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POLVERE DI STELLE
10 Aprile Apr 2018 1426 10 aprile 2018

M5s, la cacciata di Iacoboni e il precedente di Bologna

Nel 2009 i giornali locali ignorarono la candidatura di Favia alle Comunali. E alla prima occasione non consentimmo a una testata di accomodarsi in prima fila a un dibattito. Ma le ragioni erano diverse dal veto di Casaleggio al giornalista della Stampa.

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Di Maio annuncia la fine della guerra col Pd: «Sotterriamo l'ascia di guerra», ha detto. La guerra invece sembra continuare con i media. E c'era da aspettarselo. Non è infatti un caso che il secondo V-Day del 25 Aprile 2008, esattamente 10 anni fa, fu fatto proprio per contestare il sistema mediatico: togliere i fondi pubblici all'editoria, abolire la legge sulle radiofrequenze Gasparri e l'ordine dei giornalisti.

L'ALLERGIA ALLA STAMPA. Dieci anni fa, quando tutto cominciò, le ragioni dell'avversione del M5s verso il sistema mediatico erano in parte diverse da quelle che recentemente hanno portato i pentastellati a tenere fuori dall'evento Sum#02 di Ivrea il giornalista de La Stampa Jacopo Iacoboni, autore di articoli critici nei confronti del M5s (si prese persino dello «sciacallo» da Gianroberto Casaleggio per aver svelato per primo il passaggio di consegne dal cofondatore al figlio poi confermato da inchieste successive) e del libro l'Esperimento.

LO SNOBISMO NEI CONFRONTI DEL M5S. Non è però la prima volta che accade. Ricordo chiaramente un episodio di 9 anni fa, quando ero un attivista. All'epoca la primissima candidatura come lista civica beppegrillo.it capitanata da Giovanni Favia al Comune di Bologna fu completamente ignorata dai giornali locali durante tutta la campagna elettorale. Accompagnavo Favia in tutti gli incontri, facevo da addetto stampa per la lista e ricordo bene il trattamento che il “sistema” ci riservò. In una parola sola: vergognoso.

SOLO BANCHETTI E SOCIAL. Noi non esistevamo. Nei sondaggi apparivamo come “altri” e nessuno ci dava al di sopra del 1,5%. Ricordo che solo il giornale locale della curia bolognese L'informazione (che oggi non esiste più) si degnava di riportare ogni tanto qualche nostro comunicato. Allo stesso tempo le liste minori, come quella indipendente di Gianfranco Pasquino (all'epoca mio professore di Scienze Politiche) ottenevano ampi spazi sui quotidiani cittadini nonostante molti sospettassero che la sua lista non avrebbe sfondato come dicevano i sondaggi. Stesso trattamento veniva riservato perfino alla lista di sinistra dell'allora consigliere comunale Valerio Monteventi. Per i grillini invece solo banchetti, volantini, Facebook, megafono per le strade e un autofinanziamento di 3.500 euro. Anche la presenza sulle tivù locali fu praticamente pari a zero. Per dare l'idea ci confrontavamo con big del calibro di Delbono (Pd), Cazzola (ex Pres. del Bologna F.C.) e Guazzaloca (ex sindaco).

LA SORPRESA DELLE URNE. Allora avevamo, a nostro avviso, un motivo valido per avercela con il sistema dei media. Fu proprio in situazioni come queste che mi resi conto del reale potere che hanno. Se esisti o non esisti, sono loro a deciderlo. E avevano deciso che “i barbari” non esistevano. Ma in quel caso il sistema fece male i conti. Il 7 Giugno 2009 un certo Giovanni Favia passò lo sbarramento prendendo il 3,02%. Le altre liste minori accreditate sopra il 3% invece, come quelle di Pasquino e Monteventi, rimasero fuori dal Consiglio comunale. Il mio prof non ce l'aveva fatta, noi sì.

