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14 Febbraio Feb 2018 0745 14 febbraio 2018

Germania, il gioco al massacro della Spd

Schulz vittima di fuoco amico e attaccato da Gabriel. Due donne in lotta per guidare il partito. Il no alla grande coalizione dei giovani Jusos. Le guerre all'interno dei socialdemocratici tedeschi che precipitano al 16%.

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Non c'è pace per i socialdemocratici tedeschi della Spd: è la fase più turbolenta dal Dopoguerra, per i catastrofisti l'Armageddon. Dopo aver stretto la cancelliera Angela Merkel all'angolo, ottenuto sei ministeri tre dei quali chiave - Finanze, Esteri e Lavoro - e fondamentali per cambiare le politiche economiche interne ed europee, scritto il programma più progressista e di crescita possibile per un governo con i conservatori (Cdu-Csu), per assurdo la situazione è precipitata: il ministero degli Esteri e la presidenza della Spd sono vacanti per rappresaglia interna contro Martin Schulz e il partito è vicino all'implosione a causa di lotte fratricide scatenatesi a catena di pari passo con l'emorragia di consensi.

UN FINTO IDILLIO. È lontana la foto dei dirigenti della Spd sorridenti per l'intesa raggiunta con la cancelliera. Era appena una settimana fa, l'alba del 7 febbraio 2028. Uno specchio subito andato in pezzi. Si vede Schulz designato agli Esteri nelle trattative, con in animo il passo indietro dalla guida della Spd. La sua vice di fatto Andrea Nahles è davanti a lui, pronta a raccoglierne il testimone. A destra di Nahles, il ministro delle Finanze in pectore Olaf Scholz (l'unico finora a reggere alle scosse) e attorno gli altri delegati socialdemocratici delle consultazioni. Tutti tranne uno, il più importante dopo Schulz. Dov'è finito il vicecancelliere e ministro degli Esteri uscente, ex capo della Spd Sigmar Gabriel?

Sigmar Gabriel.

Internet, in questi casi, è uno tsunami che amplifica e non perdona. L'interrogativo e le risposte sono dilagati sui social: Gabriel è «sparito», «fatto fuori» da Schulz, da Nahles, persino da uno dei suoi come Scholz. E da chi poi in fondo? Da Schulz capofila che annuncia di lasciare la presidenza dei socialdemocratici, "ereditata" da Gabriel poco più di un anno fa, in vista dell'incarico da ministro dopo aver giurato e spergiurato – in campagna elettorale, la sera delle Legislative di 24 settembre e poi durante i negoziati falliti della cancelliera con Verdi e Liberali (Fdp) – di non voler andare al governo con la cancelliera.

FUOCO AMICO SU SCHULZ. Il video di Schulz con un giornalista è diventato virale su Twitter e Facebook così come lo scatto della felicità senza Gabriel. «Herr Schulz esclude di diventare ministro di un governo Merkel o di un gabinetto guidato dai cristiano democratici e sociali della Csu-Cdu?». «Sì, assolutamente sì. Non entrerò in un governo Merkel», rispondeva Schulz perentorio nel tono e nel volto. La storia dell'ex capo dell'Europarlamento indaffarato nelle trattative a ritagliarsi la poltrona agli Esteri si è propagata nel partito alla velocità della luce come le foto e i video sui social. La miglior vendetta di Gabriel, nemico di Schulz, che all'apertura delle urne, ripreso alle telecamere, aveva preconizzato: «Vedo nero, perderemo».

Merkel vs Schulz (GETTY).

ANSA

Gabriel è il vicecancelliere dell'ultima grande coalizione simbolo di tutto ciò che la base non vuole più dalla Spd. Sfidante cancelliere in pectore (in Germania i capi di partito sono i candidati nazionali), nel 2016 Gabriel ha rinunciato non solo a correre, smarcandosi da una sconfitta quasi certa, ma anche alla leadership della Spd scaricando il tutto su Schulz. Del quale poi ha ostacolato, con il suo apparato, una campagna elettorale troppo di sinistra e ostile alle larghe intese. All'indomani dell'accordo tra Schulz e Merkel, Gabriel ha ammesso l'esclusione: nessun ministero era in serbo per lui. E sono volati gli stracci. La figlia più piccola, ha raccontato, lo avrebbe consolato: «Papà, meglio più tempo per noi che con l'uomo dai capelli in faccia», e cioè Schulz.

Simone Lange (Spd).

Un gioco al massacro da far impallidire il nostro Pd e quel che resta della sinistra italiana ed europea. Doveva covare molto fuoco sotto la cenere tra i socialdemocratici per un tale autolesionismo, la resa dei conti tra Schulz e Gabriel è stata il detonatore: dietro ci sono anche gli Jusos, l'ala giovanile del partito contraria all'austerity e ad altri inciuci, che in un paio di mesi hanno raccolto decine di migliaia di nuovi iscritti all'unico scopo di far prevalere il no alla votazione tra i tesserati (oltre 460 mila) fino al 2 marzo sull'intesa con Merkel. Con Jusos e Gabriel contro, e le critiche montanti sul suo ministero anche nella roccaforte del Nord-Reno Vestfalia, Schulz temeva di perdere il referendum.

I SACRIFICI DI SCHULZ. Le due rinunce, dopo il sacrificio delle trattative obbligate con la cancelliera, lo hanno ridotto da capo della Spd acclamato all'inizio del 2016 con il 100% dei consensi nel Congresso a mero deputato del Bundestag: Schulz ha bruciato la sua carriera politica in Germania ancor prima di cominciarla, mentre una nuova guerra nella Spd è esplosa tra Nahles e la sindaca socialdemocratica di Flensburg Simone Lange che in una lettera choc appoggiata dai socialdemocratici dello Schleswig-Holstein ha lanciato la sua candidatura a presidente al posto di Schulz. Una sfida tra 40enni per diventare la prima donna nella storia alla guida della Spd.

Andrea Nahles.

GETTY

Ministro uscente del Lavoro, capofila della sinistra del partito, Nahles ha la simpatia di un drappello di ministre e sottosegretarie in pectore coetanee e di buona parte dei socialdemocratici per il ruolo di leader emerso nel restyling del partito e di collante nelle trattative con Merkel: «Andrea Nahles è l'unico uomo della Spd», ha chiosato provocatoriamente in un controverso editoriale la paludata Frankfurter Allgemeine Zeitung. Ma Lange le contesta l'incoronamento dall'alto a leader come presidente-commissario salvo l'elezione entro tre mesi. Tanto più che Nahles non figura nella dirigenza del partito: Schulz l'ha nominata capogruppo dei socialdemocratici in parlamento ma i suoi vice alla presidenza sono altri, un'incongruenza.

GUERRA TRA DONNE. Lange sfida Nahles e chiede di essere votata dagli iscritti. Reclama più partecipazione e dalla sua si sono schierati anche la sezione berlinese della Spd e alcuni circoli «no Grande Coalizione» della Spd in Nord Reno-Vestfalia. Per der Spiegel, un buon barometro degli umori dei socialdemocratici e dei loro elettori, «si fa sempre più grossa l'opposizione ai piani dei vertici della Spd del passaggio della presidenza a Nahles». Mentre nei sondaggi i consensi ai socialdemocratici precipitano: 20,5% – il minimo storico – alle Legislative di settembre, 18% a novembre, 17% all'annuncio della nuova grande coalizione, 16,% alla crocifissione di Schulz.

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