Nobel 2012 Unione Europea
6 Aprile Apr 2018 1930 06 aprile 2018

L'Europa e il rischio di sorveglianza digitale pervasiva sui migranti

Irregolari e richiedenti asilo profilati con i dati biometrici. E informazioni messe a disposizione della polizia. Così la proposta di riforma del sistema Eurodac mette in pericolo privacy e diritti delle persone.

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Mentre chiede a Facebook di garantire una maggiore tutela dei dati personali dei suoi utenti, l'Europa si appresta a varare una riforma del regolamento di Dublino che rischia di dare vita a un sistema di sorveglianza digitale pervasivo dei migranti - richiedenti asilo e irregolari -, ma anche di chi viene da Paesi che non hanno l'obbligo del visto, basato sulla raccolta di dati biometrici messi a disposizione anche delle forze dell'ordine e delle agenzie di sicurezza, con scarse tutele per la protezione della privacy dei cittadini stranieri.

UNA RIFORMA CHE PREOCCUPA. In un report pubblicato il 28 marzo 2018, Under watchful eyes – biometrics, Eu It- systems and fundamental rights, l'Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) ha messo nero su bianco le sue preoccupazioni per la proposta di riforma dell'Eurodac, il primo e più grande database biometrico introdotto in Europa - è operativo dal 2013 - nel quale vengono raccolte e schedate, divise per categoria, le impronte digitali dei richiedenti asilo e dei migranti che hanno attraversato irregolarmente le frontiere.

Nel database c'erano 5 milioni 95 mila 191 impronte digitali, ma nessuna informazione su nomi o nazionalità delle persone. Almeno finora

Alla fine del 2016, dice l'ultimo rapporto dell'Eu Lisa - l'agenzia che gestisce i sistemi informativi dell'Unione europa, con base a Tallin e Strasburgo - nel database c'erano 5 milioni 95 mila 191 impronte digitali, 25% in più rispetto al 2015 e l'88% in più rispetto al 2014, ma nessuna informazione relativa al nome o alla nazionalità della persona. Almeno finora.

VERSO AUTORIZZAZIONI PIÙ AMPIE. La riforma in discussione in Europa, infatti - ha già superato il vaglio di Commissione e parlamento, dovrebbe essere approvata entro fine 2018 - modifica radicalmente il tipo di informazioni che sarà possibile raccogliere e il loro utilizzo autorizzando gli Stati a «conservare e cercare» anche «dati che appartengono a persone di Stati terzi o apolidi che non hanno fatto richiesta di asilo e che sono irregolarmente in Europa, in modo tale da essere identificati ed espulsi», come spiega lo stesso parlamento europeo.

Con la riforma le impronte digitali potranno essere prese anche ai minori di 14 anni e i dati relativi ai migranti irregolari verranno conservati per cinque anni.

ANSA

La nuova normativa consentirà di aggiungere molte altre informazioni identificative dei richiedenti asilo, così come degli irregolari: il nome, la data di nascita, la nazionalità, dettagli particolari o documenti di viaggio, e le immagini del volto per il risconocimento facciale. Profilazione. Le impronte digitali potranno essere prese anche ai minori di 14 anni e i dati relativi ai migranti irregolari verranno conservati per cinque anni, un periodo molto più lungo degli attuali 18 mesi (quelli dei richiedenti asilo restano in archivio per 10 anni).

«SIAMO BEN OLTRE GLI SCOPI INIZIALI». Valeria Ferraris, docente di sociologia del diritto all'Università di Torino e autrice di uno studio approfondito sulle criticità del sistema Eurodac, spiega a Lettera43.it: «È evidente che lo scopo va ben oltre la ragione per cui è nato Eurodac, cioè la gestione dei richiedenti asilo da parte dei diversi Paesi».

STRUMENTO DI CONTROLLO PERVASIVO. Ora si è passati «dalla gestione dei richiedenti asilo a uno strumento per gestire l'immigrazione clandestina e controllare i movimenti delle persone, dei cittadini di Paesi terzi, e a questo non corrisponde una adeguata tutela del titolare dei dati. Già nel 2013 il garante europeo disse che non avrebbero acconsentito se questo fosse stato lo scopo di Eurodac fin dall'inizio».

Eurodac e i limiti della legge: quando il diritto alla protezione dei dati personali non esiste

di Valeria Ferraris Abstract: Il sistema informativo Eurodac è il cardine del sistema comune di asilo, nonché del funzionamento deg...

Il regolamento prevede che chi viene registrato con le impronte possa accedere alle informazioni che lo riguardano per correzioni o modifiche o cancellazioni in caso di errore, ma di questo diritto pochi migranti sono a conoscenza. «Ogni anno ci sono poche decine di richieste di accesso ai dati di cui la metà provengono dalla Francia. Nel 2015, per fare un esempio, su 4 milioni di impronte ci sono state 89 richieste d'accesso», commenta Ferraris.

