Giovanni Maria Flick Roma Incontra
12 Aprile Apr 2018 0800 12 aprile 2018

Giovanni Maria Flick: «Sì, sarei un buon presidente del Consiglio»

L'ex ministro ed ex n.1 della Consulta a Roma InConTra: «Giusto che io venga preso in considerazione». Compromesso, distinzione politica-Costituzione, serietà: la sua ricetta per il governo.

  • ...

Si schermisce, prova a parare i colpi, ma alla fine cede: «Sarei un buon presidente del Consiglio, sì, ma come tanti altri». L’ammissione è di Giovanni Maria Flick, ex ministro della Giustizia e presidente della Corte costituzionale, al cospetto di un incalzante Enrico Cisnetto. In fondo nel toto-premier era già stato tirato dentro. Aveva cominciato Giuliano Ferrara su Il Foglio, a dire che in un esecutivo tra Movimento 5 stelle e Lega o in un governo del presidente lui sarebbe stato l’uomo perfetto.

COLLABORAZIONE CON RAGGI E M5S. Poi era toccato al Corriere e infine a la Repubblica. Tutti a rimarcare il suo profilo istituzionale e di “garanzia”, il suo essere di “centrosinistra”, le sue collaborazioni con i grillini. «Non è vero: non con loro, ma con il sindaco di Roma», tiene a precisare, anche se dal 2017 il suo nome circola al Campidoglio, in particolare per la presidenza di Zetema, macchina culturale di Roma Capitale.

FOSSE CHIAMATO, RISPONDEREBBE. In ogni caso, tra una smentita e un dileggio, una fiction fantapolitica e un po’ di equidistanza, alla fine l’assenso è arrivato. Non un’auto-investitura, sia chiaro, ma un’ammissione che se fosse chiamato risponderebbe, questo sì. Flick quelle parole di ammissione se le era preparate, centellinandone come la spremuta d’arancio che si è bevuto prima alla buvette di Palazzo Santa Chiara, prima della registrazione del Roma InConTra di Cisnetto.

Enrico Cisnetto e Giovanni Maria Flick.

Sembra un Campari, sibilava qualche maligno in sala, invece era un concentrato di vitamine. Che gli sono servite per ricordare che lui è solo un cultore della Costituzione, prima di tutto come cittadino, come recita il titolo del suo ultimo libro (Elogio della Costituzione¸ Edizioni Paoline).

QUANTA CONFUSIONE IL 4 DICEMBRE 2016. E da presidente emerito della Consulta qualche sasso dalla scarpa se lo leva. Perché lo stallo della politica dopo le elezioni non è risolvibile con un “contratto”, come dice Luigi Di Maio, ma «solo con un compromesso, che è cosa diversa dall’inciucio», dice l’ex Guardasigilli. E bisogna distinguere tra Costituzione e politica, «mica come il 4 dicembre 2016, quando la gente non sapeva se votava sul governo o sulla Costituzione».

Si va al Quirinale non per offrire le proprie proposte, ma per sapere cosa pensa il presidente della Repubblica e così regolare la mossa successiva

Giovanni Maria Flick

Non parla per «campare il cavillo», dice Flick, «ma perché in questo momento si gioca al "vai tu-vado io" mentre la campagna elettorale è finita, sebbene qualcuno non se ne sia accorto», e il senso delle consultazioni oggi è rovesciato, «perché si va al Quirinale non per offrire le proprie proposte, ma per sapere cosa pensa il presidente della Repubblica e così regolare la mossa successiva».

IL SUO IDENTIKIT È QUELLO GIUSTO. Candidato premier - forse - a 77 anni, origini piemontesi da padre tedesco, quinto di sette figli, studi dai gesuiti, frequentazioni Oltretevere, Giovanni Maria Flick nella vita è stato molte cose: magistrato, avvocato, docente, ministro, numero uno della Corte costituzionale. «Adesso il premier?», domanda Cisnetto, che lo conosce da 40 anni. «Non ci si deve stupire che una persona seria, che ha studiato, per bene, venga presa in considerazione, ma non ci sono solo io con queste caratteristiche», replica Flick. Sarà, gli replica Cisnetto, ma se quelle sono le caratteristiche necessarie, il numero dei rispondenti all’identikit si restringe inesorabilmente. E la candidatura Flick avanza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso