Ilva: piano governo,lavoratori garantiti
11 Maggio Mag 2018 1250 11 maggio 2018

Sull'Ilva Lega e M5S stanno già litigando

Il parlamentare verde: inaccettabile la chiusura. Mentre il Movimento di Di Maio chiede il superamento delle acciaierie. E il futuro governo dovrà decidere se dare o no il via libera ad Arcelor-Mittal

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Sul futuro dell'Ilva la futura maggioranza di governo tra Lega e M5S viaggia già separata. Da una parte il partito di Luigi Di Maio che chiede il superamento dell'acciaieria, dall'altra la Lega. «Sostenere che l'Ilva va chiusa è inaccettabile» hanno dichiarato l'undici maggio il segretario regionale e consigliere regionale della Lega, Andrea Caroppo, e il parlamentare Rossano Sasso. La spaccatura è significativa poiché il governo uscente non è riuscito a chiudere l'accordo con i sindacati che, dopo il via libera dell'Antitrust Ue, avrebbe spalancato le porte alla nuova proprietà, ovvero Arcelor Mittal. Dovrà essere quindi il nuovo governo ad occuparsene. Ma i due alleati viaggiano separati.

CAROPPO: «EMILIANO HA ASSUNTO OGNI TIPO DI POSIZIONE». «La Regione Puglia su Ilva, Tap e Xylella ha assunto tutte le posizioni possibili. Per noi», ha detto ancora Caroppo, «sono tutte partite che vanno affrontate in maniera decisa senza assumere posizioni integraliste o peggio seguendo l'esempio di Emiliano». «Su lavoro, ambiente e infrastrutture la Lega», ha aggiunto, «ha la sua visione. Ci sono dossier aperti che vanno affrontati, come quello sull'Ilva, con pragmatismo». «Ci vuole buon senso», ha aggiunto il parlamentare della Lega, Rossano Sasso, «nessun posto di lavoro deve andare perso, così come non si può perdere o far scappare l'acquirente. Sostenere che l'Ilva va chiusa è inaccettabile, come lo è sostenere che le cose debbano restare così. Occorre mettersi subito al lavoro».

LO SCONTRO SULL'ALTOFORNO. «Ci vuole buon senso - ha sottolineato il parlamentare della Lega, Rossano Sasso - nessun posto di lavoro deve andare perso, così come non si può perdere o far scappare l'acquirente. Sostenere che l'Ilva va chiusa è inaccettabile, come lo è sostenere che le cose debbano restare così. Occorre mettersi subito al lavoro». In un post su Facebook il parlamentare del M5S Marco Turco sostiene invece: «Andremo oltre i metodi utilizzati in trattativa dal ministro del #MISE, il #siderurgico di Taranto supererà il ricatto occupazionale, affinché #reddito, #ambiente, #salute e #lavoro coesistano, creando un nuovo modello economico, non più basato sulla monocoltura dell'acciaio». Il punto di snodo è il mantenimento o meno della cosiddetta lavorazione a caldo e quindi dell'altoforno. Senza questo, Arcelor-Mittal non sarebbe interessata ad acquisire lo stabilimento e, d'altronde, al momento non esistono piani concreti che garantiscano gli stessi posti di lavoro.

CALENDA PROVA A RIPARTIRE. Intanto tra il ministro Carlo Calenda e sindacati si alternano alt e tentativi di ricucitura. Dopo che in un'intervista alla Stampa il ministro aveva parlato di "populismo sindacale", oggi la segretaria della Cgil Susanna Camusso ha risposto così: «Non merita replica, tutto ciò che non va bene a qualcuno viene definito populismo». E poi: «il ministro Calenda era assolutamente cosciente, quando faceva una proposta che non rispondeva alle nostre condizioni, che si sarebbe trovato di fronte a un diniego, perché questo è l'oggetto di una discussione con l'azienda che è una discussione difficile perché non c'è nessuna ragione al mondo per decidere che intanto bisogna diminuire organici». Su altre sponde, però, si tenta di ricucire. E se la segretaria della Cisl, Annamaria Furlan, chiede di riaprire il confronto al più presto possibile, Calenda si mostra disponibile: L«a porta del ministero è sempre aperta. Occorre però che ci si sieda per discutere sul serio. La proposta c'è, il tempo è poco».

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