatiche dovute all’inefficace passaggio delle posizioni creditizie prima nelle ex banche venete. Mi aspettavo che la migrazione, sicuramente complessa e delicata, andasse a positiva conclusione in tempi più rapidi». Invece le cose si stanno sviluppando diversamente.

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