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5 Marzo Mar 2018 1600 05 marzo 2018

Cuocolo: «Improbabile che Mattarella scelga Di Maio o Salvini»

Pre-incarico, mandato esplorativo, consultazioni. Il presidente deve cercare una figura che coaguli attorno a sé una maggioranza. Ma M5s e Lega non attirano altri voti. L'analisi del costituzionalista.

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Nella notte di domenica 4 marzo 2018 Alessandro Di Battista, a nome del Movimento 5 stelle, ha spiegato che dopo il voto «tutti dovranno parlare con noi», lasciando così intendere la centralità dei grillini per la formazione del nuovo governo. Per quanto riguarda il centrodestra, l'accordo intorno alla coalizione era chiaro: a esprimere il candidato premier sarebbe stato il leader del partito con più voti, ossia Matteo Salvini.

MANCANO I NUMERI PER UNA MAGGIORANZA. Tuttavia Forza Italia e Lega non hanno i numeri per una maggioranza autonoma, così come non ce l'ha il M5s. Cosa può fare quindi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella? A chi darà l'incarico di formare un governo? Quali sono i precedenti?

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

ANSA

Abbiamo chiesto un parere al costituzionalista Lorenzo Cuocolo, ordinario all'Università di Genova. «In sostanza», spiega a Lettera43.it, «si ritorna allo schema della Prima Repubblica. Le strane figure previste nei manuali di Diritto costituzionale, cioè il pre-incarico e il mandato esplorativo, potrebbero tornare di attualità».

PRIMA I PRESIDENTI DELLE CAMERE. Prima di parlare di questo, però, è necessario un passo indietro. Le nuove Camere entrano in funzione entro 20 giorni dal voto, quindi il 23 marzo. A quel punto, il primo loro atto è la nomina dei rispettivi presidenti. Per il presidente della Camera, dal quarto scrutinio in poi per la sua nomina è sufficiente la maggioranza semplice. Per il Senato, nelle prime due elezioni serve la maggioranza assoluta dei senatori, nella terza dei senatori presenti, dalla quarta in poi si va al ballottaggio tra i due più votati.

AD APRILE CONSULTAZIONI AL VIA. Nel giro di 3-4 giorni, insomma, dovremmo avere i due presidenti e si formeranno i gruppi parlamentari. A fine marzo-primi di aprile - c'è la Pasqua di mezzo - iniziano le consultazioni dopo le dimissioni (praticamente sicure, a questo punto) del governo Gentiloni.

Non c'è nessun obbligo o prassi di dare l'incarico per il governo al partito che ha preso più voti. L'opzione Di Maio anzi è improbabile

Lorenzo Cuocolo, costituzionalista

Dopo aver incontrato i presidenti di Camera e Senato e l'ex capo dello Stato Giorgio Napolitano, il presidente della Repubblica deve vedere quindi i gruppi parlamentari - che potrebbero presentarsi singolarmente o in coalizione - e, al termine, fare la prima mossa per la formazione del nuovo governo.

SECONDA REPUBBLICA SORPASSATA. La cosiddetta Seconda Repubblica ci aveva abituato al fatto che, per prassi, la prima e più naturale scelta per formare un governo fosse quella del capo della coalizione che aveva preso più voti: è successo così con Berlusconi nel 1994, nel 2001 e nel 2008, con Prodi nel 1996 e nel 2006, per fare alcuni esempi. Se però non c'è una maggioranza chiara a cui fare riferimento, il quadro si complica e non è detto che Mattarella indichi subito un presidente del Consiglio incaricato.

MOVIMENTO TROPPO ISOLATO. Cuocolo ricorda: «Non c'è nessun obbligo scritto né di prassi di dare l'incarico al primo partito. Mattarella deve dare l'incarico al soggetto che secondo la sua valutazione è più in grado di coagulare attorno a sé una maggioranza. In questo senso è improbabile che venga dato l'incarico a Di Maio, soprattutto se permane un sostanziale isolamento del Movimento».

Luigi Di Maio.

ANSA

A questo punto Mattarella potrebbe scegliere la strada del mandato esplorativo oppure del pre-incarico. Il mandato esplorativo è il mandato assegnato a una figura istituzionale, il più possibile super partes, perché sondi le volontà dei gruppi parlamentari e individui per conto del presidente della Repubblica una possibile maggioranza attorno cui formare il governo.

PRE-INCARICO A BERSANI NEL 2013. Il pre-incarico, invece, è un incarico informale dato a un esponente politico che probabilmente andrà a formare il nuovo governo, ma che non viene investito da un incarico ufficiale per non essere bruciato. Fu investito di un pre-incarico, per esempio, il leader del Pd Pier Luigi Bersani dopo aver "non vinto le elezioni" del 2013. Ma pre-incarichi sono stati assegnati, per rimanere agli anni più recenti, nel 1998 a Romano Prodi (che rinunciò) e poi a Massimo D'Alema.

La situazione è così complicata che Mattarella potrebbe ricorrere al mandato esplorativo. Solitamente si guarda ai presidenti di Camera e Senato

La situazione attuale è però così complicata che Mattarella potrebbe anche ricorrere al mandato esplorativo, come fatto da Cossiga con Nilde Iotti nel 1987. Difficile dire adesso chi potrebbe essere il profilo giusto per questo incarico. Solitamente si guarda ai presidenti di Camera e Senato.

MANDATO SUI GENERIS A MARINI NEL 1998. Un mandato esplorativo un po' sui generis fu quello dato nel 1998 al presidente del Senato Franco Marini che, qualora avesse trovato una quadra, avrebbe lui stesso formato il governo. Cosa che non accadde. Questo per dire quanto potrebbe essere complicato il quadro generale.

Il capo dello Stato deve adoperarsi per trovare una maggioranza qualsiasi essa sia, prima di rinunciare e avviare la strada che porta a nuove elezioni

«Il presidente molto difficilmente lascerà delle strade intentate», spiega Cuocolo. Su questo per altro la Costituzione è molto chiara: Mattarella deve adoperarsi per trovare una maggioranza qualsiasi essa sia, prima di rinunciare ed eventualmente avviare la strada che porta a nuove elezioni tramite lo scioglimento delle Camere.

UN ALTRO ESPONENTE DEL CENTRODESTRA? «Al momento», sostiene Cuocolo, «la strada più probabile mi pare un incarico a un esponente del centrodestra in grado di attirare altri voti fuori dalla coalizione». E quindi non per forza Salvini, indipendentemente dalle indicazioni date in campagna elettorale. Allo stesso modo, secondo Cuocolo «è improbabile un incarico a Di Maio. Dal punto di vista politico la palla è dei grillini, istituzionalmente no».

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