Mazzette di banconote
Aggiornato il 22 febbraio 2018 21 Febbraio Feb 2018 1858 21 febbraio 2018

Voto di scambio: pratiche della corruzione da Nord a Sud

Il prezzo di un voto va dai 30 ai 50 euro. Ma c'è chi promette buoni benzina. Spese al supermercato. E persino abbonamenti in palestra. Da Nord a Sud, viaggio tra impresentabili e mercimonio elettorale. L'inchiesta in collaborazione con Riparte il futuro. 

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Inchiesta realizzata grazie al contributo di Riparte il Futuro

Con l'orazione Pro Murena, Cicerone difende e salva l’amico console Lucio Lucino Murena dall’accusa di corruzione elettore, replicando a Catone Uticense che non fosse possibile parlare di voto di scambio considerato che il suo assistito era solito offrire giochi e banchetti con una certa leggerezza.
Era davvero possibile dimostrare, si chiede l’Arpinate, che i suoi ospiti fossero prezzolati con quei baccanali? Duemila anni dopo il legislatore italiano ha ribaltato il concetto: siccome la corruzione elettorale è un reato di “pericolo astratto”, essa si realizza anche se non si verifica lo scambio di beni o di prestazione alla base del patto criminale tra le parti. È sufficiente la promessa di soldi o di un lavoro del candidato all’elettore per avere il suo voto oppure basta l’offerta dell’elettore di modificare il proprio consenso in cambio di un beneficio.

Nel 2017, la Terza sezione penale della Cassazione, con la sentenza 39064/17, ha confermato l’applicazione più estensiva dell’articolo 86 della legge 579 del 1960. Quello che prevede che «chiunque, per ottenere, a proprio od altrui vantaggio, la firma per una dichiarazione di presentazione di candidatura, il voto elettorale o l'astensione, dà, offre o promette qualunque utilità a uno o più elettori, o, per accordo con essi, ad altre persone, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni, anche quando l'utilità promessa sia stata dissimulata sotto il titolo di indennità pecuniaria data all'elettore per spese di viaggio o di soggiorno o di pagamento di cibi e bevande o rimunerazione sotto pretesto di spese o servizi elettorali». Idem avviene se è «l’elettore, che, per dare o negare la firma o il voto, ha accettato offerte o promesse o ha ricevuto denaro o altra utilità».

BASTA LA PROMESSA. Nello stesso anno, l’Alta Corte ha reso definitiva la condanna a 8 mesi di reclusione e a 12 mila euro nei confronti di un elettore che aveva promesso a un candidato tre voti in cambio dell’assunzione del fratello. Cosa avvenuta soltanto in parte, perché il politico era riuscito - e poi dopo due anni dalle elezioni - soltanto a trovare un contratto a tempo determinato di appena tre mesi. Eppure, ha rilevato l’estensore della Terza, la legge «prescinde completamente dalla realizzazione del pactum sceleris».
Come si vede, la normativa italiana è molto stringente: ma è stata davveor sufficiente a garantire il corretto esito elettorale? A debellare il cancro del voto di scambio? A leggere gli studi in materia e le cronache dei giornali, non si direbbe.

Il partito della corruzione esiste, e muove il 4% dei voti del Paese

L'associazione Libera ha denunciato che in Italia esiste il «partito della corruzione», ed è in grado di muovere almeno il 4 % del consenso del Paese. Quindi un pacchetto di voti essenziale per vincere, in una fase storica nella quale i tre poli in lizza il prossimo 4 marzo sono appaiati e l’astensione supera il 30%. L’associazione di Don Ciotti è arrivata a questa stima partendo dalle rilevazioni dell’Istat, secondo la quale a oltre 1 milione e 700 mila cittadini (pari al 3,7% popolazione fra i 18 e gli 80 anni) sono stati offerti denaro, favori o regali per avere il loro voto alle elezioni amministrative, politiche o europee. Quasi 4 milioni di italiani, invece, hanno dichiarato di «conoscere personalmente parenti, amici, colleghi o vicini, ai quali è stato chiesto il voto in cambio di soldi o favori. Per la cronaca, il picco si è registrato in Puglia, con una percentuale del 23,7 % del campione. Il tema, comunque, è talmente nel caldo che il legislatore, nel testo del Rosatellum, ha inserito il cosiddetto “tagliando antifrode” per le schede elettorali: cioè un tagliando rimovibile con un numero progressivo, che sarà annotato prima che l’elettore entri nella cabina per votare, in modo da frenare l’uso di schede prestampate.