NON A CONOSCENZA DEI DIRITTI. Lo stesso problema viene sottolineato anche dalla Fra: «I titolari di questo diritto spesso non sono pienamente informati di tutti gli aspetti relativi al trattamento dei dati, e hanno difficoltà a capire l'informazione che ricevono», scrive l'agenzia. C'è poi il tema del controllo delle modifiche che vengono fatte sui dati già archiviati. Ogni accesso viene effettuato con un numero che indica la categoria a cui la persona che accede appartiene: le forze dell'ordine entrano come categoria 5, i richiedenti asilo come categoria 9. «Negli anni scorsi», dice Ferraris, «il garante aveva rilevato un eccesso di accessi come categoria 9, richiedenti asilo, perché erano le autorità nazionali a entrare per correggere degli errori, e chiese agli Stati di controllare meglio gli accessi».

Migranti, l'Unione europea tenta la stretta sui rimpatri

Bruxelles propone di negare i visti ai Paesi terzi che non cooperano. Nel 2016 abbiamo espulso 17 mila iracheni e 40 mila siriani. E gli Stati membri non vogliono neanche dire quanto ci costa.

Eurodac è solo uno dei nodi della rete informativa digitale europea che monitora il movimento delle persone e che sta accrescendo le sue capacità di sorveglianza. Nell'Unione esistono infatti tre sistemi informatici di raccolta e conservazione dei dati relativi ai richiedenti asilo, alle persone che attraversano le frontiere o che chiedono visti: lo Schengen Information System (Sis II) che serve alla polizia di frontiera; l'Eurodac, estensione digitale del regolamento di Dublino e il Vis, Via information System per i visti.

UN GRANDE FRATELLO EUROPEO. Altri tre database sono in fase di realizzazione: l'Ees, the Entry-Exit System, per registrare gli ingressi e le uscite dal territorio dell'Unione, creato nel 2017; l'Etias, European Travel Information and Authorisation System, per controllare, prima che superino le frontiere europee, i cittadini di Paesi che non hanno bisogno del visto per entrare in Europa, un progetto ancora in discussione; e infine l'Ecris-Tcn, un ampliamento del sistema che raccoglie le informazioni sui precedenti penali di cittadini di Paesi terzi, anche questo non ancora approvato.

L'Europa sta creando una rete di sistemi informativi di raccolta dei dati biometrici sui migranti che rischia di sfaldare qualsiasi garanzia

Valeria Ferraris, docente di sociologia all'Università di Torino

A eccezione del Sis II e dell'Ecris-Tcn, «tutti questi sistemi informativi europei contengono dati su persone non sospettate di aver commesso alcun crimine», sottolinea la Fra. «Nonostante ciò, le forze dell'ordine», che hanno già le loro banche dati dedicate, come quella dell'Interopol, «possono accedere anche ai dati di Eurodac, Vis, Ees e Etias per combattere criminalità e terrorismo», che contengono le informazioni anche di persone non responsabili o sospettate di alcun reato.

LA TUTELA DEL SISTEMA A CASCATA. L'unica garanzia è la procedura con cui hanno accesso a queste informazioni, il sistema “a cascata”, che obbliga gli Stati a consultare prima i database nazionali collegati alle indagini di polizia o giudiziarie e solo dopo li autorizza ad accedere agli archivi europei secondo una gerarchia precisa: prima si cerca nel Vis e poi nell'Eurodac, proprio perché le informazioni sui richiedenti asilo sono altamente sensibili e potrebbero essere oggetto di hackeraggi da parte dei Paesi di provenienza. In Italia l'autorità competente per inserire le impronte nel database di Eurodac è la polizia scientifica, ma se un poliziotto italiano volesse per esempio accedere alle informazioni relative al richiedente asilo di un altro Paese dovrebbe chiedere l'autorizzazione alla centrale europea.

LIBERTÀ E PRIVACY IN PERICOLO. L'obiettivo della Commissione europea, tuttavia, è arrivare all'inter-operabilità di tutti questi sistemi It «creando un unico motore di ricerca, un unico archivio delle identità con i dati biografici delle persone registrate nei diversi sistemi (common identity repository, Cir) e aggiungere un meccanismo di riconosicmento di identità contenute in diversi database (multiple identity detector, Mid)», scrive la Fra. «Stiamo creando una rete di sistemi interoperabili che raccolgono una enorme quantità di dati biometrici sui migranti che rischia di sfaldare qualsiasi garanzia», conclude Ferraris. La lotta al terrorismo e la crisi migratoria hanno accentuato la necessità di maggior controlli, con quali conseguenze sulle libertà e la privacy delle persone è ancora tutto da vedere.

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