Unione Europea
10 Aprile Apr 2018 2100 10 aprile 2018

Def: mentre a Roma si litiga, Bruxelles ha altre priorità sull'Italia

M5s e Lega provano a costruire un governo sul Documento di economia e finanza. Ma l'Ue ha diverse preoccupazioni: asse fra le forze populiste, manovra, finanziaria d'autunno. La situazione dei conti.

  • ...

A Roma il Documento di economia e finanza (Def) è diventato l'ennesimo mattoncino sul quale costruire un governo giallo-verde tra Movimento 5 stelle e Lega. Ma, più in piccolo, anche una crepa nel centrodestra. A Bruxelles, invece, sono sempre meno interessati a leggere il Def italiano. Lo ha fatto intendere il vice presidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, in un'intervista a La Stampa: «Il 30 aprile è la deadline normale, ma c’è comprensione per i periodi di transizione elettorale». Lo ha chiarito e ribadito nelle ultime ore anche il portavoce della Commissione, Christian Spahr: «La risposta che possiamo dare è che restiamo in contatto con le autorità italiane».

RISPETTARE GLI IMPEGNI DI PADOAN. Anche perché l'Unione europea ha altre priorità sul nostro Paese: non creare nuove polemiche con le forze sovraniste e populiste - i richiami, come quelli del commissario agli Affari economici Pierre Moscovici a Luigi Di Maio, hanno avuto l'effetto contrario - in un anno centrale per l'Europa; un esecutivo che rispetto all'esito elettorale vada oltre l'asse M5s e Carroccio; dei chiarimenti sull'ultima manovra che potrebbe portare a una correzione sui conti; la legge finanziaria dell'autunno 2018 dove Bruxelles si attende che il prossimo governo rispetti quanto concordato con Pier Carlo Padoan.

OBIETTIVI DA AGGIUSTARE ANCORA. Perché, come ha ricordato lo stesso Dombrovskis, «l’Italia deve proseguire nell’aggiustamento verso gli obiettivi di medio termine e mettere il debito su una traiettoria discendente. Lo sforzo strutturale di correzione del deficit stabilito per il 2018 è lo 0,3%. Valuteremo la situazione a maggio». Se non ci sarà a breve un governo, secondo l'europarlamentare del Partito democratico Roberto Gualtieri, presidente della Commissione per i problemi economici e monetari al parlamento europeo, è necessaria al posto del Def una lettera di Padoan sui tendenziali a legislazione vigente.

Appesi a Salvini e Di Maio per decidere sul Def

L'impressione è che i partiti abbiano una gran voglia di segnare il punto, accusando il governo di violare la correttezza istituzionale, e qualche assaggio si è già avuto sulla vicenda dell'espulsione dei due diplomatici russi, su cui sembra invece ci siano state consultazioni ad ampio raggio.

All'Europa interessa più chiedersci di impegnare circa 4 miliardi e mezzo di euro per tenere i conti in ordine. E finora l'unico che ha risposto a questa richiesta è stato l'azzurro Renato Brunetta. Uno che durante la campagna elettorale aveva lanciato forti strali contro Bruxelles, non meno duri di quelli dell'alleato Matteo Salvini e del nemico Luigi Di Maio. Anche sul rispetto dei parametri di Maastricht. L'ex capogruppo azzurro di Forza Italia alla Camera ha scritto: «È necessario che già dal prossimo Documento di economia e finanze l'Italia mandi un segnale di continuità con l'impegno preso nel fare le riforme e rispettare i vincoli di finanza pubblica».

BRUNETTA CHIAMA ALLA RESPONSABILITÀ. Ma il suo riferimento non è il governo. Infatti ha aggiunto: «Le risoluzioni al Def che verranno presentate serviranno a scongiurare l'aumento dell'Iva, un danno enorme per l'economia del nostro Paese, ma serviranno anche a ribadire lo sforzo per raggiungere il pareggio di bilancio». Quello che fino al 3 marzo sembrava in predicato di diventare ministro dell'Economia del centrodestra ha concluso poi con un richiamo alla responsabilità: «Non è tempo di buttare via gli enormi sacrifici fatti dagli italiani in passato, ora che uno dei principali traguardi da raggiungere è a portata di mano. Altrimenti le conseguenze più pesanti non ce le farebbe pagare Bruxelles, ma nuovamente la grande finanza internazionale».