UN MERCATO SEMPRE PIÙ DINAMICO. Fatto sta che il mercato parallelo elettorale non soltanto è in crescita, ma si dimostra sempre più dinamico. Se il prezzo di un voto oscilla da Nord e Sud tra i 50 e i 30 euro (lo hanno dimostrato le inchieste contro l’ex assessore regionale lombardo Domenico Zambetti o le ultime aperte in Sicilia dopo le regionali), nascono nuove tecniche: per fare leggere alle ultime Regionali il figlio Armando, il parlamentare di Forza Italia, Luigi Cesaro, avrebbe promesso a un imprenditore amico anche una commessa in Asi (area di sviluppo industriale) del Casertano, l’assunzione di un impiegato alle poste e persino due abbonamenti in piscina.


BUONI BENZINA O SPESA AL SUPERMARKET. Ma la moneta di scambio più gradita è il posto lavoro, soprattutto verso i più giovani, da “consegnare” a elezione avvenuta. Come ha raccontato lo scrittore Roberto Saviano, però, negli ultimi anni il mercimonio si è realizzato anche attraverso «spese pagate ai supermercati per un due settimane/un mese. Sconti sulla benzina (fatti soprattutto dalle pompe di benzina bianche). Bollette luce, gas, telefono pagate. Ricariche dei telefonini». L'autore di Gomorra ha sottolineato anche il ruolo del “capo-palazzo”, cioè «un personaggio non criminale che riesce a convincere le persone che solitamente non vanno a votare a votare per un tal politico. E come prova del voto dato bisogna mostrare la foto della scheda fatta col telefonino».

Le indagini, poi, si sono dimostrate quanto più trasversali si potesse pensare: non sono stati risparmiati alcun partito e alcuna area geografica del Paese. Al processo aperto lo scorso novembre contro l’ex assessore forzista di Novara Raimondo Giuliano, i pubblici ministeri (pm) sostengono che il politico avrebbe promesso senza fare troppo differenze posti di lavoro in società di catering, appalti in lavori pubblici, alloggi di edilizia residenziale e soprattutto, posti in asili o centri estivi, in cambio del voto. In Toscana è finito indagato per corruzione il capo di gabinetto del governatore Enrico Rossi, Ledo Gori. Secondo i pm della procura di Pisa avrebbe garantito a due medici di fare carriera nel loro ospedale in cambio di voti per aiutare un consigliere alle elezioni regionali del 2005. Rossi, estraneo all’inchiesta, ha dichiarato di non avere «dubbi, come tutti coloro che lo conoscono, sulla onestà e la correttezza di Gori».


IL CASO CAMPANIA. Come detto, l’anno si è aperto con un’inchiesta giudiziaria della procura di Napoli Nord, che mette nel mirino la dinasty dei Cesaro, plenipotenziari di Forza Italia in Campania. Alle Regionali del 2015 il padre Giggino per garantire l’elezione del figlio Armando (poi salito con 27bmila voti) avrebbe promesso mari e monti. Armando Cesaro si dice «tranquillo e innocente», ma con lui i pm hanno indagato per corruzione elettorale altre 29 persone, comprese la consigliera regionale azzurra, Flora Beneduce, che avrebbe promesso soldi in cambio di 300 voti: 1.000 euro subito e 10 mila da pagare a urne chiuse.


