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Crisi delle banche
Monte Paschi
14 Marzo Mar 2018 1845 14 marzo 2018

Mps, tutti i nodi che deve affrontare il futuro governo

La cura dell'amministratore delegato Morelli non sta dando i frutti sperati. I conti restano in pesante rosso e la Bce chiede una svolta netta col passato. E all'orizzonte si profila una nuova ristrutturazione della banca.

  • Giovanna Predoni
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Uno dei tanti problemi che il nuovo governo dovrà affrontare (sperando che il lavoro del presidente della Repubblica Sergio Mattarella vada a buon fine) sarà certamente il Monte dei Paschi. La banca senese è stata a fatica nazionalizzata ma i suoi guai non sono certamente finiti. Anzi, la questione di giorno in giorno si sta facendo più scottante ed è diventata una specie di barometro dei rapporti con la Ue. La cura di Marco Morelli, banchiere molto vicino a Matteo Renzi, cui si deve riconoscere abnegazione, non sta dando i frutti sperati. L’andamento dei conti però non stupisce i soliti maligni.

MORELLI IN DIFFICOLTÀ. Morelli è certamente un banker di livello, gode di buona fama e ottime relazioni ma per le sue caratteristiche non è un manager a suo agio nel gestire una situazione complessa come quella del Monte. A testimoniarlo c’è la sua breve esperienza a Banca Intesa, dove era andato con l’obiettivo di prendere il posto di Corrado Passera, ma le sue ambizioni erano state subito ridimensionate tanto che il banchiere fu costretto a lasciare dopo la nomina di Enrico Cucchiani alla guida dell’istituto.

Marco Morelli, amministratore delegato di Mps.

ANSA

Il conto economico Mps poi parla chiaro. Il gruppo nel 2017 ha realizzato ricavi per poco più di 4 miliardi di euro, con un calo del 6% dovuto alla flessione del margine di interesse e delle commissioni nette. Sono scesi anche gli attivi fruttiferi e gli impieghi. Al netto delle rettifiche dei crediti e delle attività finanziarie che hanno superato la cifra di 5 miliardi. L'istituto ha chiuso con un rosso di 3,5 miliardi di euro, registrando una perdita di 502 milioni soltanto nell'ultimo trimestre. A fine 2016 il segno meno era di 3,2 miliardi. Altro dato su cui riflettere è l’emorragia della raccolta. I primi mesi del 2018 non stanno mostrando un’inversione di tendenza.

LE GRANE GIUDIZIARIE. Su questa già complicata situazione gravano poi due macigni: la magistratura e la Bce. Partiamo dai giudici. Morelli, che all'epoca dell'acquisizione di Antonveneta e delle operazioni Santorini e Alexandria era uno dei tre vice direttori generali, è stato ascoltato nei giorni scorsi nell'ambito del processo a carico degli ex vertici di Rocca Salimbeni (Giuseppe Mussarsi, Antonio Vigni e Gianluca Baldassarri). A questo proposito il ceo Mps ha dichiarato: «Nel 2010 ho ritenuto opportuno uscire da Mps perché il mio modus operandi non era allineato». In particolare, Morelli (che tra l’altro è stato direttore finanziario della banca) ha sottolineato la sua contrarietà alla ristrutturazione del derivato Alexandria.

UN LOW PROFILE CHE STONA. Una presa di posizione volta a riaffermare la sua completa estraneità con il vertice della banca finito sotto accusa. Insomma, un tecnico super partes non coinvolto con le malefatte del vecchio gruppo dirigente finito sotto inchiesta. Certo che questo low profile un po’ stona se si conoscono le vicende del Monte e si leggono, per esempio, alcune intercettazioni dei Ros che riguardano un finanziamento di 60 milioni concesso a Riccardo Fusi. Per chi avesse la memoria corta, Fusi è l'amico di Denis Verdini, che è stata la stampella o meglio il socio di minoranza del governo Renzi-Gentiloni.

C’è poi il discusso capitolo Bce. Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, rivolgendosi ai suoi elettori senesi che l’hanno eletto alla Camera, ha ripetuto più volte che lo Stato rimarrà anni dentro la banca. Una promessa che lascia alquanto perplessi visto la fermezza e la rigidità della Banca centrale europea verso il sistema creditizio italiano. La Vigilanza Bce segue con attenzione la gestione del Monte che ai suoi occhi deve segnare una netta linea di demarcazione con il passato. In questa logica la prima linea di difesa del management è l’andamento dei conti che però abbiamo visto vanno male. Serve quindi una nuova ristrutturazione che vuol dire nuovi sacrifici dei dipendenti e poi un’aggregazione.

L'ADDIO DEL DIRETTORE FINANZIARIO MELE. L’interrogativo che si pongono in molti è proprio questo. Morelli avrà la forza per gestire il necessario cambiamento o farà un passo indietro? Difficile prevederlo. Intanto gli uomini a lui più vicini si stanno guardando attorno. Il primo a lasciare è stato il chief financial officer Francesco Mele, ma anche altri stanno cercando nuove opportunità. La palla è, comunque, in mano al futuro governo che certamente non difenderà più la senesità della banca e l’attuale gestione. Il dossier è già sul tavolo di molte banche d’affari, Cdp compresa. In prima fila ci sono ovviamente Poste e Ubi ma le sorprese potrebbero non mancare. Paribas, Deutsche bank e alcuni fondi esteri guardano con attenzione agli sviluppi della situazione.

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