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Salvini Farage
13 Marzo Mar 2018 1630 13 marzo 2018

Salvini usa l'Ue come palco e si prepara già alle Europee 2019

Il leghista sfrutta l'europarlamento come trampolino da propaganda. E al contrario dei grillini non smussa le sue posizioni. Davanti ai giornalisti stranieri sbigottiti. Una campagna elettorale continua.

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da Bruxelles

La strategia ormai è rodata da tempo: utilizzare il parlamento europeo, dove la Lega siede dal lontano 1989, come un palcoscenico. Prima delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, Matteo Salvini lo aveva usato per denunciare di fronte a tutti l’Europa «Titanic», per poi abbandonare la nave, lasciare Strasburgo e partire in tour elettorale a Cinisello Balsamo, con un bel video da postare su YouTube. Adesso, dopo che il voto gli ha dato ragione, facendogli conquistare la mezza Italia che produce due terzi della nostra ricchezza nazionale e catapultandolo a leader dei partiti euroscettici e di estrema destra europei, è tornato sul palco.

UN DRAGHI AL CONTRARIO. E questa volta se ne è servito per farsi applaudire da una claque mentre presentava il suo piano B per l’Italia, dove B chiaramente non sta per Berlusconi, ma piuttosto per quel programma di una moneta parallela di cui molti sono alla ricerca e che era stato prontamente previsto da Wolfgang Munchau sul Financial Times il 12 marzo, un piano dunque per un'Italia in cui l'euro non è irriversibile, come ha prontamente spiegato, godendo nel pronunciare parole contrarie a quelle del presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi.

Poi via a snocciolare tutto quello che vorrebbe cancellare o combattere: eliminare la «direttiva Bolkenstein e quella sulla risoluzione delle banche», e poi gli accordi commerciali che favoriscono le multinazionali e poi rivedere i trattati europei, cambiare, nel lungo periodo, la costituzione e ancora stop al lavoro precario (e chissà se i piccoli imprenditori che lo hanno votato sono d'accordo), tornare a controllare i confini (e chissà cosa ne pensa il ministro dell'Interno Marco Minniti che per farlo ha fatto patti con le tribù libiche che sono finiti criticati dalla stampa a livello globale).

PRONTI A IGNORARE IL TETTO DEL 3%. E ancora: «Mandare in pensione gli italiani quando meritano» - chissà quando ci andranno i giovani che devono pagare gli assegni degli altri - e «se il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil possiamo rispettarlo, bene, se siamo in grado di ignorarlo per guardare alla nostra gente», ha dichiarato orgoglioso e scegliendo con abilità le parole, «lo ignoreremo perché più che ai numeri e allo spread noi guardiamo ai bambini che nascono».

VIA I GIORNALISTI E VIVA IL SENEGAL. In questo tripudio di annunci, alcuni coerenti, altri meno, i giornalisti stranieri si sono lamentati degli applausi, e lui, prima nervoso, li ha invitati ad andarsene «se non vi va bene», poi quando un cronista austriaco gli ha fatto notare che cose del genere le aveva viste soltanto in Senegal ha ripreso il solito spirito: «Viva il Senegal che applaude». Lo spettacolo, intanto, è stato servito. Il circo della politica italiana ha ripreso le acrobazie, ma non solo quello.

Il leader del Carroccio ha dato la colpa di tutto all'Europa: «Grazie alle politiche europee abbiamo il debito al massimo, la precarietà per legge e abbiamo tagliati fondi ai Comuni, ai musei, alla polizia, abbiamo perso il controllo di metà delle nostre imprese».

I MERCATI (PER ORA) NON GLI CREDONO. Alcune delle sue posizioni possono anche trovare consenso a sinistra. Ma se si dovessero prendere seriamente tutte le proposte del segretario del Carroccio, i mercati, al contrario della Lega, si interesserebbero molto dello spread. E non sta succedendo, segno che per ora in pochi danno peso alle sue parole o pensano che si possano tradurre in politiche reali di governo.

RICETTE CHE NON VENGONO SMUSSATE. Di certo l'eurodeputato pronto a lasciare il seggio a Strasburgo, non ha mostrato alcuna intenzione di smussare le sue ricette, al contrario di quanto hanno fatto finora i grillini, che il 12 marzo hanno anche cercato di rassicurare gli ambienti finanziari, seppure con formule vaghe, con un intervento sul Financial Times. La garanzia massima che infatti l'agenzia Reuters ha subito ripreso è stata spiegare di non prevedere «un'uscita improvvisa e unilaterale dell'Italia dalla moneta unica».

Abbiamo steso un programma partendo dall’economia che è l’emergenza: se c’è maggioranza bene, se no non ho la smania di andare al governo

Matteo Salvini all'europarlamento

Dicendo «abbiamo steso un programma partendo dall’economia che è l’emergenza: se su questo programma c’è maggioranza bene, se non c’è non ho la smania di andare al governo», il leader leghista dimostra che la sua strategia è focalizzata sulla propaganda, ciò in cui eccelle. Se prima guardava al Partito democratico, ora nega ogni possibile contatto.

«NEL 2019 TORNERANNO I POPOLI». Forse è perché ha già "mangiato la foglia" di un governo di scopo per fare una nuova legge elettorale. E poi nel 2019 si vota alle Europee, dove la contradditoria alleanza dei sovranisti sembra destinata a incassare risultati migliori dell'ultima tornata. «Sarà un anno bellissimo», prevede Salvini, «ritorneranno i popoli». Un anno che potrebbe rivelarsi perfetto per una continua campagna elettorale.

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