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12 Marzo Mar 2018 1445 12 marzo 2018

Forza Italia, aria di crisi per la nomina dei capigruppo

Berlusconi vorrebbe riconfermare Brunetta e Romani, almeno per il momento. Ma tra gli eletti crescono i malumori: «Le nomine siano messe al voto». È iniziato il post-Silvio tra gli azzurri subalterni alla Lega?

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Borbottii in sottofondo anche per il secondo partito grande sconfitto di queste elezioni dopo il Pd, cioè Forza Italia. Uscito decisamente ridimensionato dalla sfida con la Lega di Salvini, il partito di Berlusconi va alla scelta dei nuovi capigruppo in un clima di sfiducia e tensione. La scelta di fare il controcanto "moderato" dell'alleato e la mossa fuori tempo massimo di incoronare Antonio Tajani candidato premier non solo hanno allargato il solco con la Lega, ma hanno anche alimentato i malumori dentro il partito dove "successione" è una parolaccia che, prima o poi, deve essere affrontata.

Silvio Berlusconi.

Consapevole del clima fortemente surriscaldato, Berlusconi sarebbe orientato a proporre per la presidenza dei gruppi parlamentari gli attuali vertici: Renato Brunetta alla Camera e Paolo Romani al Senato. Una sorta di proroga che permetta di fermarsi un attimo prima di decidere quale strada prendere. Tra l'altro, mentre con Brunetta l'asse è saldo, con Paolo Romani il Cavaliere ha avuto dissapori e screzi negli ultimi mesi. Tuttavia, prudenza consiglia di tenere le bocce ferme.

RISCHIO FRONDE. Berlusconi però non ha fatto bene tutti i suoi conti: se proroga deve essere, mettiamo la decisione ai voti, è la proposta che sta circolando tra i neo-eletti e che potrebbe anche concretizzarsi in una richiesta formale. Tutto dipende dalla presa che Berlusconi riuscirà ad avere presso i suoi eletti. La corsa sul carro del vero vincitore, d'altronde, è già iniziata. Se è vero che nella compilazione delle liste la corrente di chi pensa a un nuovo partito più prossimo alla Lega è stata decisamente penalizzata, come dimostra il caso Liguria con l'accantonamento dei candidati più vicini al governatore Giovanni Toti, già oggi è chiaro che la fronda è tutt'altro che sopita.

Berlusconi, così, cammina su un filo molto sottile. Nell'intervista rilasciata alla Stampa, si dice convinto che la Lega non andrà verso i cinque stelle e che, allo stesso tempo, non ci sono i presupposti per un partito unico del centrodestra, divisi come sono da valori diversi. Intanto però per il primo giro di poltrone, le presidenze di Camera e Senato, Salvini mette un tavolo una ripartizione tra i due vincitori Lega-M5s che lascerebbe a bocca asciutta l'alleato forzista. Scenario che potrebbe far crescere nuovi malumori.

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