Huawei
15 Febbraio Feb 2018 2030 15 febbraio 2018

No degli Usa a Huawei: cosa c'è dietro la Guerra fredda digitale

Sei direttori di altrettante agenzie d'intelligence statunitensi hanno sconsigliato l’uso degli smartphone cinesi. Per paura che funzionino da cavalli di Troia per i Servizi segreti di Pechino. Il duello.

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Botta e risposta serrati tra i vertici dell'intellingence Usa e quelli di Huawei e Zte, i colossi della telefonia mobile made in China. Sei direttori di altrettante agenzie statunitensi, inclusi i capi di Fbi, Nsa e Cia, hanno ufficialmente sconsigliato l’uso degli smartphone dei produttori cinesi Huawei e Zte da parte dei consumatori americani. Le dichiarazioni da guerra fredda digitale sono arrivate durante un’udienza pubblica al Senato, in cui alcuni senatori hanno proposto di vietare la vendita e il leasing di apparecchi cinesi al governo statunitense.

LA DIFESA: «NON SIAMO UN RISCHIO». Huawei ha risposto alle accuse sostenendo di non rappresentare un rischio maggiore di qualsiasi altro produttore. «Siamo al corrente di una serie di attività governative negli Usa volte a inibire le possibilità di business di Huawei sul mercato statunitense», ha detto un portavoce dell’azienda di Shenzhen. «I governi e i consumatori di 170 Paesi nel mondo si fidano di Huawei; non siamo un rischio per la sicurezza informatica superiore a quello di qualsiasi altro produttore». Un'affermazione che secondo i critici è completamente vera in tempo di pace, ma che potrebbe essere facilmente smentita se mai i due Paesi entrassero in guerra.

Il presidente cinese Xi Jinping col fondatore di Huawei Ren Zhengfei.

La preoccupazione statunitense è che i dispositivi delle aziende cinesi possano agire come cavalli di Troia per i servizi segreti di Pechino. Edward Snowden ha dimostrato al mondo di cosa stiamo parlando e i direttori delle agenzie di intelligence americane probabilmente lo sapevano ben da prima.

IL FONDATORE È UN EX UOMO DI STATO. Ad aggravare il quadro, il 74enne Ren Zhengfei è stato un ingegnere dell'Esercito di liberazione popolare fino al 1983, ha poi lavorato per un'azienda petrolifera di Stato e, solo nel 1987, fondato Huawei che oggi, a 30 anni di distanza, fattura oltre 90 miliardi di dollari all'anno e impiega 180 mila persone in tutto il mondo.

Secondo gli Usa i prodotti del gruppo Huawei potrebbero rivelarsi meno sicuri di altri e addirittura progettati per permettere accessi non autorizzati e furti di dati

Non è la prima volta che da diversi settori del governo Usa emerge la tesi che i prodotti del gruppo potrebbero rivelarsi meno sicuri di altri e addirittura progettati per permettere accessi non autorizzati e furti di dati da parte di terzi per via dei presunti legami di quest’ultimo con il governo di Pechino.

APPENA SFUMATO L'ACCORDO CON AT&T. A gennaio 2018 il colosso cinese si è visto sfumare tra le mani l'accordo con At&t, il secondo operatore telefonico Usa. Un contratto non indifferente se si pensa che il 90% degli smartphone sono venduti a seguito di tariffe speciali o abbonamenti telefonici. Secondo quanto riportato da Reuters, il governo Usa avrebbe fatto pressioni perché questo avvenisse, così come le avrebbe fatte a Verizon, un altro operatore telefonico.

AZIENDA CON "LO SPIRITO DEL LUPO". Ovviamente Ren non si è dato per vinto. «Il mercato americano presenta sfide uniche», ha commentato in un comunicato stampa. «Le cadute non vengono conteggiate, dobbiamo rialzarci e tornare a combattere». È dal 2011 che il governo americano gli mette i bastoni tra le ruote e la sua azienda è da sempre conosciuta per portare avanti “lo spirito del lupo”: famelico, tenace e capace di lavorare in gruppo. Già nell'agosto del 2012 l'Economist gli aveva dedicato una copertina: "Chi ha paura di Huawei?". Ora la risposta è chiara: gli Stati Uniti.

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