IL CLAN DE LUCA. Nel novembre di due anni fa Vincenzo De Luca, allora come oggi governatore della Campania, riunì in un albergo circa 300 tra amministratori e dirigenti locali del Pd. Un mese dopo si sarebbe tenuto il referendum costituzionale e De Luca dal palco sbraitò che bisognava convincere gli indecisi «a colpi di fritture di pesce» come faceva il suo sodale Franco Alfieri. I pm della Procura di Napoli prima aprirono un fascicolo per voto di scambio, poi, lo scorso ottobre, chiesero l’archiviazione per De Luca e Alfieri. Nella richiesta di archiviazione si legge però che un testimone ha riferito che, «nonostante il tenore scherzoso e goliardico del discorso del governatore, al termine dell'incontro elettorale molti dei partecipanti» si sarebbero diretti verso «il banco dei relatori ad assumere dettagliate informazioni sulle modalità da seguire nel raccoglimento del numero dei voti e nella successiva comunicazione dei voti assicurati da trasmettere via fax all'ufficio stampa della Regione, come richiesto» da De Luca durante il suo discorso. Cosa, per la cronaca, mai avvenuta

Lo scorso 31 marzo l’ex presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo, si è visto ridurre in secondo grado da 6 anni e 8 mesi a 2 anni la condanna. Ma è cambiato anche il reato: non più concorso esterno in associazione mafiosa, ma voto di scambio. Nel primo processo il gup Rizza aveva scritto nelle motivazioni che l’ex governatore aveva «sollecitato, direttamente o indirettamente, i vertici di Cosa nostra a reperire voti per lui e per il partito per cui militava ingenerando nei medesimi il convincimento sulla sua disponibilità a assecondare la consorteria mafiosa nel controllo di concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici». Secondo i giudici di secondo grado, Lombardo non avrebbe avuto un ruolo in queste relazioni. Da qui la condanna “soltanto” per corruzione elettorale.

25 EURO A SCHEDA. Ma l'elenco è ancora molto lungo. Un avviso di garanzia è arrivato al viceministro alle Infrastrutture e ai trasporti, Umberto Del Basso De Caro, dalla procura di Benevento, che gli ha imputato i reati di tentata concussione e voto di scambio. La moglie del politico, in un’intercettazione telefonica, avrebbe detto al marito che una sua collega le avrebbe chiesto un aiuto per fare carriera, in cambio di consensi. L’esponente sannita del Pd ha respinto gli addebiti. A Palermo Edy Tamajo, recordman di preferenze alle Regionali nel centrosinistra nel capoluogo siciliano, avrebbe comprato parte dei suoi 14 mila voti. L’esponente di Sicilia Futura respinge le accuse, ma secondo la locale procura - che gli inviato un avviso di garanzia - avrebbe pagato circa 25 euro per ogni scheda col suo nome sopra.


TUTTI I PARTITI COINVOLTI. Sempre in Sicilia, secondo la procura di Catania, proprio un anno fa l'uscente sottosegretario per Politiche agricole alimentari e forestali Giuseppe Castiglione è stato rinviato a giudizio per turbativa d’asta e corruzione elettorale per il Cara di Mineo, il più grande d’Europa, in qualità di soggetto attuatore del Centro accoglienza richiedenti asilo. I pm ritengono che alcuni imprenditori interessati agli appalti della struttura gli avrebbero garantito anche pacchetti voti. Il politico, molto vicino ad Alfano, si è sempre detto innocente. Un caso di voto di scambio ha sfiorato anche il Movimento 5Stelle a Quarto, paese del Napoletano commissariato nelle scorse settimane. La cittadina a Nord di Napoli è assurta agli onori della cronaca nazionale perché l’ex sindaco Rosa Palumbo (subito espulsa dal Movimento) sarebbe stata ricattata da un ex consigliere comunale per un abuso edilizio commesso dal marito, poi indagato per falso e violazione delle norme edilizie dalla procura di Napoli. Sempre i magistrati, in alcune intercettazioni, avrebbero registrato prima delle elezioni il figlio di un imprenditore di pompe funebri locali che diceva al telefono: «Anche le vecchie di ottant'anni devono mettere la X sul Movimento Cinque Stelle».

