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9 Aprile Apr 2018 2118 09 aprile 2018

Governo, il Pd tiene la linea: nessuna apertura per un esecutivo

I dem discutono in vista dell'Assemblea nazionale ma per il momento prevale la linea di Renzi e del traghettatore Martina: nessuna alleanza con M5s e centrodestra. Anche se qualcuno apre in caso di un lungo stallo.

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«Coerenti con quello che abbiamo detto dall'inizio e responsabili verso l'Italia». Maurizio Martina continua a tenere il Pd su una linea di minoranza propositiva: non ci si attendono scostamenti nella riunione dei gruppi parlamentari, convocata il 10 aprile al Nazareno in vista del secondo giro di consultazioni. Il reggente ha stressato il "caos" creato dai «cosiddetti vincitori» di centrodestra e M5s ponendo i dem in attesa delle mosse degli altri sul governo.

NESSUN VOTO NELLA RIUNIONE DEI PARLAMENTARI. Una 'modalità' che ha aiutato anche a contenere le tensioni nel partito. Nella riunione congiunta dei parlamentari Pd non è previsto alcun voto: Martina dovrebbe illustrare la linea di opposizione, ma anche le iniziative che il Pd prenderà alla partenza dei lavori delle Camere, come la proposta di estendere il reddito di inclusione. Ma i «dialoganti», che avrebbero auspicato dall'inizio maggiore apertura al M5s, dovrebbero prendere la parola.

ORLANDO: «IN DEMOCRAZIA NESSUNO È SPETTATORE». Dario Franceschini potrebbe ribadire la necessità di riflettere su come evitare al Paese 'l'abbraccio' di governo M5s-Lega. Non ci si può limitare, ha detto Andrea Orlando, a «prendere i pop corn, perché in democrazia nessuno è spettatore». Sono «remote», ha però ammesso lo stesso Orlando, le possibilità di intesa e «poco credibile» la proposta di Di Maio. Ma il Pd, secondo il ministro, dovrebbe essere più propositivo, a partire dai temi del sociale.

TOTALE DISSENSO DEI RENZIANI. Anche perché dopo il secondo (o forse il terzo) giro di consultazioni, potrebbero aprirsi, concordano franceschiniani, orlandiani, emiliani - spazi a un dialogo con M5s su un governo istituzionale non a guida Di Maio. Anche in questo caso, hanno mostrato il loro dissenso i renziani, ribadendo che le possibilità di un governo Pd-M5s sono «zero». «Ci invitano all'abiura di quanto fatto, i loro passi sono terrificanti», ha commentato il capogruppo al Senato Andrea Marcucci.

APERTURE SOLO IN CASO DI PROLUNGATO STALLO. E anche Graziano Delrio ha tenuto il punto: non ci sono possibilità, ha detto in tv, né con M5s né col centrodestra. «Staremo all'opposizione 'per necessità'», ha aggiunto il dirigente dem, «perché non possiamo votare la fiducia al M5s e l'appoggio esterno a un governo di centrodestra lo esclude Salvini. A meno che...». A meno che l'impasse non si protragga nel tempo: tra un mese, spiega Delrio, la discussione «potrà diventare più matura non nel senso di un riposizionamento del Pd» ma di «cambiamento di approccio» del M5s.

RENZI PARLERA' SOLO ALL'ASSEMBLEA DEL 21 APRILE. Se lo stallo fosse conclamato, secondo più d'uno, lo stesso Renzi potrebbe tornare sull'unica ipotesi cui finora ha aperto: un governo con tutti. Oggi, ipotesi irreale. L'ex segretario, che il 10 potrebbe andare all'assemblea dei gruppi, ha trascorso la giornata a Palazzo Giustiniani, dove ha incontrato anche Delrio. E agli interlocutori ha ribadito che parlerà il 21 aprile in assemblea, con un discorso di rilancio. Un rilancio sulla linea politica, che non preluderebbe però alla mossa, a lui suggerita da qualche fedelissimo, del ritiro delle dimissioni da segretario.

PER RENZI OPZIONE MARTINA O ROSATO. Al contrario, in assemblea Renzi potrebbe decidere di sostenere l'elezione di Maurizio Martina o puntare su un nome alternativo, come Ettore Rosato. Tenendo per ora aperta anche l'ipotesi, che Delrio proporrà formalmente, di convocare subito il nuovo congresso. Sarebbe meglio, ribatte Orlando, eleggere un segretario, se questo «non produrrà ulteriori divisioni». Alla minoranza andrebbe bene Martina, ma in alternativa la scelta potrebbe essere andare a congresso e provare lì a strappare il partito a Renzi con un candidato come Nicola Zingaretti. È qui il punto, ha detto Roberto Giachetti: chi apre sul governo, come Orlando e Franceschini, lo fa per un posizionamento interno, per indebolire Renzi. Ma, lo difende Delrio, «il problema del Pd non è Renzi, lasciamolo in pace».

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