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Matteo Salvini
14 Febbraio Feb 2018 1500 14 febbraio 2018

Lega, Matteo Salvini punta alla conquista della Bocconi

Non solo messaggi alla pancia del Paese sull'immigrazione. Il "Capitano" si sta costruendo una rete economico/istituzionale che arriva fino all'università milanese. Per pescare voti tra le élite italiane.

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C'è il voto della pancia del Paese, ma c'è anche quello della classe dirigente tra avvocati, imprenditori, professori universitari: i cosiddetti professionisti. Se sui quotidiani più importanti si fa un gran parlare di populismo, etichetta che viene messa dal Partito democratico di Matteo Renzi sulla Lega di Matteo Salvini e sul Movimento 5 stelle di Luigi Di Maio, poco si discute su quanto questi due partiti peschino voti tra le élite italiane.

NUOVA IMPRONTA ALLA PROPAGANDA. Secondo i sondaggi la Lega raccoglie un 12% tra laureati o professionisti, a confronto di un Pd che si aggira intorno al 20. Del resto non ci sono solo i grillini, impegnati da tempo a cercare appoggi istituzionali e internazionali - si pensi all'ultima visita londinese del candidato premier -: è in particolare la nuova Lega salviniana ad avere dato negli ultimi mesi una nuova impronta al messaggio di Salvini.

FOTO IN GIACCA BLU E CAMICIA BIANCA. Gli attacchi contro l'immigrazione non controllata per conquistare il voto popolare ci sono sempre, ma allo stesso tempo il leader leghista si sta impegnando nel proporsi con un nuovo stile, più istituzionale, soprattutto più di governo. Lo si può vedere anche nell'ultima iniziativa “Vinci Salvini”, dove si mostra in giacca blu e camicia bianca.

Non c'è solo questo. Negli ultimi due mesi il leader leghista ha partecipato a diverse iniziative "economiche" parlando con fondi internazionali, manager del settore tecnologico, industriali e animatori di start up. Il leader leghista ha incontrato Utilitalia, la federazione che raccoglie 480 tra società di capitali, consorzi, Comuni, aziende speciali, con 42 miliardi di fatturato, 1,3 miliardi di utile. Salvini durante l'appuntamento ha proposto un ruolo da ministro a Giovanni Valotti, presidente di A2a e n.1 di Utilitalia, ma soprattutto professore ordinario della Bocconi e delegato dal rettore alle relazioni istituzionali.

CALENDA "SDOGANA" IL CARROCCIO. Dall'altro lato la Lega cerca di difendere il suo lato governativo e istituzionale che gli viene riconosciuto anche dagli avversari. Da ultimo è stato Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, a spiegare con un tweet che la «Lega è anche una forza di governo locale. Io non condivido nulla del pensiero di Maroni o Zaia ma governano. Salvini sta portando la Lega su posizioni che si limitano a soffiare sul fuoco delle paure e a proporre ricette assurde e non implementabili agli elettori». Proprio sul piano delle politiche di Calenda e dello stesso leader Pd Renzi, Salvini sta cercando di sottrarre consensi.

DELL'ACQUA: «SALVINI È CONCRETO». Alberto Dell'Acqua, direttore del Master in Corporate Finance alla Sda Bocconi, nonché professore di Corporate Finance and Real Estate sempre alla School of Management, offre una analisi critica della politica industriale degli ultimi anni di governo di centrosinistra e spiega a Lettera43.it : «Salvini è un politico concreto che pone soluzioni a problemi più che condivisibili».

«Al di là dei proclami trionfalistici del precedente governo, la verità sul sostegno alla imprenditorialità e alle start up è soltanto una. Non è stato fatto nulla di sostanziale. L’agenda del governo uscente infatti ha messo quale obiettivo prioritario il trasferimento di un flusso di incentivi all’industria tradizionale, già consolidata, al fine di stimolare l’introduzione delle tecnologie digitali nei processi produttivi», sostiene Dell'Acqua.

