Arcore
8 Aprile Apr 2018 1610 08 aprile 2018

Come è andato il vertice di Arcore tra Fi, Lega e Fratelli d'Italia

In una nota al termine del meeting, i tre leader hanno dettato le linee per il prossimo Governo. Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia non hanno intenzione di prescindere «dall'unità della coalizione e il rispetto dei principali punti del programma sottoscritto prima del voto». Ma non c'è accordo sul M5s.

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«Dopo anni di governi nati da giochi di palazzo, il prossimo esecutivo sarà rispettoso della volontà espressa dai cittadini nelle elezioni dello scorso quattro marzo». Lo dice in una nota congiunta la coalzione di centrodestra (Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia) al termine del vertice di Arcore. Durata circa un'ora, la riunione dei tre leader a Villa San Martino ha portato a ribadire i concetti espressi nei giorni precedenti dai tre capi di partito. Il primo a lasciare la residenza di Silvio Berlusconi è stato Matteo Salvini, atteso a Treviso per degli incontri pubblici. Poco dopo è stata la volta di Giorgia Meloni.

LA NOTA. Nella nota diffusa al termine del vertice si legge come gli «elementi dai quali i tre leader non intendono prescindere sono: un presidente del consiglio espressione dei partiti di centrodestra, l'unità della coazione e il rispetto dei principali punti del programma sottoscritto prima del voto, quali il taglio delle tasse, incentivi al lavoro, il blocco dell'immigrazione clandestina, garanzie per la sicurezza dei cittadini e sostegno alle famiglie». Di fatto viene ancora chiusa la porta in faccia al M5s che aveva aperto a un possibile contratto di Governo con la Lega ma senza Berlusconi.

GIORGETTI CHIEDE COMPATTEZZA. Intato è il capogruppo della Lega alla Camera, Giancarlo Giorgetti, a rompere il silenzio al termine dell'incontro. «L'importante è che si vada avanti insieme, tutti uniti, alle consultazioni», ha spiegato al programma di Rai 3 Mezz'ora in più. «Arcore? È solo una location comoda», ha aggiunto.

Anche Matteo Salvini ha spiegato che la compattezza del centrodestra non si discute ma non per questo prevede chiusure nette nei confronti del Movimento 5 stelle. «In settimana continuerò a dialogare con altri partiti l'unica cosa che escludo è di fare un governo insieme al PD, che ha fatto disastri negli ultimi sei anni. Se ci saranno i numeri per governare sarò orgoglioso di farlo, altrimenti meglio tornare ad ascoltare gli italiani», ha spiegato in una nota al termine del vertice di Arcore. Per poi aggiungere da un evento a Treviso: «Abbiamo voglia di passare dalle parole ai fatti. Sono fiducioso in un governo con M5s».

SPACCATURA SULLE ALLEANZE. Insomma, sulla carta si continua a professare una posizione unitaria. Questo porta a una possibile coesione di facciata con Salvini che spinge per governare insieme a Luigi Di Maio, mentre Berlusoni e Meloni vorrebbero cercare voti in parlamento per fare a meno dell'alleanza pentastellata. Ma il leader del carroccio, incoronato da Fi e Fdi come il futuro premier del Paese, non sembra intenzionato ad accettare un incarico al buio senza avere prima in mano una maggioranza chiara che solo il M5s, avverso a Berlusconi, o il Pd, avverso in questo caso a Salvini, potrebbero garantire.

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