Elezioni a maggio? Colle, pure fantasie

Consultazioni per il governo

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11 Aprile Apr 2018 1100 11 aprile 2018

Governo, le correnti del Pd e l'atteggiamento nei confronti del M5s

Dall'Aventino renziano ai possibilisti dialoganti di Orlando e Franceschini. Fino agli Harambee di Richetti. Il Movimento spacca i dem. Divisioni che si mescolano alla guerra per la segreteria. Una mappa. 

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Aventiniani, dialoganti, semplicemente possibilisti. La proposta di «sotterrare l'ascia di guerra» di Luigi Di Maio continua ad agitare il Pd, in vista del secondo giro di consultazioni al Quirinale. Il capo politico M5s infatti non ha abbandonato il progetto di formare un governo con il sostegno dem. Soprattutto dopo il gelo (non si sa quanto sostanziale o teatrale) sceso con il segretario leghista Matteo Salvini. In casa Pd al momento la posizione ufficiale è quella dettata dall'ex segretario Matteo Renzi: nessuna apertura e opposizione a oltranza. Ma la frangia dei dialoganti sta prendendo corpo e la voce di un big come Dario Franceschini. Ecco le posizioni all'interno del Nazareno.

1. L'Aventino dei renziani

Renzi, il vero sconfitto alle ultime elezioni, continua a dettare la linea nonostante si sia dimesso dalla segreteria: il Pd deve restare all'opposizione. L'ex premier intende attendere nelle retrovie che Di Maio e il centrodestra a trazione salviniana si consumino vicendevolmente. I complottisti sostengono che questo fosse il suo piano fin dall'inizio, cioè da quando, con il Rosatellum, ha predisposto una legge elettorale che consegnasse il Paese all'ingovernabilità, per poi aspettare il momento buono per tornare da salvatore della patria, stante l'incapacità dei rivali. Il rischio di un immobilismo a oltranza però è che alla fine dei giochi l'alleanza giallo-verde nasca e, soprattutto, duri. Anzi, che i diktat di Di Maio consentano a Salvini di lanciare l'opa su Forza Italia così arrivare al governo senza l'ingombrante presenza dell'ex Cavaliere e dei suoi fedelissimi. In questo caso il Pd sarebbe escluso dai giochi e potrebbe solo ripetere l'esperienza di un nuovo patto del Nazareno, da spiegare poi a quel che resta dell'elettorato di sinistra.

I FEDELISSIMI DEL GIGLIO MAGICO. Comunque vada, il Giglio magico sembra non sfiorire, anzi. Accanto a Renzi si posizionano ancora: Maria Elena Boschi, Luca Lotti, Francesco Bonifazi, Tommaso Nannicini, Lorenzo Guerini e Andrea Marcucci. E poi, ancora: Emanuele Fiano, Roberto Giachetti, Filippo Sensi, Ettore Rosato, Davide Faraone, Alessia Morani, Raffaella Paita, David Ermini, Davide Gariglio, Dario Parrini, Anna Ascani, Luciano Nobili e Rosa Maria Di Giorgi, Silvia Fregolent e il recente acquisto Lucia Annibali.

Matteo Richetti e Matteo Renzi.

2. Il muro degli Harambee richettiani

Dal Giglio magico manca il petalo di Matteo Richetti. L'uomo che, nel 2011, prese il posto che fu di Giuseppe Civati alla Leopolda di Firenze dopo che questi se ne andò in disaccordo con la linea Renzi. Il neosenatore emiliano il 7 aprile ha lancianto Harambee, l'ennesima corrente interna al Pd. Il nome è un termine swahili che, come ha spiegato lo stesso Richetti, è stato scelto proprio perché non vuole dire nulla. Emblematico. Alla presentazione erano presenti anche Maurizio Martina, Marianna Madia e Gianni Cuperlo. Una sorta di Leopolda senza renzianissimi e con meno lustrini. Anche Richetti non si dice disponibile a un accordo col Movimento. «Possiamo giocare sul tema della disponibilità sul governo, ma c'è un punto di fondo: non ho capito a fare che cosa?».

