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12 Aprile Apr 2018 0950 12 aprile 2018

Sono nati gli oppositori-repellenti

Quello che colpisce nella loro cultura è il fatto che l’idea stessa sia insopportabile. Vorrebbero una maggioranza, che tecnicamente non c’è, fra dem e Di Maio, che potrebbe saltare ogni volta che su provvedimenti reazionari il Pd avesse un sussulto di dignità e il leader M5s trovasse invece i voti della Meloni e di Salvini. Ad esempio sugli immigrati.

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Mentre l’intesa Di Maio-Salvini fa i consueti e previsti passi avanti che porteranno al “governaccio” di destra, nel Pd e attorno a esso si svolge l’interessante dibattito sull’apertura ai 5 Stelle e sulla demonizzazione della scelta dell’opposizione. Dopo aver per decenni abolito la parola “conflitto”, ora tocca a “opposizione” essere rappresentata come un’anticaglia che porta indietro la sinistra, la riconduce al tempo delle leghe e dei braccianti, soffoca l’ardito pensiero che circonda la politica che abbraccia l’avversario.

LE CONTRADDIZIONI DEGLI "OPPOSITORI-REPELLENTI". C’è da restare sorpresi, come minimo. Non insisto nel dire che il termine "opposizione" è innegabilmente stretto alla logica di una democrazia liberale, che essa è praticata dalle forze democratiche e di sinistra nei paesi occidentali là dove perdono le elezioni. Quello che colpisce nella cultura degli “oppositori-repellenti” è il fatto che l’idea stessa sia insopportabile. Per esempio, abbiamo assistito a vere lezioni di cultura pratica che invitavano ad andare a vedere il senso delle proposte di Di Maio come se in questi anni, sia nei proclami sia nel governo delle loro città, non fossimo stati abbastanza edotti su ciò che vogliono e su ciò che sono capaci di fare.

Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

ANSA

Vorrebbero i nostri “oppositori-repellenti” una maggioranza, che tecnicamente non c’è, fra dem e Di Maio, che potrebbe saltare ogni volta che su provvedimenti reazionari il Pd avesse un sussulto di dignità e il leader M5s trovasse invece i voti della Meloni e di Salvini. Ad esempio sugli immigrati. Il tema della classe dirigente di questo Paese che sembra da decenni incamminata verso la produzione di esponenti di basso livello si lega al tema della assenza di cultura politica ovvero all’espianto di una cultura politica occidentale. Tutto si svolge nel recinto delle assemblee elettive, composte nel modo che sappiamo. Il riferimento popolare è solo utilizzato in battaglie contro la politica e la casta, vedi la questione dei vitalizi degli ex parlamentari, e mai si discute su chi non ha restituito i soldi al Monte dei Paschi, sulle fortune del signor Zonin, sulle tasse non pagate in Italia da tanti capitani d’impresa.

In Italia non ha avuto successo il movimento dei “forconi” perchè era già insediato dentro i 5 Stelle, la Lega, nelle teste degli “oppositori-repellenti”. Gli orizzonti della politica sono chiusi a doppia mandata. Leggete la lettera delle 400 donne del Pd che criticano legittimamente il partito per aver scelto poche donne nelle assemblee elettive. Ho imparato dai tempi di Adriana Seroni (antica dirigente comunista di grande combattività, che non piacerà al solito primo della classe che mi chiederà se la Seroni si oppose o no ai carri armati del ’56) che far arretrare il maschile dalle assemblee elettive a vantaggio di una maggiore presenza femminile è una gran cosa.

SI È PERSO LO SCOPO DEL FARE POLITICA. Però mi faccio due domande scorrendo i nomi della lista: sono tutte donne che sono state elette e fra loro molte non rielette, perché sono state silenziose fino a oggi? E poi, adesso il problema è ancora quello di chi va in parlamento e non di chi fugge dalla società? Come si vede la giusta cultura politica sul primato delle assemblee si è fatta talmente strada che ha dimenticato la ragione per cui si cerca di diventare deputati, senatori, consiglieri regionali, consiglieri comunali. E la ragione è che si sta lì nell’interesse del proprio popolo o elettore. Non è una cosa rivoluzionaria o tardo-comunista. Lo sanno anche Salvini e Di Maio. È dalle nostre parti che ce ne siamo dimenticati.

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