Appendino Chiamparino
14 Marzo Mar 2018 1650 14 marzo 2018

Torino 2026, le incognite dietro la candidatura alle Olimpiadi

Vent'anni dopo il capoluogo piemontese prova a fare il bis. Promettendo di ridurre le spese. E contando sul recupero delle strutture abbandonate. Ma il M5s è spaccato. E le casse del Comune faticano. Il punto.

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Per la prima volta dall'insediamento del Movimento 5 stelle a Palazzo Civico, il Consiglio comunale di Torino è stato sospeso sul nascere per il mancato raggiungimento del numero legale. All'ordine del giorno la mozione che avrebbe dovuto caldeggiare il ritorno delle Olimpiadi invernali nel capoluogo piemontese a 20 anni di distanza dall'edizione del 2006.

BEPPE GRILLO DETTA LA LINEA. A fare rumore l'assenza di quattro consiglieri pentastellati, contrari alla linea impartita da Beppe Grillo che, con una rumorosa giravolta, ha di fatto avallato la presentazione di una manifestazione d'interesse da parte della sindaca Chiara Appendino, in aperta contrapposizione col dissenso M5s ostentato in passato nei confronti della candidatura di Roma.

VIA LIBERA DEL CONSIGLIO METROPOLITANO. A smuovere l'impasse è arrivata la mozione unitaria approvata all'unanimità dal Consiglio metropolitano, che impegna la sindaca ad adoperarsi per presentare entro il 31 marzo la manifestazione d'interesse a ospitare i Giochi invernali.

Le Olimpiadi invernali di Torino 2006 hanno segnato la nostra città. Lasciando un’eredità pesante fatta di enormi debiti con cui ancora facciamo i conti

Chiara Appendino sul Blog delle stelle

Sul Blog delle stelle Appendino ha pubblicato il discorso che avrebbe avuto voluto pronunciare in Consiglio comunale, spiegando: «Le Olimpiadi invernali di Torino 2006 hanno segnato la nostra città. Se da un lato hanno lasciato un ricordo tuttora vivo nei torinesi, che ha proiettato l’immagine di Torino a livello mondiale, dall’altro quel segno è altrettanto vivo e forte nei bilanci della città e in un’eredità pesante con cui ancora facciamo i conti. Parliamo di enormi debiti, parliamo di strutture inutilizzate, di impianti sportivi in disuso e di mancate occasioni di rilancio per il territorio dovute all’incuria del post Olimpiadi».

SCOMODO PARALLELO CON ROMA. Tuttavia, per Appendino, «il nostro territorio, unico in Europa, raccoglie dal 2006 una grande quantità di strutture, di residenze, di impianti. Un patrimonio che c’è già, che non deve essere costruito. Un imprescindibile punto di partenza da valorizzare e da cui ripartire. Si tratta di una enorme differenza rispetto a qualsiasi altra città europea, e in particolare con Roma, così sgombriamo subito il campo da eventuali parallelismi».

«OLIMPIADI DEL MATTONE» IN SOFFITTA. Già, Roma: la candidatura per la quale Virginia Raggi aveva posto il veto, parlando di scelta «da irresponsabili» e di «Olimpiadi del mattone». La stessa candidatura che aveva, di fatto, sponsorizzato proprio Appendino, patrocinando, era il settembre 2016, la corsa organizzata dal comitato promotore sotto lo slogan: “WeWantRoma2024”.

Chiara Appendino

«Un'Olimpiade diversa, un'Olimpiade sostenibile», è stato il mantra di Beppe Grillo nell'annunciare l'inversione di rotta del M5s. «Dobbiamo proporre un'edizione che non crei debito pubblico per gli enti locali. Il motto di Torino 2026 dev'essere sostenibilità economia e ambientale», è stato il controcanto di Appendino. Ma è davvero una strada percorribile?

