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Consultazioni per il governo

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9 Aprile Apr 2018 1700 09 aprile 2018

Governo: i veti incrociati di M5s, centrodestra e Pd

Alla vigilia del secondo giro di consultazioni non si risolve il rebus delle alleanze per formare un esecutivo. Tra Salvini e Di Maio si raffreddano i rapporti. Mentre nei dem prende forma l'ala dialogante. Il punto. 

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Luigi Di Maio blocca Silvio Berlusconi, Matteo Salvini blocca il Pd e gela Di Maio, il Pd blocca tutti. O, almeno, una parte del Pd. Perché in casa dem abita una frangia dialogante col Movimento 5 stelle - e dalle diverse sfumature - che va da Andrea Orlando a Dario Franceschini (senza contare i pugliesi Michele Emiliano e Francesco Boccia). Insomma, mentre si aspetta il secondo giro di consultazioni la trattativa è arenata. Un po' come nello stallo alla messicana de Le Iene.

IL CAVALIER INCOMODO. Il grande ostacolo alla formazione di un esecutivo M5s e centrodestra resta lui: il Cav. Con Salvini a fare un gioco di sponda. Da un lato formalmente resta fedele alla coalizione che si presenterà unita al Colle, dall'altro però non intende cercare i voti in parlamento per un esecutivo di centrodestra, come vorrebbero invece Berlusconi e Meloni. Ecco schieramento per schieramento veti e posizioni.

Perché l'anziano Berlusconi paralizza il centrodestra e il Paese

Blocca l'intesa di governo Di Maio-Salvini. Ferma il rilancio di Forza Italia. Inibisce le mire nazionali di Toti. Così, ostinandosi a essere leader, l'ultra-ottantenne Cavaliere è diventato un problema per tutti. Invecchiare può essere quasi gradevole se ci si mette tranquilli e lo si fa con grazia.

Di Maio lancia messaggi di apertura su più fronti. L'ultimo è arrivato dopo il vertice-grigliata da Davide Casaleggio, nella sua villa a Caney Superiore, frazione di Settimo Vittone (presenti Beppe Grillo, Di Maio, i soci di Rousseau, Paola Taverna e Giancarlo Cancelleri). «Quando Salvini vorrà governare per il bene dell'Italia ci faccia uno squillo, gli diremo se saremo ancora disponibili a lavorare con lui al contratto di governo», ha detto il capo politico del M5s. Aggiungendo: «Da Arcore non può partire nessun cambiamento».

UN'AMMUCCHIATA DA 0%. L'atmosfera dunque si è fatta particolarmente tesa. Se per Salvini un governo M5s-centrodestra «ha il 51% di possibilità», per il pentastellato con Berlusconi nel pacchetto la percentuale crolla drasticamente. «C'è lo 0% di possibilità che il M5s vada al governo con Berlusconi e con l'ammucchiata di centrodestra», ha sentenziato Di Maio. Una presa di posizione che Salvini ha liquidato in modo secco: «Di Maio, in questo momento, mi interessa meno di zero». Non solo. In serata Di Maio ha rincarato la dose dicendo di non essere disponibili a governi che tirano a campare: «Ha senso andare al governo se quel governo sarà in grado di cambiare tutto: non avrebbe senso fare il presidente del consiglio per tirare a campare».

C’è lo zero per cento di possibilità che il MoVimento 5 Stelle vada al governo con Berlusconi e con l’ammucchiata di centrodestra.

Geplaatst door Luigi Di Maio op maandag 9 april 2018

Salvini dal canto suo lo ha messo in chiaro: «Si parte della coalizione di centrodestra». Dal Friuli-Venezia Giulia ha detto: «A Di Maio chiederò un incontro volentieri, sulla disponibilità a venirci incontro per fare. Gli italiani chiedono di fare. Al di là dei veti o delle simpatie, facciamo qualcosa o no? Se la risposta è no, i numeri sono numeri, si torna al voto».

FRIZIONI SUL PREMIER. Dopo il vertice domenicale a villa San Martino tutto il centrodestra ha posto le sue condizioni: «Gli elementi dai quali i tre leader non intendono prescindere», si legge in una nota congiunta, «sono un presidente del consiglio espressione dei partiti di centrodestra, l'unità della coalizione e il rispetto dei principali punti del programma sottoscritto prima del voto, quali il taglio delle tasse, incentivi al lavoro, il blocco dell'immigrazione clandestina, garanzie per la sicurezza dei cittadini e sostegno alle famiglie». Una condizione, la prima, che cozza contro la visione pentastellata: il premier deve essere Di Maio per non tradire il voto degli elettori, hanno sottolineato i parlamentari M5s alla vigilia del primo giro di consultazioni.

UNA POLTRONA PER DUE. Una poltrona - quella di palazzo Chigi - per due, quindi. Impasse che si potrebbe superare con una premiership a staffetta, ha fatto notare qualche osservatore, o con un premier terzo - ipotesi che non dispiace al leghista Giancarlo Giorgetti - che abbia le simpatie, e i voti, dei due contendenti. Soluzioni che però al momento restano puramente di scuola. Insieme con il voto anticipato.

Maurizio Martina.

ANSA

Il Pd intanto vive con difficoltà l'offerta di Di Maio e la proposta lanciata dalle colonne de la Repubblica di «sotterrare l'ascia di guerra». Anche quello che pareva l'ostacolo principale - e cioè Matteo Renzi - è caduto. «Non ho mai posto veti o parlato di Pd "derenzizzato" come qualcuno ha scritto», ha messo in chiaro il leader M5s.

I DIALOGANTI TENTANO IL PD. Per il momento la linea dem resta quella indicata dall'ex segretario ora senatore Matteo Renzi e confermata dal reggente Maurizio Martina: nessun accordo, si sta all'opposizione. Eppure c'è chi nel partito sarebbe disposto quantomeno a dialogare coi pentastellati. Andrea Orlando, pur definendo il contratto di Di Maio «poco credibile», critica la politica dei muri e quella dei «pop corn». Dario Franceschini invece è per il confronto. Secondo l'ex ministro della Cultura il M5s «è in trasformazione, ha dentro destra e sinistra, populismo e riformismo, europeismo e anti-europeismo». Quindi, ha aggiunto, «mi pare più utile aiutare uno sviluppo verso una posizione riformista progressista piuttosto che venga risucchiato da una destra populista come quella della Lega».

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