IGNORATI FINO ALLA FINE. Nonostante questo il Corriere di Bologna l'8 Giugno pensò bene di mettere in prima pagina soltanto i soliti 5 candidati che erano stati decisi come “i papabili” fin dal primo giorno di campagna: Delbono, Cazzola, Guazzaloca, Pasquino e Monteventi. Per Giovanni Favia e la lista beppegrillo, quarti al traguardo e vera sorpresa delle elezioni, soltanto un trafiletto a pagina 5. Avevamo superato due liste date sopra al 5% ma nemmeno quel miracolo ci permise di guadagnare un minimo di visibilità sul giornale. Altri quotidiani invece ci inserirono in prima pagina insieme con i "vincenti" alle elezioni.

L'IDEA DEL DIBATTITO. Favia ebbe così un'idea: dato che a Cazzola e Delbono servivano i voti di Guazzaloca e dei grillini per affermarsi al ballottaggio, e considerando che i voti di Guazzaloca sarebbero andati a Cazzola, l'unico bacino di voti a cui attingere ulteriormente era il nostro. Invitò i due contendenti a un dibattito dove lui sarebbe stato il moderatore affinché si “disputassero” il nostro elettorato. Fu l'evento principale della campagna elettorale degli ultimi 15 giorni. Riuscimmo a portare all'attenzione dei media il nostro programma, fino ad allora ignorato. E col 3% Favia poteva finalmente sedersi a fianco di chi non l'aveva riconosciuto nemmeno come avversario.

AMMESSI MA IN FONDO ALLA SALA. Al Circolo Mazzini di Bologna, sede non ufficiale del M5s, i posti andarono esauriti con tanto di fila fuori. Per noi era un sogno. Tivù e giornali ernao in prima fila per riprendere l'evento ma stabilimmo due regole. I giornalisti - che nulla ci avevano chiesto durante la campagna elettorale - non avrebbero potuto fare domande. Il dibattito sarebbe stato esclusivamente tra Delbono, Favia e Cazzola. I temi di cui discutere li avremmo decisi noi. E ai giornalisti del Corriere della Sera di Bologna non sarebbe stato concesso l'ingresso in prima fila (nei posti riservati alla stampa). Potevano stare in fondo, ascoltando il dibattito fuori dalla porta che era rimasta aperta per quelli che non erano riusciti a entrare.

IL BIS DELLE REGIONALI. All'epoca non mi sembrò né fascismo né oscurantismo. Ma il giusto trattamento per come ci avevano trattati. Quella volta finì così, il quodiano bolognese fece il pezzo e il caso si chiuse. La “guerra” con i media locali continuò alle elezioni regionali dell'anno successivo quando criticammo Repubblica, rea, a nostro avviso, di aver dato maggior spazio a candidati che alla fine fecero risultati ridicoli (considerandoci nuovamente “fuori gara”) mentre Favia alla Regionali arrivò al 7%. In quel caso, però, ci limitammo solo a qualche battuta sarcastica in un video che finì sul blog di Grillo.

I DOVUTI DISTINGUO. Conclusione: è ben diverso, a mio personalissimo avviso, tenere fuori dalla porta un giornalista scomodo che fa bene il suo lavoro (dato che non ha mai ricevuto condanne per quanto scritto) e lasciare in fondo a una sala una testata che ha dimostrato di infischiarsene delle leggi sulla par condicio e del dovere di cronaca. All'epoca le nostre motivazioni non furono tenute nascoste. Ai giornalisti del Corriere che si presentarono fu spiegato il motivo della nostra scelta e il Corriere non protestò. Oggi il M5s dopo essersi nascosto dietro a motivazioni («non era accreditato», «aveva il badge tarocco») ha spiegato i motivi del veto su Iacoboni per bocca dello stesso Davide Casaleggio che ha ricordato le parole del padre: «Lo sciacallo Iacoboni usa il pretesto delle mie condizioni di salute, note da tempo, per inventare retroscena inesistenti e fuori dalla realtà sulla gestione del MoVimento 5 Stelle e schizzare veleno sui portavoce». Una cacciata in piena regola.

*Ex attivista e collaboratore parlamentare alla Camera per il Movimento 5 stelle

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