IL PROBLEMA DEI PROGAMMI DEI PARTITI. Perché, ma qui potrebbe essere Brunetta quanto Padoan a parlare, «le vicende politiche italiane sono osservate attentamente tanto dall'Europa quanto dai mercati finanziari. Non è tanto la difficoltà nella formazione di un nuovo governo a spaventare le istituzioni e gli investitori internazionali, quanto i programmi che alcuni leader dei partiti più importanti hanno dichiarato di voler portare avanti una volta insediatisi al potere. In particolare, l'elemento che desta più preoccupazione è la volontà espressa dal Movimento 5 stelle e dalla Lega di voler sfidare apertamente le regole europee sulla finanza pubblica, tornando a praticare la politica del deficit spending».

Renato Brunetta.

ANSA

Difficile dire se l'ex ministro della Funzione pubblica abbia interpretato il pensiero di Silvio Berlusconi o di una Forza Italia sempre più spaccata sulla leadership di Salvini. Fatto sta che le parole di Brunetta sono arrivate nel giorno nel quale grillini e leghisti - al di là delle liti sulla premiership tra Di Maio e Salvini - sono usciti allo scoperto sull'intesa per portare un leghista (Giancarlo Giorgetti) alla presidenza della Commissione speciale della Camera.

NON OLTRE I TENDENZIALI DI CRESCITA. Quella che, come l'organismo guidato al Senato da Vito Crimi, deve dare il parere al Def e presentare una sua risoluzione a un documento stilato dal governo uscente e che non andrà oltre i tendenziali di crescita a legislazione vigente: crescita confermata all'1,5% per l'anno in corso, disavanzo all'1,3 (per poi arrivare alla fine del triennio al pareggio di bilancio), debito sotto il 130%, saldo primario al 2,4, interessi sul debito al 3,7, mentre la disoccupazione potrebbe scendere sotto l'11%.

COMMISSIONI VERSO LA BOCCIATURA. Senza alcun accenno al congelamento delle clausole sull'Iva - soltanto per il 2018 servono 12,5 miliardi di euro - e alla spending review, dopo che pentastellati e grillini sono convinti di trovare i soldi per il reddito di cittadinanza o la flat tax tagliando la spesa. Dicono al riguardo dal ministero dell'Economia: Gentiloni, se potesse, lascerebbe quest'incombenza al suo successore. Sa che nonostante un documento tutto sommato neutro, arriverà comunque una bocciatura da parte delle due commissioni speciali.

Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan.

Finora con gli uomini di Salvini e Di Maio si è trattato soltanto sul rinvio dei tempi di consegna al parlamento. Ma se non ci sarà a breve un nuovo esecutivo, lo stesso Gentiloni dovrà trattare con i due partiti sui numeri della risoluzione. Se sarà lui a maggio a dover trattare sulla manovra bis, non può presentarsi a Bruxelles con una mozione parlamentare dove la politica italiana ne esce più divisa di quanto è. Se Mattarella riuscisse a dare un incarico già alla fine del prossimo giro di consultazione in un governo a maggioranza grillina e leghista, toccherebbe al nuovo governo scrivere e presente il Def. E tutto fa pensare che i numeri del Def sarebbero diversi, soprattutto sul disavanzo.

MODELLO BELGIO E SPAGNA. Ma l'ipotesi sembra al momento remota, tanto che è facile scommettere che toccherà farlo a Gentiloni entro la fine di aprile. Così in molti guardano al ripetersi dello schema visto prima in Belgio e poi in Spagna: cioè il Paese con un esecutivo in prorogatio, in attesa di nuove elezioni.

AI MERCATI VA BENE GENTILONI. E non tutti guardano allo scenario con preoccupazione. Ennio Doris, socio di Silvio Berlusconi in Mediolanum, durante l'assemblea della sua banca ha spiegato: «Un accordo tra M5s e Lega lo vedo difficile. La Lega sarebbe il socio di minoranza di un eventuale nuovo governo. Al tempo stesso Salvini ha dichiarato che non farà accordi con il Pd. Quindi il pallino rimane in mano a Renzi che dovrà decidere se accettare o meno di fare un governo. Intanto va avanti il governo di Gentiloni che piace ai mercati».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso