I 400 colpi

Sequestrata nave ong spagnola Proactiva
17 Aprile Apr 2018 0924 17 aprile 2018

C'è un giudice a Ragusa

Sullo sfondo del dissequestro della nave dell'Ong Proactiva bloccata dal pm di Catania c'è il mai risolto tema del conflitto tra etica e politica. Tra l’obbligo morale di salvare vite umane e la necessità di regolamentare i flussi migratori.

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C’è un giudice a Ragusa. E un procuratore a Catania che a suo dire ha preso una topica. Così il primo, Giovanni Giampiccolo (remember this name) ha ordinato il dissequestro dell’imbarcazione della Ong spagnola Proactiva che il secondo aveva bloccato lo scorso marzo al suo arrivo nel porto di Pozzallo.

LE ACCUSE (E LE "PROVE") DI ZUCCARO. L’aveva fatto con un’accusa che fin da subito aveva lasciato perplessi anche chi sul blocco degli sbarchi ha costruito molta della sua fortuna politica: associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E a coloro che gli obiettavano l’eccessiva gravità del capo d’imputazione, il procuratore capo Carmelo Zuccaro lasciava intendere di avere prove inoppugnabili della connivenza tra alcune delle organizzazioni umanitarie e i trafficanti di disperati. Evocando addirittura una sorta di patto scellerato in cui le navi venivano avvisate dalla Libia della partenza degli scafisti, in modo da farsi trovare pronte in un punto di raccolta prestabilito.

IL PIANO DI MINNITI. Per le Ong, secondo l’accusa, l’imperativo categorico era far sbarcare i migranti in un porto italiano. Magari per ottemperare a qualche accordo con chi lucrando ne gestiva il mantenimento nei centri di accoglienza. Magari solo perché si sentiva la legge dalla sua, dopo che Marco Minniti, nel pur giusto intento di limitare flussi migratori nella cui gestione l’Italia è stata lasciata sola, aveva stilato un severo protocollo di comportamento delle organizzazioni che molte (su tutte Medici senza frontiere) si erano rifiutate di firmare. Il tentativo del ministro era di arginare a monte il fenomeno, con la creazione di centri di accoglienza sulle coste libiche e il coinvolgimento della guardia costiera nelle operazioni di pattugliamento.

La Libia, nonostante tutti i tentativi di accordi, resta terra di nessuno. E più che centri di accoglienza i suoi sono lager in piena regola dove i migranti, donne e bambini compresi, giacciono in condizioni disumane

Ma la Libia, nonostante tutti i tentativi di accordi, resta terra di nessuno sempiternamente in preda a una guerra per bande, e più che centri di accoglienza (come documentato da molte inchieste) i suoi sono lager in piena regola dove i migranti, donne e bambini compresi, giacciono in condizioni disumane. Infatti era questo il motivo del no opposto dalla nave spagnola ai libici che armi in pungo pretendevano la consegna di coloro che erano appena stati raccolti in mare. Rimandarli sulle coste significava lasciarli andare a un sicuro destino di sofferenza e morte.

IL CONFLITTO TRA ETICA E POLITICA. Non pago, Zuccaro ha contestato alla Ong anche il fatto di non aver fatto sbarcare i profughi nel porto più vicino, cioè a Malta ignorando, come opportunamente ricordato dal gip di Ragusa nel suo provvedimento di dissequestro, che esiste una fattuale indisponibilità dell’isola all’accoglienza. Smentita la procura di Catania, in ballo resta ancora quella di Trapani, che nove mesi fa ha bloccato la nave di una Ong tedesca sulla base di accuse analoghe, su cui dovrà essere la Cassazione a pronunciarsi. Sullo sfondo, il mai risolto tema del conflitto tra etica e politica, l’obbligo morale di salvare vite umane e la necessità di regolamentare i flussi migratori, specie quando chi in Europa dovrebbe cooperare si gira dall’altra parte.

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