BORRELLI
14 Febbraio Feb 2018 1201 14 febbraio 2018

M5s, i veri motivi dell'addio di Borrelli al M5s

Nessun problema di salute. Né scandali all'orizzonte. Il socio di Rousseau da mesi si diceva deluso della nuova linea del Movimento a trazione Di Maio-Casaleggio. E dopo lo strappo di Grillo ha semplicemente sbattuto la porta.

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Il mistero dell'addio di David Borrelli al M5s forse non è così misterioso. Sicuramente nulla a che fare con «problemi di salute» ventilati nella nota con cui il Gruppo comunicazione 5 stelle ha ufficializzato il suo passaggio ai Non iscritti né tantomeno con la bufera dei bonifici mancanti o annullati che sta scuotendo il Movimento, se non per una sfortunata tempistica.

IL NUOVO CORSO. A confermarlo è stato lo stesso eurodeputato che ha rotto il silenzio con un post su Fb. «Non ho problemi di salute e non ne ho mai accennato», ha scritto nella serata di mercoledì. «Per 13 anni il Movimento è sempre stato la mia casa, l’ho visto nascere e ho avuto il privilegio di assistere molto da vicino a tutte le tappe di questa avventura. Ora è arrivato per me il momento di cambiare percorso. Nella vita mi sono sempre occupato con grande intensità di imprenditori e risparmiatori. Per questo ho deciso di aderire ad un nuovo progetto: un movimento, che nascerà a breve, e che si occuperà proprio di imprenditori e risparmiatori. Lo devo a loro, lo devo alla mia vita».

Ieri ho preso una decisione difficile che merita qualche spiegazione, perché sto leggendo troppe fantasiose...

Geplaatst door David Borrelli op woensdag 14 februari 2018

Un post conciliante e rivolto tutto al futuro. In cui però Borrelli non spiega le ragioni di un addio così traumatico. Una rottura che invece si sarebbe consumata - e il condizionale è d'obbligo - a causa di divergenze di natura squisitamente politica con la gestione di Di Maio e Casaleggio. E non recenti.

TRA SFOGHI E MESSAGGI. Da tempo infatti l'eurodeputato, protagonista tra l'altro della fallita trattativa con l'Alleanza dei democratici e dei liberali per l'Europa (Alde) - «Caro David, non abbiamo da rimproverarci nulla», lo rassicurò Beppe Grillo - si lamenterebbe con amici e colleghi della deriva presa dai 5 stelle, minacciando di mollare tutto e mandare il Movimento a quel paese. Post su Facebook, messaggi privati, sfoghi. I pezzi si incastrano uno a uno tanto da fare apparire lo strappo col Gruppo europeo del M5s un finale quasi scontato. Solo lunedì Borrelli si sarebbe confidato in aereo con il collega montebellunese di Direzione Italia Remo Sernagiotto. «In aereo», ha raccontato Sernagiotto al Corriere delle Alpi, «mi accennava a un suo disagio, diceva che erano cambiate molte cose e non si riconosceva più nel Movimento. Ma pareva uno sfogo del momento...».

QUEL POST NOSTALGICO. Un malessere espresso in numerose altre occasioni. Basta scorrere la sua bacheca Facebook. Il 24 ottobre 2017 Borrelli (uno dei primi consiglieri M5s eletti nel 2008) aveva scritto un post "nostalgico" sulle origini del M5s, dall'avvicinamento al Blog di Grillo fino all'organizzazione dei primi MeetUp. Il messaggio si conclude così: «Abbiamo circa 130 persone al parlamento, e 15 in Europa. Abbiamo sindaci e consiglieri regionali. Ma in questi ultimi anni anzichè parlare alle persone abbiamo parlato a noi stessi e tra noi. Litigandoci la presenza di uno o l'altro come fosse un trofeo da esporre. Più sei famoso più ti voglio, e più ti voglio più diventi famoso». E, ancora: «Ha ragione Beppe Grillo, come sempre, abbiamo sbagliato qualcosa. Non è troppo tardi però, possiamo ancora cambiare, basta fare due passi indietro, necessari per capire da dove veniamo, e di slancio farne tre avanti. La meta è vicina, e io sono trevigiano, il rugby ce l'ho nel sangue». A vedere com'è finita, per il "pilone" Borrelli non solo non c'è stata nessuna meta. Anche il Terzo Tempo si è rivelato tutt'altro che una festa.

DAL BLOG A OGGI Era il 2005 quando cominciai a leggere il blog di Beppe Grillo. Era lo stesso anno quando cominciai l'...

Geplaatst door David Borrelli op dinsdag 24 oktober 2017

Vero è che le stelle polari di Borrelli all'interno del M5s si sono spente una a una. Dopo la morte di Gianroberto Casaleggio, a lui vicinissimo, sono cominciati gli screzi con Davide, confermati mercoledì anche da fonti del Parlamento Ue. Un gelo che si sarebbe inasprito dopo l'accusa di aver fatto assumere la fidanzata alla collega europarlamentare Isabella Adinolfi. Una parentopoli sempre smentita da Borrelli che assicurò di non aver mai esercitato alcuna pressione. Fino ad arrivare al colloquio col Foglio del 4 gennaio di quest'anno sugli assetti dell'Associazione Rousseau.