IL DEBITO SCHIZZATO SUBITO DOPO I GIOCHI. Per Valentino Castellani, sindaco della candidatura di Torino 2006 e successivamente presidente del Toroc, l'agenzia Torino 2006 ha avuto «un avanzo di 160 milioni e anche il Toroc ha resttuito al Comune una decina di milioni». «Il "conto olimpico"», ha detto in un'intervista a la Repubblica, «non ha prodotto debiti». Eppure, secondo la Cgia di Mestre, se nel 2001 il debito della città ammontava a circa 1,7 miliardi di euro, a fine 2008 è schizzato a 3,1.

MAGLIA NERA TRA LE METROPOLI ITALIANE. A settembre 2017, la classifica stilata da Il Sole 24 Ore ha assegnato a Torino il non lusinghiero primato di metropoli più indebitata d'Italia. Gli ultimi numeri fanno riferimento al 2014, quando ad amministrare la città c'era la coalizione di centrosinistra: stimano un debito pro-capite di 3.519,7 euro e un debito complessivo che supera i 3,2 miliardi di euro per la città. Una voragine che proprio l'amministrazione pentastellata ha imputato in gran parte ai cospicui investimenti per i Giochi del 2006.

Gli investimenti per il 2026 dovrebbbero, gioco forza, essere inferiori, ma comunque considerevoli pur considerando il riutilizzo delle strutture pre-esistenti. La Camera di Commercio di Torino ha presentato il suo studio di prefattibilità sulla nuova manifestazione, in cui si ipotizza un risparmio di oltre 1 miliardo di euro rispetto a 12 anni fa: 2,08 miliardi a fronte di 3,09.

QUEL CHE RESTA DEL VILLAGGIO OLIMPICO. Ma resta il tema di quanti siano, a oggi, gli impianti di cui poter disporre nella piena efficienza. Già, perché non mancano i paradigmi di strutture abbandonate a loro stesse e in completo disarmo. Una su tutte, il Villaggio olimpico costato 145 milioni di euro e ora occupato da profughi e sbandati, tra vetri in frantumi e mura fatiscenti: 140, invece, i milioni spesi per la pista di bob di Cesana, divenuta tristemente nota per i furti di rame dai cavi elettrici.

UNA PISTA TRASFORMATA IN UN RUDERE. Nel 2000, ricorda il Corriere della Sera, il comitato organizzatore presentò al Coni gli studi che ne sconsigliavano la costruzione. Le gare di bob potevano essere disputate sulla pista francese di La Plagne, poco distante. Il Coni si impuntò per realizzare una struttura che 10 anni più tardi si è trasformata in un rudere. Costruita nel 2005, la pista ha ospitato la Coppa del mondo di bob 2009 e 2011, i Campionati mondiali di slittino sempre del 2011 e niente più.

A Pragelato è rimasta inutilizzata anche la pista olimpica di sci di fondo, un investimento da una ventina di milioni di euro

Anche il trampolino di Pragelato è una struttura in completo stato di abbandono. Chiuso e inutilizzato pure il Jumping hotel costruito alla base dell'impianto: un maxi albergo da 120 posti letto. Sempre a Pragelato è rimasta inutilizzata anche la pista olimpica di sci di fondo, un investimento da una ventina di milioni di euro per cablare i 10 chilometri dell'anello olimpico, mettere a norma la valle dal rischio alluvione, creare un lago per l'innevamento artificiale e acquistare 12 cannoni sparaneve. Stessa sorte all'impianto del biathlon di San Sicario, invece costato 25 milioni di euro.

170 MILIONI PER LA RISTRUTTURAZIONE. Sia Pragelato sia Cesana compaiono tra le voci degli impianti da rigenerare in un rinnovamento complessivo per il quale è stato stanziato un budget da 170 milioni. Con l'interrogativo di fondo che resta, però, sempre lo stesso: quale sarà la loro sorte terminati i Giochi? Come se non bastasse c'è pure un altro scoglio. Milano sarà il luogo preposto a decidere la città che ospiterà le Olimpiadi del 2026: per bon ton olimpico il Paese dove si tiene la riunione del Cio non presenta solitamente candidature, ma le difficoltà del Comitato olimpico internazionale a trovare una città olimpica in Europa che rispetti i nuovi criteri di sostenibilità economica dell'evento potrebbero permettere, stavolta, di chiudere un occhio.

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