Carcere
6 Aprile Apr 2018 1609 06 aprile 2018

Riforma dell'ordinamento penitenziario, prove d'intesa M5s-Lega

In commissione Speciale, l'asse giallo-verde lavora per fare ritirare i provvedimenti di Orlando. Si tratta di un parere consultivo e non vincolante che però può servire a Di Maio e Salvini per marcare la differenza col recente passato. 

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Prove tecniche di governo tra cinquestelle e Lega sulla pelle della riforma dell'ordinamento penitenziario. Sulla quale montare una nuova campagna per permettere a Luigi Di Maio e Matteo Salvini di marcare la differenza con il recente passato. Soltanto il leader del Carroccio, quando il Guardasigilli Andrea Orlando approvò i decreti attuativi, tuonò: «Vergogna, un governo bocciato dagli italiani approva l'ennesimo salva ladri. Appena al governo cancelleremo questa follia nel nome della certezza della pena: chi sbaglia paga».

I MARGINI DELLA COMMISSIONE SPECIALE. Se alla Camera l'asse giallo-verde corre soprattutto sul tentativo di tagliare i vitalizi, in Senato, presso la commissione speciale guidata da Vito Crimi e deputata a gestire il passaggio di consegne tra nuovo e vecchio esecutivo, pentastellati e leghisti stanno lavorando fianco a fianco per capire se ci sono affinità sui misure concrete. Anche perché i due partiti possono contare su 14 membri su 27.

RIFORMA PENITENZIARIA NEL MIRINO. Delegati dai due partiti, alcuni senatori lavorano sui pareri (consultivi) da dare sugli ultimi decreti attuativi fatti dal governo durante il semestre bianco. E la lista è lunghissima tra Def, pezzi del codice antimafia o le nuove norme sulla cibersecurity. Ma c'è un campo sui quali grillini e leghisti vogliono colpire duro: la riforma dell'ordinamento penitenziario, che ha rischiato di restare congelata e che stata oggetto di una campagna trasversale per spingere Orlando a firmare i provvedimenti amministrativi necessari.

Andrea Orlando.

L'obiettivo di M5s e Lega è quello di dare un parere (consultivo e non vincolante) talmente negativo per fare pressione sul governo, nella speranza di ritirare i decreti attuativi. E, in quest'ottica, starebbero lavorando i senatori Mario Michele Giarrusso ed Erika Stefani, già impegnati sui temi della giustizia nella passata legislatura.

COSA PREVEDE IL PROVVEDIMENTO. Il provvedimento voluto dai governi Renzi e Gentiloni amplia soprattutto il ricorso alla misure alternative alla carcerazione per i detenuti e rimodula le procedure per la valutazione sui benefici legati per esempio alla buona condotta. Tra l'altro, garantisce ai detenuti una maggiore e migliore assistenza sanitaria con l’equiparazione tra infermità fisica e psichica, e apre a servizi come la messaggistica e le chiamate video per i colloqui con i familiari.

IL NODO DEI CONDANNATI PER MAFIA. Nel parere che è in discussione, Giarrusso e Stefani avrebbero già inserito molte critiche. In primo luogo si accusa il governo - smentendo quello che aveva dichiarato in più occasioni Orlando - di essere intervenuto anche sui condannati di mafia. Se è vero che la premialità non si applicherà ai mafiosi al regime del 41bis, lo stesso non dovrebbe dirsi per gli altri condannati di mafia non soggetti a carcere duro. Per esempio, grillini e leghisti sono convinti che le nuove norme smantellino più in generale il cosiddetto ergastolo ostativo e, anche per gli esponenti di Cosa nostra, l'articolo 4 bis, quello che regolamenta il divieto di concessione dei benefici e accertamento della pericolosità sociale dei condannati per taluni delitti.

L'OMBRA DELLA INCOSTITUZIONALITÀ. Più in generale M5s e Carroccio proveranno a dimostrare che il governo, e non soltanto su questo versante, è andato ben oltre la delega votata dal parlamento. In quest'ottica dovrebbe essere definito anticostituzionale il nuovo sistema premiale ai detenuti, perché incentrato soltanto sulla funzione rieducativa della pena, abbandonando la parte correttiva. Sempre il duo Giarrusso e Stefani avrebbe messo in luce il fatto che per come sono i cambiati i meccanismi di concessione dei benefici potrebbe beneficiare anche a chi è soggetto a recidiva. Criticate poi sia la decisione di abbassare di un anno, da 4 a 3, l'entità della pena per far scattare le misure alternative al carcere sia, soprattutto, la decisione di abolire il parere della Procura nei casi di scarcerazione.

GIUDIZIO NON VINCOLANTE, MA...Come detto, questo il giudizio della commissione Speciale ai decreti attuativi non è vincolante per il governo. E non lo sarebbe neppure stato se fosse stato pronunciato dallo stesso parlamento. Eppure cinquestelle e Lega sono pronti ad alzare i toni nella speranza di spingere l'esecutivo a ritirare il provvedimento. A riguardo Crimi ha scritto sul blog delle Stelle: «Mi auguro che il governo tenga conto del parere della commissione sia su questo che su tutti gli altri temi che affronteremo».

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