LE PRESE DI DISTANZA DA ROUSSEAU. «Sono in quell’associazione perché Beppe mi ha chiesto di esserci, ma è come se non ci fossi», ammise. Poi alla domanda sulla gestione del denaro, tagliò corto: «Tutti gli incarichi sono intestati a Davide Casaleggio, bisogna chiedere a lui». Parole che furono bollate - e non poteva essere altrimenti - come uno scivolone. E che invece in questo racconto parallelo assumono tutta un'altra luce. Forse, suggerisce chi conosce l'europarlamentare da tempo, si era stancato di fare da «paravento» a dinamiche che, di fatto, gli erano estranee.

ANTAGONISTA AL DUO DI MAIO-CASALEGGIO JR. La distanza di Borrelli da Casaleggio jr sarebbe diventata irreversibile con il divorzio di Beppe Grillo dal M5s (che il comico e Garante del M5s ha sempre smentito) e il lancio del nuovo Blog staccato dalla Casaleggio. Insomma Borrelli, tra l'altro giunto al suo secondo mandato, si sarebbe sentito un pesce fuor d'acqua nel partito a trazione Di Maio-Casaleggio jr e avrebbe deciso di uscirne «non condividendo modi e obiettivi della nuova linea». E se ora «non si trova», né dai cronisti né tantomeno dalle Iene, è solo - assicurano sempre fonti a lui vicine - perché «ha deciso di staccare la spina per qualche giorno». Almeno così è stato fino alla sera del 14 febbraio.

David Borrelli.

Solo una tessera di questo puzzle non tornava: la motivazione surreale contenuta nella nota a firma della capo delegazione Laura Agea e cioè «motivi di salute». Giustificazione che, come era prevedibile, ha sollevato un polverone, con attivisti delusi e incazzati pronti ad azzannare colui che ormai percepiscono come l'ennesimo ortodosso "traditore", sulla scia di Carlo Martelli e Andrea Cecconi. Del resto nel 2013 proprio Borrelli - all'epoca solo consigliere comunale di Treviso - venne denunciato per stalking dalla deputata Paola De Pin (poi uscita dal M5s) con l'accusa di averle inviato messaggi "intimidatori" in cui le chiedeva di rendicontare. Poco importa se la querelle si risolse con l'archiviazione perché il fatto non sussisteva.

LE INSINUAZIONI E LA MINACCIA DI QUERELA. Quel «motivi di salute», smentito poi da Borrelli, suonava poi così simile ai «motivi personali» con cui, dopo essere stati pizzicati da Le Iene, Cecconi e Martelli avevano annunciato su Facebook il loro passo indietro, prima di eclissarsi dai social. Borrelli però non aveva scritto nulla di tutto questo. Anzi, si era espresso solo per minacciare querele. «Leggo nella rassegna stampa odierna che in alcuni giornali sono riportate invenzioni fantasiose, pure illazioni pesantemente diffamatorie che citano circostanze mai avvenute, e che mi indicano come autore di condotte che non ho mai tenuto. Ovviamente gli autori saranno chiamati a risponderne». Il riferimento è alle voci che gettano ombre su due abitazioni che Borrelli possederebbe a Bruxelles e Strasburgo e sulle spese di ristrutturazione della sede di una delle sue società, la Trevigroup, a Treviso. Secondo le cronache poi, anche nei versamenti del Gruppo M5s Europa ci sarebbero degli ammanchi, nonostante gli europarlamentari, liberi dal vincolo di tagliarsi lo stipendio, abbiano deciso di versare 1000 euro al mese ciascuno al Fondo per le Pmi. Borrelli dal canto suo ha negato tutto. A più riprese.

LA GUERRA DI POTERE NEL MOVIMENTO. E anche le ragioni dell'addio - i «motivi di salute» - sarebbero farina del sacco della Comunicazione ufficiale pentastellata. L43 ha chiesto spiegazioni senza avere ancora ricevuto una risposta. Non solo. Martedì 13 gennaio, nel pomeriggio, l'ufficio di Borrelli a Bruxelles si è trincerato dietro un: «Non siamo stati messi al corrente». Mentre il diretto interessato si trovava in Italia. Se questa storia parallela non si incrocia con la cosiddetta rimborsopoli 5 stelle, rientra però nella guerra sotterranea che sarebbe in corso all'interno del partito. Da una parte il blocco Di Maio-Casaleggio che si gioca tutto il 4 marzo e dall'altra l'anima movimentista (o quello che ne è rimasto). Che sarebbe pronta a seguire in caso di non vittoria elettorale il "vecchio" comico e il suo Vaffa.

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