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6 Marzo Mar 2018 1701 06 marzo 2018

Kyenge: «Il razzismo della Lega non scompare con un senatore nero»

Toni Iwobi, responsabile dell'immigrazione del Carroccio, eletto a Palazzo Madama. L'ex ministro dell'Integrazione apre al dialogo, ma mette in guardia: «Nessuna illusione, in Italia l'intolleranza aumenta».

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Leghista e «négher». Così i compagni di partito apostrofano abitualmentente Toni Iwobi, primo senatore di colore dell'Italia repubblicana, iscritto al Carroccio da oltre 20 anni. Sui social impazzano le foto che lo ritraggono assieme a Matteo Salvini, attorniato da slogan contro «l'invasione», quasi a smussare l'immagine di partito nemico dell'immigrazione che la Lega si è cucita addosso negli anni. La stessa ragione dalla quale discende, con ogni probabilità, la scelta di Iwobi, 62enne di origini nigeriane, come responsabile immigrazione del Carroccio.

LE VECCHIE POLEMICHE CON IWOBI. Tra i primi a congratularsi col neo-senatore anche l'europarlamentare Cécile Kyenge, ex ministro dell'Integrazione del governo Letta nata in Congo e protagonista di accese battaglie in passato con diversi esponenti leghisti, a cominciare proprio dall'aspirante premier Matteo Salvini. Complimenti che Kyenge ribadisce a Lettera43.it, preferendo accantonare le divergenze di vedute con lo stesso Iwobi, che in più di un'occasione non aveva lesinato critiche all'ex ministro e al suo dicastero poi abolito, bollato senza mezzi termini dal leghista come «inutile».

Cécile Kyenge.

DOMANDA. Onorevole Kyenge, in Italia ha destato parecchio clamore l'elezione del primo senatore di origini africane da parte proprio della Lega.
RISPOSTA. Per prima cosa voglio congratularmi con Iwobi e augurargli buon lavoro. Operiamo su sponde diverse, è chiaro, ma mi auguro di poter portare avanti assieme un percorso comune verso la realizzazione di un'Italia accogliente.

D. Eppure, a giudicare dalle dichiarazioni passate, il tema dell'accoglienza non sembra una delle priorità del neo-senatore.
R. Abbiamo due visioni opposte, non lo nego, ma non per questo escludo di poter collabore a un cambiamento culturale che necessariamente deve nascere da posizioni diverse.

D. Lei stessa ha più volte utilizzato l'aggettivo «razzista» in riferimento al partito di Savini. Non teme che la Lega possa utilizzare la nomina di Iwobi per "rassicurare" gli italiani?
R.
Non si smette di essere razzisti per il semplice fatto di eleggere una persona di origini africane. La Lega non è nuova a strumentalizzare situazioni simili: lo ha già fatto in passato sbandierando la candidatura dei propri sindaci afrodiscendenti.

D. Resta il fatto che, a giudicare dalle prime reazioni, sono in tanti a riconoscere a Salvini di aver portato Iwobi a Palazzo Madama.
D. Dimenticando che, se si eccettua il Senato, il Partito democratico ha fatto passi in avanti molto prima. Non solo con l'ingresso della sottoscritta in parlamento, ma anche con quello di Khalid Chaouki nel 2013. (Ma a Montecitorio hanno occupato uno scranno anche Jean-Léonard Touadi, eletto nel 2008 con l'Italia dei Valori e Said Sbai, sempre nel 2008 con il Popolo della Libertà, ndr).

D. Nessun ripensamento, dunque, per quanto riguarda il suo giudizio sulla Lega.
R. Così com'è sbagliato discriminare una persona per il colore della pelle, lo è altrettanto pensare che sia quest'ultimo a determinare l'appartenenza politica. Iwobi è libero di dire la sua così come lo sono io di portare avanti le battaglie per cui non ho mai smesso di combattere.

D. Gli episodi di Macerata e di Firenze, con la comunità senegalese in rivolta per l'uccisione di un connazionale, la preoccupano per la crescente intolleranza del Paese?
R.
Purtroppo sono il frutto di una campagna di strumentalizzazione e di disinformazione sulla quale una buona fetta della politica italiana ha lucrato per guadagnare qualche voto in più. Il risultato è stato quello di ottenere un Paese ancor più xenofobo e razzista.

D. La spaventa che Matteo Salvini, da lei definito «un campione di razzismo», possa coltivare legittime ambizioni di essere il prossimo presidente del Consiglio?
R. Lo scenario è ancora troppo confuso al momento, preferisco non esprimermi su questa possibilità.

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