La lista degli impresentabili

Se questo è il recente passato, il futuro, soprattutto quello prossimo, non fa meglio sperare, almeno a guardare le liste per le elezioni politiche del 4 marzo. In Lombardia si fronteggiano per il centrodestra l’ex governatore Roberto Formigoni (sei anni per corruzione in primo grado) e il piddino Franco D’Alfonso, accusato di aver chiesto voti alle cosche per le prossime regionali. In Liguria Vito Vattuone, segretario regionale del Pd, attende l’avvio di un processo per peculato in relazione all’inchiesta sulle “spese pazze” in Regione. In un’altra tranche della stessa inchiesta sono finiti i leghisti Eduardo Rixi e Francesco Bruzzone.


DALLA CAMPANIA ALLA PUGLIA. In Campania sono stati candidati alle politiche i già citati, e indagati, Luigi Cesaro, Flora Beneduce, Franco Alfieri e Umberto Del Basso Caro. Nel Pd in lizza ci sono pure Piero De Luca (indagato per bancarotta fraudolenta) e Nicola Marrazzo (peculato per i rimborsi elettorali). In Calabria l’azzurro Antonio Daffina, rinviato a giudizio per turbativa d’asta, falso, abuso d’ufficio e truffa aggravata nella gestione dei fondi ex Gescal. In Abruzzo è sceso in campo, nonostante l’incompatibilità col suo ruolo, il governatore Luciano D’Alfonso, accusato a vario titolo di corruzione, abuso d’ufficio e turbativa d’asta. In Molise l’ex presidente regionale Michele Iorio è stato da poco condannato a sei mesi in appello per abuso d’ufficio. Lo scorso 22 gennaio la Corte di Cassazione ha chiesto un nuovo processo per concorso esterno in associazione mafiosa (reato dal quale è già stato assolto in passato) per l’ex senatore Antonio D'Alì, ma questo non gli ha impedito di ricandidarsi in Senato per Forza Italia in Sicilia. In Sardegna gli azzurri puntano su Ugo Cappellacci, già condannato in primo grado per bancarotta fraudolenta.


OTTO IMPRESENTABILI ELETTI IN SICILIA. In quest’ottica le prove generali sono state fatte alle regionali siciliane dello scorso anno. In lista sono stati inseriti 17 impresentabili: otto di loro sono stati eletti. Uno, Cateno De Luca, deputato regionale eletto per l’Udc, è stato arrestato due giorni dopo la chiusura delle urne con l'accusa di essere tra i promotori di un'associazione a delinquere finalizzata a una rilevante evasione fiscale, quantificata in circa 1.750.000 euro. Dopo di lui sono stati indagati altri quattro neoeletti.
Il quotidiano la Repubblica ha calcolato che alle ultime regionali siciliane i candidati con inchieste e processi giudiziari aperti hanno racimolato qualcosa come 110mila voti. Di questi 84 mila sono andati al centrodestra e hanno permesso al neo governatore Nello Musumeci (che aveva fatto un appello per non votare gli impresentabili) di avere la maggioranza all’Ars.

Riparte il futuro è un'organizzazione indipendente e apartitica che lotta contro la corruzione promuovendo la trasparenza e la certezza del diritto. Per le elezioni politiche 2018, Riparte il futuro lancia una petizione chiedendo ai candidati di tutte le forze politiche di rendersi trasparenti sul proprio portale fornendo cv, status giudiziario, conflitti di interessi, reddito e patrimonio dei candidati, e di rendere la trasparenza delle candidature un obbligo di legge. La trasparenza è fondamentale per poter votare in maniera consapevole e per consolidare il patto di fiducia con gli elettori.

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