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15 Febbraio Feb 2018 0921 15 febbraio 2018

L'Italia è leader energetica nel Mediterraneo, ma nessuno lo dice

Il blocco navale turco alla piattaforma Eni certifica la supremazia. Che Erdogan sta provando a scalfire. Mentre alle nostre spalle regna l'eterna ignavia dell’Unione europea.

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L’Italia è diventata leader energetica nel Mediterraneo e per un apparente paradosso il blocco navale turco a cui è sottoposta da due giorni al largo di Cipro la piattaforma Eni Saipem 12000 illustra questa supremazia. La piccola flotta militare turca che impedisce a questa piattaforma di raggiungere le coste di Cipro accompagnata dalle intollerabili e roboanti minacce di Recep Tayyip Erdogan al nostro Paese consacrano questo ruolo.

ENI HA "FATTO FILOTTO" SUI GIACIMENTI. Stranamente l’orgoglio nazionale, anche questa volta, non emerge, ma è fuori discussione che la nostra Eni ha “fatto filotto” nello sfruttamento delle fonti energetiche del Mediterraneo, perché ha scoperto l’immenso giacimento Zohr davanti alle coste dell’Egitto (che si appresta a diventare un grande player energetico) e ha partecipato in pieno alla scoperta dei giacimenti Leviathan e Tamar davanti alle coste di Israele e del giacimento Aphrodite nella “zona di interesse economico” di Cipro.

Nuove prospezioni e trivellazioni stanno forse per regalarci la scoperta di altre consistenti fonti energetiche

Peraltro la piattaforma italiana bloccata dalla flottiglia turca stava dirigendosi in una posizione molto vicina alla costa cipriota, segno che nuove prospezioni e trivellazioni stanno forse per regalarci la scoperta di altre consistenti fonti energetiche.

"STROZZATURA" POLITICA DELLA TURCHIA. A tutto questo si accompagna il faraonico progetto EastMed, un mega metanodotto sottomarino lungo addirittura 1.300 chilometri che dovrebbe portare il metano mediterraneo in Europa, evitando la “strozzatura” tutta politica di una Turchia che approfitta con Erdogan della sua posizione geografica (la fondamentale Tap passa proprio per l’Anatolia) per imporre condizioni geopolitiche a un’Europa costretta all’approvvigionamento energetico dalla Russia e dall’Azerbaigian.

Il presidente turco Erdogan col premier italiano Gentiloni.

ANSA

Il rafforzamento del “peso” del nostro Paese nel Mediterraneo orientale, conseguente a questa sua leadership energetica, è dunque tanto indiscutibile quanto consistente. Purtroppo, e come sempre, deve essere gestito senza avere alle spalle il contributo e il valore enorme - ma solo in teoria - di una Unione europea che continua invece a vedere Francia e anche Germania badare solo ai propri interessi, rifiutando recisamente una politica energetica a gestione collettiva e continentale. Il ritardo e i dubbi sull’indispensabile finanziamento di 50 miliardi per il metanodotto EastMed, che può essere a carico solo dell’Ue, sono ampiamente prova di questa eterna ignavia dell’Unione.

DISSAPORI TRA ERDOGAN E GENTILONI. Con tutta evidenza Erdogan, con queste sue ultime mosse - precedute dai dissapori proprio su questi temi nei suoi colloqui romani col premier Paolo Gentiloni - attacca oggi l’Italia per contestarne il ruolo. Sinora la Turchia - scarsissima produttrice di energia sia metanifera sia petrolifera - ha sfruttato fino in fondo la sua posizione geografica - che obbliga i metanodotti russi e asiatici a utilizzarla per portare il gas e il petrolio iracheno in Europa - per “tenere banco”, per pesare nella gestione energetica, anche dell’Europa.

ABBIAMO UN PATRIMONIO PREZIOSO. L’Italia però insidia questo ruolo turco, anche grazie alla sua ricerca e al suo potente apparato industriale gestito dal gruppo Eni, in posizione leader non solo nelle prospezioni e nella distribuzione, ma anche nella tecnologia per costruire metanodotti. Un patrimonio prezioso a disposizione della nostra politica estera. E della nostra economia. Ma siccome questo è un quadro esaltante dei successi dell’Italia, nessuno da noi ne parla.

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