3. I "responsabili" possibilisti: AreaDem e Dems

Contro Renzi si posizionano due suoi ex ministri: Andrea Orlando e Franceschini, da anni in rotta di collisione con l'ex segretario dem. Entrambi sposano una linea dialogante e responsabile con M5s all'insegna del «ce lo chiede il Paese / ce lo chiede il Colle» e, perché no, «ce lo chiede l'Europa», per non lasciare le chiavi dell'esecutivo in mano a un'alleanza tutt'altro che moderata tra leghisti e pentastellati. La linea proposta da Franceschini all'assemblea dei gruppi parlamentari è chiara: «Nessuno ha vinto in modo tale da poter governare il Paese», ha detto l'ex titolare alla Cultura, «e allora penso che non basti più soltanto assistere». E, ancora: «Non sto proponendo un governo con il Movimento 5 stelle o di entrare in un governo Di Maio» ma «dobbiamo condizionare il M5s perché diventi una forza riformista».

LE SQUADRE. Il guardasigilli ligure rientra nella corrente più critica rispetto alla linea renziana: i Dems di Gianni Cuperlo, della quale fanno parte anche Barbara Pollastrini, Monica Cirinnà, Antonella Incerti, Susanna Cenni, Francesco Critelli, Andrea De Maria, Andrea Giorgis, Alberto Pagani e Anna Rossomando. Franceschini guida invece Areadem, appoggiata da: Luigi Zanda, Gianclaudio Bressa, Daniela Sbrollini, Franco Mirabelli, Alberto Losacco, Laura Garavini, Annamaria Parente, Bruno Astorre, Edoardo Patriarca, Vito Vattuone e Caterina Bini.

Graziano Delrio e Sergio Mattarella.

ANSA

4. Sinistra è cambiamento per il no

Ad aumentare le frizioni interne è stato l'ennesimo scivolone di Renzi il quale, a margine del primo giro delle consultazioni, ha organizzato un incontro in un ufficio della famiglia Marcucci nei pressi di via Veneto (proprio dove Renzi ed Enrico Letta siglarono il “patto della schiacciata” che portò il secondo a Palazzo Chigi nel 2013) con i fedelissimi e i capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci di ritorno dal Colle ma non Maurizio Martina, reggente del Pd, che di quell'incontro è stato informato solo in un secondo momento dai giornalisti. Uno sgarbo non da poco, soprattutto negli equilibri instabili del partito. E che potrebbe far virare la corrente verso lidi più possibilisti rispetto a quelli renziani. Il reggente però al momento pare non aver cambiato idea sul M5s. «La posizione non cambia rispetto a quanto detto al Quirinale», ha dichiarato. Perché i dem «non fanno da piano B ad altre forze».

5. Il fronte pugliese del sì e grazie

Ci sono poi gli antirenziani de fero, i duri e puri. Una minoranza rumorosa guidata dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che da anni conduce una feroce e solitaria opposizione a Renzi (soprattutto dopo la scissione di Articolo 1 dalla quale il governatore pugliese si è tirato indietro all'ultimo momento). Che l'unica via sia quella di sostenere un esecutivo a guida 5 stelle il leader di Fronte democratico lo ripete persino da prima della batosta elettorale. Naturalmente, i suoi appelli a un cambio di rotta si sono rinvigoriti dopo il 4 marzo. Anche e soprattutto per indebolire Renzi che, ormai, «non conta più», come ha dichiarato Emiliano in conferenza stampa lo scorso 6 aprile. Nel solco tracciato dall'ex sindaco di Bari anche Francesco Boccia.

6. Vari ed eventuali

Residuali poi i Giovani turchi di Orfini, ormai entrati a tutti gli effetti nell'orbita renziana e quindi contrari a qualsiasi dialogo col M5s, i veltroniani come Roberto Morassut e Walter Verini e coloro che invece si mettono nella scia del premier uscente, Paolo Gentiloni. Si tratta di un pulviscolo che è difficile da tracciare, ora attratto nell'orbita di Renzi, ora più lontano. A questi si aggiungono i socialisti, i Verdi e i prodiani di Insieme, i cattolici di Tabacci e le minoranze linguistiche di Südtiroler Volkspartei e dell'Union Valdôtaine. Al di fuori dei confini del Pd, non dimentichiamolo, staziona poi la “tenda” di Prodi.

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