UN PIANO INDUSTRIALE SVUOTATO. E l'Industria 4.0? «In realtà», aggiunge il professore, «se analizzato nella sostanza, il piano “Industria 4.0” non è nient’altro che una rivisitazione della vecchia “Legge Sabatini”, una legge promulgata dal democristiano Armando Sabatini per favorire l’innovazione tecnologica nelle piccole e medie imprese nel 1965, in salsa del nuovo millennio. Niente più di un restyling di qualcosa già visto. Per carità, nulla da dire sulla opportunità, divenuta necessità, di sostenere un sistema industriale sfiancato da anni di terribile crisi economica e finanziaria. Ma da qui a dire che si è messo a punto un grande e nuovo disegno di politica industriale ce ne passa».

Il professore Alberto Dell'Acqua.

Dell'Acqua non può essere di certo definito un anti-sistema. Anzi, è quello che ha firmato il modello di impatto economico di Expo 2015 di Milano. Sostiene gli effetti positivi che l'esposizione universale ha avuto sul nostro territorio. Il pensiero non è dissimile da quello del Pd. Eppure Renzi, Calenda, lo stesso candidato dem in regione Lombardia Giorgio Gori parlano spesso di start up. «Forse Calenda ha avuto cose più importanti da seguire», spiega, «perché su questo punto i governi recenti, Letta, Renzi, Gentiloni hanno fatto poco o praticamente nulla, tanto è vero che nell’ultimo anno gli investimenti nel settore delle start up in Italia sono scesi del 23% (fonte: StartupItalia, ndr)».

RITARDO ITALIANO SULL'EUROPA. E ancora: «L’Italia, già molto indietro rispetto alle altre nazioni europee con cui si confronta come Germania, Francia e Spagna, ha perso ulteriore terreno. E la distanza dai cugini europei assume sempre di più i tratti di una voragine incolmabile. Da noi infatti, stando alle ultime statistiche disponibili, solo 100 milioni di euro all’anno vengono investiti in start up, contro i 2,7 miliardi di euro in Francia, i 2 miliardi in Germania e gli oltre 600 milioni in Spagna».

«UN SOSTEGNO DIMENTICATO». Per Dell'Acqua «dimenticarsi del sostegno alla nuova imprenditorialità significa in sintesi disincentivare la rigenerazione imprenditoriale nonché generazionale del tessuto economico nazionale. Parafrasando, con questi interventi dell’Industria 4.0 si è rizollato il terreno, ma non sono state modificate le coltivazioni, non sono state cioè utilizzate nuove sementi e nuove conoscenze scientifiche per favorire delle nuove colture».

Un manifesto leghista per Salvini premier.

A questo si aggiunge la situazione stagnante in cui si trovano le nostre università statali. «L’università invece rimane ampiamente sussidiata con forte beneficio per i mediocri e i padroni delle cattedre che vivono di rendita sui trasferimenti pubblici, e non certo sulle capacità delle loro università di valorizzare e vendere la ricerca al privato ottenendone lauti compensi».

«INCENTIVI MARGINALI ALLE START UP». Anche sull’università infatti «il precedente governo ha elargito, come al solito, finanziamenti a “pioggia” con valutazioni dei prodotti della ricerca, alla base delle classifiche per l’attrazione di fondi pubblici, a dir poco discutibili. Per non dire poi dei pochi incentivi o meccanismi di stimolo all’investimento in start up. Se guardiamo nel dettaglio questi incentivi troviamo interventi marginali e spesso mal calibrati».

«PROGETTO TROPPO POCO IMMEDIATO». Nulla di buono quindi da parte del governo? «Qualche progetto di lungo termine dotato di visione strategica è stato avvallato, come lo Human Technopole, con un possibile forte indotto sul connubio ricerca-start up. Ma in realtà il governo uscente non vi ha immediatamente fatto confluire ampie risorse, ma ha di nuovo presentato come “odierno e immediato” un progetto che andrà a essere realizzato nel futuro. Il governo si è impegnato infatti a dedicare al progetto Human Technopole 100 milioni di euro all’anno per 10 anni. Ma se è davvero un progetto strategico perché questo miliardo non è stato subito messo sul tavolo?».

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