Di Maio-Salvini
CAPTATIO MALEVOLENTIAE
12 Maggio Mag 2018 0900 12 maggio 2018

Un governo (forse) ma senza tregua

Dall'irrituale no di Salvini, Meloni e Di Maio a Mattarella all'ipotesi Poltrona per due. E in caso di nuove elezioni? I pentastellati possono stare tranquilli: il vincolo del doppio mandato è stato cancellato dal Sacro Grill. Il meglio del peggio della settimana. 

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Il meglio del peggio della settimana.

SENZA TREGUA. Il richiamo alla responsabilità del capo dello Stato, o meglio la sfida sobria e puntigliosamente corretta, a mettere in piedi il governo di "tregua" si è schiantata prima ancora di nascere. Per la prima volta nella storia della Repubblica, i partiti non hanno concesso neanche le canoniche 24 ore di riflessione prima di rispondere al presidente della Repubblica. Salvini, Meloni e Di Maio, a pochi minuti dalla fine del discorso di Mattarella, hanno detto no a un governo istituzionale. E Lega e M5s, con l'ok di Berlusconi, hanno trovato la quadra (salvo sorprese) per un governo giallo-verde.

SACRO GRIL. A salvare dalle regole i grillini a rischio di poltrona nel caso (pare scongiurato) di ritorno alle urne in estate, ci ha pensato lui grazie a una deroga. Beppe Grillo, il garante del Movimento 5 Stelle, avrebbe dato il suo assenso: i pentastellati che sono al loro secondo mandato potranno fare anche il terzo.

IL TANGO DELLA GUAPPERIA. «Ancora con questo passo di lato? Ma di che parliamo? Al massimo possiamo ballare il tango, e bisogna essere in due. Bisogna che Di Maio scenda dal pero, tra noi umani, e riconosca Fi, che è Forza Italia-Berlusconi presidente, votata da milioni di elettori!», ha detto Giorgio Mulè, portavoce dei gruppi parlamentari azzurri.

VIA COL VETO. «Benevola un cavolo, l'opposizione di Forza Italia sarà inflessibile su tutti quei provvedimenti che si discostano dal programma elettorale del centrodestra, dall'interesse dell'Italia e dai nostri principi. Sosterremo convintamente solo quel che ci convince». Lo ha dichiarato Andrea Cangini, senatore di Forza Italia, in seguito al via libera di Berlusconi al varo di un governo giallo-verde.

Silvio Berlusconi.

ANSA

UNA POLTRONA PER DUE. Lega e 5 stelle hanno chiesto a Mattarella tempo fino a domenica per stilare la squadra di governo. Ma resta da risolvere il rebus principale: il nome del premier. L'ipotesi Giancarlo Giorgetti (braccio destro di Salvini e capogruppo alla Camera) sembra essere tramontata. E allora, secondo quanto riportano alcuni rumors, resterebbe in piedi l'ipotesi staffetta: una legislatura in cui per metà del tempo il premier sarebbe Di Maio, per l'altra metà Salvini (guarda: il toto-premier).

PACTA SUNT ABROGANDA. L'America di Trump ha stracciato il «terribile accordo» con l'Iran sul Nucleare siglato dall'amministrazione Obama e ha dato il via libera a «dure sanzioni economiche» contro Teheran e contro qualunque nazione scoperta ad aiutare le sue ambizioni atomiche.

IL BISBETICO DOMATO. La Corea del Nord ha sospeso a tempo indeterminato i test missilistici e nucleari. «Non ce ne è più bisogno», ha dichiarato Kim Jong-un in un discorso alla nazione che ha subito fatto il giro del mondo.

AUTO-COMBUSTIONE.

L'autobus andato a fuoco in via del Tritone, a Roma.

PIZZA COLLECTION. Uno stalker ha perseguitato l'ex moglie facendole recapitare a casa centinaia di pizze: è successo in provincia di Bergamo, dove il 46enne era già agli arresti domiciliari per atti persecutori nei confronti della donna.

LUCCIOLE PER LANTERNE. Nel caso di dj Fabo, morto in Svizzera col suicidio assistito, Marco Cappato ha solo aiutato quell'uomo nell'esercizio «di un diritto», ossia la «libertà di decidere della propria vita»; così anche Nicole Minetti, ex consigliera lombarda, ha solo dato un aiuto alle giovani ospiti alle serate di Silvio Berlusconi ad Arcore «nell'esercizio libero della prostituzione». Così uno dei legali dell'ex showgirl ha posto davanti alla Corte d'Appello di Milano nel secondo grado 'bis' del processo 'Ruby bis', la questione di illegittimità costituzionale della legge Merlin.

ACCUSE RESPINTE ALL'EMITTENTE. «Non ero responsabile io». Così la presidente della Rai Monica Maggioni si è difesa rispetto all'apertura di un'inchiesta a suo carico che ha ipotizzato i reati di abuso d'ufficio e peculato. Le accuse riguardano sia i viaggi che la Maggioni fece per presentare il suo libro, sia gli affidamenti diretti e senza gara d'appalto di servizi per le piattaforme dei nuovi media da parte di Rainews24.

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