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Consultazioni per il governo

Montecitorio
12 Aprile Apr 2018 1110 12 aprile 2018

Commissione speciale: cos'è e di cosa si occupa

Si tratta di un organismo omnibus che serve da ponte fino alla composizione delle ordinarie alla Camera e al Senato. Molteni (Lega) eletto presidente a Montecitorio. Competenze ampie, ma pesa la discrezionalità dei gruppi. La scheda. 

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Articolo 72 della Costituzione, primo comma: «Ogni disegno di legge, presentato a una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale». È questo il modo di funzionamento ordinario del procedimento legislativo, quello che, passando per la discussione, porta alla approvazione delle leggi.

IL NODO DELLE COMMISSIONI. Ma che succede se in parlamento le commissioni non ci sono? Il nuovo parlamento è pienamente operativo dal giorno in cui i deputati e i senatori hanno ricevuto i loro tesserini. Il loro stipendio, come non mancano di notare gli anti-casta, decorre regolarmente. Eppure, in attesa della formazione di un governo, i lavori procedono a rilento. E soprattutto non si costituiscono le commissioni permanenti, asse cruciale del lavoro parlamentare e snodo fondamentale per il funzionamento dell'assemblea legislativa. Le commissioni permanenti sono divise per materia e di solito sono almeno 13. La prima, sia alla Camera sia al Senato, è l'Affari Costituzionali: è quella che si occupa di tutti i provvedimenti che abbiano a che fare con la Costituzione e le istituzioni. La seconda di solito è Giustizia, poi Affari Esteri, Difesa, Finanze e così via. A loro arrivano i progetti di legge, i decreti varati dal governo, le proposte di legge di iniziativa popolare volute dai cittadini.

Montecitorio.

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Le Aule di Camera e Senato dopo le elezioni del 4 marzo si sono riunite solo per eleggere i propri organi. E, in attesa della formazione delle commissioni permanenti, hanno deciso di costituire la commissione speciale. Nicola Molteni, deputato della Lega, è stato eletto presidente a Montecitorio il 12 aprile, come annunciato dal Carroccio e dal Movimento 5 stelle. A Palazzo Madama, invece, era già stato eletto presidente il pentastellato Vito Crimi. Sempre alla Camera, anche le altre cariche all'interno dell'Ufficio di presidenza della commissione sono andate al centrodestra oppure al M5s, con Andrea Mandelli (Fi) e Giorgio Trizzino (M5s) eletti vicepresidenti, Vittorio Ferraresi (M5s) e Paolo Russo (Fi) segretari. Ma che cos'è e di cosa si occupa esattamente la commissione speciale?

UN ORGANISMO OMNIBUS. È una sorte di commissione omnibus, che assorbe le competenze delle commissioni permanenti per sbrigare le urgenze. Non è una novità, accade a ogni legislatura. Nella XVII, per esempio, al Senato si chiamava «commissione speciale per l'esame dei disegni di legge di conversione dei decreti-legge e di altri provvedimenti urgenti presentati dal governo» e lavorò dal 28 marzo al 3 maggio, per un totale di 15 sedute, occupandosi di alcuni decreti. Uno per esempio riguardava le disposizioni urgenti in materia sanitaria. Si occupò naturalmente anche del Def, il Documento di economia e finanza. Era presieduta dal senatore del Pd Filippo Bubbico. Alla Camera si chiamava più semplicemente «commissione speciale per l'esame gli atti del governo», era presieduta dal leghista Giancarlo Giorgetti e lavorò nello stesso intervallo di tempo di quella del Senato. Le due commissioni, congiuntamente, ebbero anche in audizione il ministro dell'Economia appena nominato, Fabrizio Saccomanni: il ministro aveva giurato con il governo Letta pochi giorni prima, il 27 aprile. Quello fu il suo primo atto parlamentare e l'ultimo della commissione speciale nei due rami del parlamento. Poi cominciò il lavoro ordinario.

IL CONFINE DELLE COMPETENZE. Nella XVIII legislatura, al Senato, che l'ha istituita per primo, risponde al nome di «commissione speciale su atti urgenti del governo» ed è presieduta dal pentastellato Vito Crimi. È un nome che delimita molto chiaramente il suo ambito di competenze. Potenzialmente infatti questa commissione ha poteri ampi ma l'ambito di intervento lo decidono i senatori stessi, nel momento in cui la costituiscono. O meglio, i capigruppo. Nel caso di Palazzo Madama è evidentemente configurata per esaminare gli atti del governo: schemi di decreti legislativi, schemi di regolamento, disegni di legge di conversione di decreti legge. E poi il Def, documento governativo per eccellenza, che il governo dovrebbe produrre entro la fine del mese secondo le scadenze di Bruxelles (che comunque concederebbe facilmente una proroga in caso di governo in via di formazione).

Vito Crimi (M5s).

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Le proposte di legge ordinarie non possono essere esaminate dalla commissione speciale. Uscendo dal primo giro di consultazioni al Quirinale, a cambiare le cose ci aveva provato la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni. «In caso in cui non riuscissimo a formare un governo», ha detto, «la commissione speciale potrà discutere la nostra semplicissima proposta di legge di un articolo che modifica l'attuale legge elettorale introducendo il premio di maggioranza». Niente da fare. La proposta Meloni è stata bocciata dalla conferenza dei capigruppo della Camera, con la motivazione che mancava l'unanimità. Ma anche ci fosse stata, visto le competenze era sconsigliabile far passare un provvedimento così importante per una commissione chiamata a lavorare sulle urgenze.

IL NODO DELLA RIFORMA PENITENZIARIA. A Montecitorio infatti la commissione viene definita «commissione speciale, ai sensi dell'articolo 22, comma 2, del Regolamento per l'esame del Documento di economia e finanza e di atti urgenti che il governo ha trasmesso alla Camera ai fini dell'espressione del parere». Non sembrano esserci margini per altro. Eppure la commissione può anche decidere di non occuparsi di un tema che sembrerebbe di sua competenza. Ha fatto sapere infatti che si occuperà di alcuni decreti legislativi - 12 - del governo che toccano vari temi, dai lavoratori marittimi alla sicurezza delle reti fino alla tutela del lavoro nelle imprese sequestrate. Ma c'è un decreto legislativo su cui il parlamento dovrebbe dare il parere definitivo: è un provvedimento - già bollato da Lega e M5s come "salvaladri" - che il governo ha varato il 16 marzo, 12 giorni dopo il voto. Si tratta della riforma dell'ordinamento penitenziario.

MANCANO REGOLE DEFINITE. Si tratta di un testo su cui già Camera e Senato hanno espresso un parere e che torna al parlamento dopo un nuovo esame da parte del governo. Quasi una formalità. E tuttavia di questo provvedimento la commissione speciale della Camera non è intenzionata ad occuparsi: a esaminarlo, per decisione presa a maggioranza, dovranno essere le commissioni ordinarie, quando saranno costituite. Lo hanno deciso i presidente dei gruppi. Tuttavia lo stesso provvedimento è tra quelli che saranno esaminati dalla commissione gemella del Senato, a testimonianza che non ci sono regole definite. Non a caso i decreti legislativi, atti del governo, che la commissione speciale del Senato esaminerà sono 19 e non 12 come nel caso di Montecitorio. Insomma: ogni ramo del parlamento sceglie di cosa parlare e cosa accantonare, in una materia comunque sempre soggetta a interpretazioni e adattamenti.

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