Viktor Orban Premier Ungheria Budapest
9 Aprile Apr 2018 1900 09 aprile 2018

Ungheria, cosa c'è dietro il plebiscito per il populista Orban

L'affluenza altissima delle Legislative è specchio della deriva dell'Europa. Con gli ex neonazi di Jobbik secondo partito. Sull'onda lunga della campagna anti migranti del premier. L'analisi post voto.

  • ...

Nell'Europa dei populismi ha stravinto il loro re. Classe 1963, l'ungherese Viktor Orban è un demagogo capace di passare, dagli Anni 90 al 2018, dal liberismo anti-sovietico e filo-occidentale più sfrenato al sovranismo xenofobo più virulento, euroscettico ed economicamente sempre più vicino all'orbita russa di Vladimir Putin. Un'inversione a 360 gradi, ma così vanno i tempi. Per le Legislative dell'8 aprile 2018 il leader conservatore di Fidesz ha brindato all'affluenza record (69%, l'8% in più del 2014) e alla sua - inattesa - vittoria più inebriante di sempre: sfiorare il 50% per il suo terzo mandato vuol dire avere la maggioranza di due terzi del parlamento.

AMMINISTRATIVE, UN CASO ISOLATO. Serpentoni di elettori si allungavano ai seggi. Per l'alta partecipazione Verdi, sinistra e ormai anche destra radicale dello Jobbik speravano in un bis del miracolo di Hodmezovasarhely: la bruciante sconfitta del partito di Orban appena un paio di mesi prima, alle Amministrative della sua roccaforte. Tra le campagne magiare dove Fidesz miete più consensi, i conservatori erano sorprendentemente crollati dal 61% al 41% in quattro anni, a fronte di un'affluenza al contrario cresciuta, in favore della coalizione anti-Orban che (da estrema destra a sinistra) raggruppava le maggiori forze. Ma il blocco comune al voto nazionale non c'è stato. Anzi, l'effetto Orban ha riversato voti anche sullo Jobbik.

Supporter di Fidesz.

GETTY

Nell'ultimo anno la campagna più aggressiva contro i migranti è stata condotta da Orban. A Fidesz, non a Jobbik, è andata la palma del razzismo e dell'estremismo tra i partiti che militano nei Popolari europei. Alla vigilia del voto ormai anche le forze della storica sinistra ungherese riconoscevano ai reazionari e (ex) neonazisti di Jobbik un forte percorso di ripulitura tra i militanti e nei contenuti, che, anche per la mitigazione delle tesi euroscettiche, aveva infine portato il partito a una riabilitazione, interna e nell'Ue. La moderazione, secondo i sondaggi, doveva costare allo Jobbik il crollo al 15%, dal 20% delle Legislative del 2014. Invece l'onda lunga del populismo xenofobo di Orban ha spinto anche i suoi nemici di destra al 20%.

ORBAN ACCUSATO DI CORRUZIONE. Con l'emorragia di consensi a sinistra, organica a tutte le forze europee al di là di un paio di eccezioni (Portogallo e Gran Bretagna), Jobbik è diventato pericolosamente secondo partito del Paese e prima forza di opposizione a Orban. Visto da fuori sembra molto, ma non abbastanza per il giovane leader Gabor Vona che, al trionfo del premier uscente, ha rassegnato le dimissioni per il «mancato obiettivo di un cambio di governo». I vertici di Jobbik odiavano Orban: all'unisono con le forze di centro-sinistra ridotte ai minimi termini (i socialisti di Mszp al alleati con verdi di Dialogo al 12%%, i Verdi liberali di Lmp al 7%, altre sigle della sinistra radicale ininfluenti) il partito di estrema destra aveva denunciato con forza la corruzione della cricca di Oban.

Sparare a zero sull'ingordigia di fondi Ue di Orban e sulle molte sospette irregolarità nella loro gestione non ha ripagato Jobbik e gli altri partiti

Ma sparare a zero sull'ingordigia dei fondi Ue e sulle diverse sospette irregolarità nella loro gestione (segnalate anche dall'Ue e da diverse inchieste giornalistiche) del partito al governo in Ungheria dal 2010 non ha pagato. Piuttosto a muovere verso le urne migliaia e migliaia di indecisi è stata l'aggressiva e la continua caccia di Orban ai profughi e al grande finanziatore di Ong per la loro accoglienza, il magnate di origine ungherese George Soros.

JOBBIK ARCHIVIERÀ LA MODERAZIONE? Chissà se Jobbik, a questo punto, non riconoscerà al capo di Fidesz l'onore delle armi e, con un nuovo leader, archiviata la lotta alla corruttela non abbandonerà anche la sua strumentale e recente moderazione. Per tornare alla più fruttuosa guerra agli stranieri e contro i diktat dell'Ue.

Al voto in abiti tradizionali.

GETTY

Il futuro lo dirà, a breve. A sinistra lo sconforto è grande: neanche un volto nuovo come il promettente sindaco di un municipio di Budapest, Gergely Karacsony, Verde a capo della coalizione con Mszp, è riuscito a fare breccia a esclusione che nella capitale: «Ora è evidente che non possiamo costruire un'alternativa democratica», ha commentato. La déblâcle dei socialisti era nell'aria, al punto che Vona, in una lettera aperta, aveva di rencente dichiarato di «aspettare i votanti di sinistra». In un sondaggio, con pragmatismo, metà dell'elettorato di Jobbik si era anche detto pronto a «cooperare con la sinistra».

MODELLO PER L'UE. L'accerchiamento era valso a Vona, da parte di Mszp, l'epiteto di «ladro di cadaveri», ma a Hodmezovasarhely il richiamo dell'estrema destra aveva funzionato. Con 134 seggi conquistati su 188, alle Legislative il vincitore invece è stato uno solo: l'inamovibile Orban visitato da Giorgia Meloni durante campagna elettorale di Fratelli d'Italia. Specchio fedele del deterioramento dell'integrazione europea, con l'ultimo voto il premier magiaro si consolida leader indiscusso del fronte anti-migranti e anti-globalizzazione di Visegrad: modello, oltre che per i nazionalisti Paesi dell'Est, per i popolari austriaci al governo con l'estrema destra e per i bavaresi della Csu con in mano in Germania il ministero dell'Interno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso