Viktor Orban
8 Aprile Apr 2018 0900 08 aprile 2018

Il modello Orban: così vince l'Europa identitaria e integralista

Con la sua propaganda anti-migranti il premier può affermarsi di nuovo alle elezioni in Ungheria. Esportando in Ue questa retorica di protezione dai "barbari". Grazie alla sponda della Csu tedesca.

  • ...

Giudicare positivamente l'appartenenza all'Unione europea con circa 26 miliardi di euro di fondi a disposizione per i prossimi sette anni deve essere certamente più facile. Meno scontato è che gli ungheresi siano ritornati in maggioranza europeisti proprio mentre votavano in massa per un premier illiberale e sovversivo come Viktor Orban, alla ricerca domenica 8 aprile 2018 della riconferma per il suo quarto mandato.

AFFEZIONE ALL'UE IN CRESCITA. Eppure, secondo uno studio del ricercatore dell'Istituto Jacques Delors di Parigi, Daniel Demoby, in Ungheria il tasso di affezione verso l'Europa ha ricominciato a crescere a partire dal 2012, proprio negli anni in cui Orban è stato all'apice del suo potere, quando, arrivato al governo nel 2010, ha cominciato a modificare l'assetto istituzionale e i rapporti tra poteri a suo favore.

Una marcia contro il premier ungherese Viktor Orban a Budapest, il 15 marzo 2018.

NON SOLO MERITO DELLA RIPRESA. Dal 2013 al 2017 la quota di ungheresi che ritengono positivo l'accesso nell'Unione, spiega il report, è cresciuta di 17 punti percentuali, dal 39 al 56%. Ovviamente un ruolo lo ha giocato la fine della crisi economica e la crescita costante su cui l'esecutivo targato Fidesz sta portando avanti una martellante campagna elettorale. Però c'è anche un altro aspetto di cui tenere conto.

ESPORTARE IL MODELLO UNGHERESE. La propaganda anti migranti di Orban, costruita su una lunga serie di manipolazioni dell'informazione - video falsi, allarmismi e slogan portati all'esasperazione - non è presentata come anti europea, anzi. «La mia ipotesi», spiega Demoby, «è che nella sua testa Orban voglia difendere l'Ungheria contro i barbari, intesi come musulmani». E poco importa se ci ha poco a che fare. «Dal suo punto di vista», aggiunge lo studioso, «l'Ungheria nazionalista deve essere un modello per l'Unione, non vuole abbattere l'Europa: la vuole rendere più simile a lui».

Per poter ergersi a modello della nuova Europa illiberale, il fu dissidente e fu liberale Orban ha costruito la sua roccaforte di potere con una progressione matematica. Alla sua corte sconosciuti artisti sono diventati in pochi anni responsabili di imperi mediatici capaci di superare i confini nazionali, parenti e uomini fidati si sono trasformati in potenti oligarchi con un portafoglio di centinaia di imprese private.

RICCO TESORETTO DEI FONDI UE. Tutto grazie all'utilizzo di fondi pubblici, come i finanziamenti del dipartimento degli Affari esteri finiti più volte al centro di denunce a mezzo stampa, prestiti a interessi zero e, ça va sans dire, anche ai fondi europei. L'ufficio anti frode europeo calcola che Árpád Habony, controverso consulente per la propaganda di Orban - definito da Buzzfeed «Steve Bannon prima di Steve Bannon» e ora avventuratosi anche nell'editoria slovena -, il genero 31enne István Tiborcz, Lajos Simicska - l'uomo che ha costruito attorno a Orban un cordone di sicurezza mediatico di televisioni e quotidiani - e l'amico storico Lőrinc Mészáros abbiano solo tra 2010 e 2016 accumulato 2,5 miliardi di euro di finanziamenti provenienti da Bruxelles.

AFFARI PER IL CERCHIO MAGICO. Su alcuni l'Olaf ha riscontrato gravi irregolarità, come nel caso delle gare di fornitura per l'illuminazione cittadina vinte dalla società di Tiborcz, il marito della figlia di Orban, a prezzi fuori mercato e per cui la Commissione europea è chiamata a recuperare 40 milioni di euro. A gennaio 2018 il quotidiano Válasz ha fatto i conti in tasca all'imprenditore Meszaros scoprendo che è proprietario di 203 società e che il suo giro di affari negli ultimi anni è cresciuto più di quello del fondatore di Facebook Mark Zuckerberg. La sua risposta è stata sibillina: «È possibile che io sia più intelligente». L'83% dei finanziamenti ottenuti dalle sue imprese vengono dall'Ue.

PEDINE SEMPRE NELLE SUE MANI. Grazie a questo sistema ogni volta che un protagonista dello scacchiere gli ha voltato le spalle Orban ha sempre trovato una pedina da far diventare cavallo per sostituirlo. Se questo suo arroccamento possa bastare a mantenerlo al potere, in uno scenario che appare sempre più come un tutti contro di lui, non è ancora una certezza: ma resta l'opzione più probabile con una forbice tra il 10 e il 15% di possibilità che Fidesz perda la maggioranza. Tanto che il primo ministro ungherese già guarda alle elezioni europee del 2019.

A poche settimane dal voto in patria, il leader di Budapest è stato benedetto politicamente per l'ennesima volta da Manfred Weber, potente capogruppo dei Popolari al parlamento europeo, nonché uomo forte della Csu, l'alleato e la sponda a destra della Cdu di Angela Merkel. Anche se in pochi vogliono ammetterlo apertamente, il centrodestra europeo, con alcune seppur vistose eccezioni come la stessa cancelliera tedesca, è compatto nella linea di chiusura delle frontiere esterne dell'Unione: il cavallo di battaglia del premier ungherese è destinato a diventare anche lo slogan del Ppe nella prossima campagna elettorale.

LA «GRANDE TENDA» DEL PPE. «Non apparteniamo alla corrente principale del Partito popolare europeo», recita il comunicato pubblicato dal leader di Fidesz per l'occasione, «ma siamo piuttosto posizionati a destra di quel mainstream; come abbiamo detto scherzosamente, siamo "la Csu del Partito popolare europeo"». Nel commento Orban definiva il popolo della Baviera un popolo "giusto" e il Ppe «una grande tenda» in cui anche un partito cristiano democratico "cristiano tradizionale" «ha il suo posto».

VINCE IL FANTASMA DEI BARBARI. In omaggio al cristianesimo impugnato come un'arma da Orban, Weber ha rilanciato pubblicando su Twitter l'immagine di una basilica e di un crocifisso e il messaggio: «Se vogliamo difendere il nostro modo di vivere dobbiamo conoscere cosa ci definisce. L'Europa ha bisogno di un dibatitto sull'idenità e la cultura dominante». L'Europa, in altre parole, si protegga dai barbari. Una retorica che con l'eventuale vittoria di Orban rischia di diventare sempre più aggressiva. E non solo in Ungheria. Fino a quando non scopriremo che abbiamo fatto accomodare i veri barbari nel mezzo della tenda.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso