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POLVERE DI STELLE
15 Maggio Mag 2018 0800 15 maggio 2018

Così il M5s divenne il punto di riferimento dei leghisti delusi

L'alleanza giallo-verde parte da lontano. Nel 2012 i 5 stelle cominciarono a guadagnare consensi. Mentre a ogni scandalo del Carroccio o di Forza Italia nuovi attivisti bussavano alle nostre porte. A danno dei militanti della prima ora. E con la benedizione dei fondatori. 

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Ogni volta che sento parlare di alleanze tra M5s e Lega, oltre a continuare a pensare che si tornerà ad elezioni anticipate entro l'anno o al massimo nel 2019, penso sempre a un episodio che mi vide protagonista nel lontano 2010. Era il 26 marzo, l'ultimo giorno di campagna elettorale per le Regionali in Emilia-Romagna. Il M5s si candidava anche in Piemonte, Veneto, Lombardia e Campania. Al Paladozza di Bologna andava in scena Rai per una notte di Michele Santoro, il primo talk politico trasmesso esclusivamente in diretta streaming. All'epoca il M5s di Bologna candidava Giovanni Favia alla Presidenza della Regione dopo lo storico ingresso dello stesso Favia, l'anno precedente, al Comune di Bologna col 3% dei voti. La Lega (allora ancora Nord) era in coalizione col Pdl e appoggiava Anna Maria Bernini alla presidenza.

IL FAR WEST DEI MANIFESTI. Quella notte tutto il meetup di Bologna andò a sentire Santoro. Io invece decisi di andare ad attaccare gli ultimi manifesti elettorali sui viali della città approfittando delle ultime ore utili prima del silenzio elettorale (nel 2010 avevo 23 anni). Assieme ai nostri manifesti, che avrei attaccato negli appositi spazi riservati, avevo stampato dei fogli A4 con la scritta «abusivo» per coprire i manifesti che occupavano lo spazio di altri e che puntualmente i partiti affiggevano durante il far west della campagna elettorale. Non vi è infatti alcuna normativa (in realtà c'è ma viene sempre condonata) che punisca gli abusivi. Noi pentastellati dell'epoca, che conducevamo una campagna elettorale di autofinanziamento e che avevamo solo quegli spazi pubblici per farci conoscere, eravamo furibondi quando i nostri manifesti venivano coperti dall'attacchinaggio selvaggio degli altri partiti.

I PICCHIATORI COL FOULARD VERDE. Quella sera trovai decine di manifesti della Lega Nord fuori posto, selvaggiamente affissi su tutte le plance elettorali. Dopo aver attaccato il nostro manifesto, avevo tappezzato i loro con i fogli A4 che mi ero portato dietro. Qualcuno deve avermi visto e deve aver avvisato le “squadre leghiste”. Dopo una mezz'ora si avvicinò un furgone dal quale scesero tre ragazzi con un foulard verde e bastoni alla mano. Uno mi afferrò per un braccio e mi minacciò delicatamente di spedirmi a miglior vita mentre l'altro mi si avvicinò con un bastone alzato. Fortunatamente riuscì con uno strattone a liberarmi, a scappare e a chiamare la polizia. I tre squadristi si diedero coraggiosamente alla fuga, ma dopo un breve inseguimento la polizia riuscì a fermarli e portarli in Questura dove sporsi denuncia. La notizia finì su tutti i i giornali e tg locali e caratterizzò l'ultimo giorno prima del voto regionale. Dopo tre anni patteggiarono in tribunale una multa di 600 euro a testa. Ma non è questo il punto. Non ho raccontato questa storia solo per dimostrare l'assoluta distanza che c'era all'epoca tra M5s e Lega. Quel che successe due anni dopo, mi lasciò esterrefatto.

Nel 2012 il popolo leghista aveva trovato in Beppe Grillo un nuovo leader. Il M5s raccoglieva la delusione leghista e Casaleggio se ne accorse subito

Ad aprile 2012 scoppiò lo scandalo Lega, il Trota e la laurea in Albania, i diamanti in Africa e così via. Al governo c'era Mario Monti. La Lega, che nei sondaggi era stimata al 10%, alle Amministrative di maggio 2012 si attestò sul 4% circa. Un crollo senza eguali in cui il loro elettorato si sentì perduto. Pochi giorni prima dell'implosione della Lega, un sondaggio Swg dei primi di marzo cambiò per sempre la storia del M5s. Non tutti ricordano che fu un momento chiave per i 5 stelle: da quel momento il movimento iniziò ad apparire in tutti i sondaggi elettorali di tutti i tg nazionali, mentre fino a poco prima veniva inserito nella voce “altri”.

I TRANSFUGHI DELUSI. Il sondaggio choc catapultò il M5s al 7% dei voti come terza forza politica del Paese dopo la coalizione di centrodestra e centrosinistra. Pochi mesi dopo Federico Pizzarotti divenne sindaco di Parma col 20% dei voti. La Lega non arrivò al 3% nella città ducale. Cos'era successo? Il popolo di Alberto da Giussano aveva trovato in Beppe Grillo un nuovo leader. Il M5s raccoglieva la delusione leghista e Casaleggio se ne accorse subito. Del resto i toni urlati di Grillo ricordavano il Bossi dei primi tempi, anche se i contenuti erano totalmente differenti. In questo stesso momento il M5s cominciò a imbarcare, volente o nolente, attivisti provenienti dalla destra. Fino ad allora il Movimento era composto da attivisti delle origini che venivano dai V-day del 2007 e 2008. Attivisti in gran parte di sinistra, delusi dal Pd. Con questo travaso di voti si ebbe, purtroppo, anche un travaso di attivisti. Non arrivò di certo alcuna intellighenzia a popolare i meetup, al contrario.

«ERO DELLA LEGA MA...». A dicembre 2012, alla prima riunione per la campagna elettorale per le Politiche del 2013 (che consacrarono il M5s) con i sondaggi che davano già il M5s al 20%, apparve proprio il leghista che mi aveva afferrato per un braccio sui viali di Bologna. La cosa più divertente fu la sua presentazione: «Ero della Lega, mai poi ho capito che anche Bossi ci aveva presi in giro. Vorrei poter umilmente redimermi dai miei peccati di gioventù magari attaccando qualche manifesto». Sì, lo disse! L'abusivo dei manifesti voleva attaccare i manifesti del M5s. Io stetti zitto. Aspettavo che qualcuno lo sbattesse fuori dalla porta. Come era possibile che un soggetto del genere col quale avevo una causa in corso avesse il coraggio di entrare a una nostra riunione?

A ogni scandalo della Lega e del Pdl, si riversavano nel M5s attivisti di centrodestra. Grillo e Casaleggio non fecero nulla per evitare questa invasione, anzi, la fomentarono. Negli anni successivi gli attivisti storici furono in larga parte espulsi,

ormai incompatibili con i nuovi yes man. Molti altri se ne andarono

La reazione di alcuni miei compagni di meetup mi lasciò senza parole e iniziai a capire che i tempi stavano cambiando. «Dai, fate pace», disse un attivista che si ricordava dell'accaduto. Altri mi sorrisero, come per dire: «Lorenzo, non fare il rancoroso». In quella riunione nessuno ebbe il buon senso di accompagnare alla porta l'intruso anche se gli attivisti di peso come Federica Salsi, Giovanni Favia e altri non erano presenti. Io non credevo a quello che stava accadendo e decisi di risolverla diplomaticamente. Mi avvicinai al (ex) leghista e gli dissi: «Cosa ti ha spinto a venire qui?». Risposta: «Volevo rendermi utile e fare qualcosa e poi voi siete giovani, io ho sbagliato con te quella volta». «Hai avuto due anni per chiedermi scusa e non l'hai fatto. Secondo me sei nel posto sbagliato».

I NUOVI YES MAN. Scomparve e non lo vidi più, per fortuna. Ma da quel momento in poi a ogni scandalo della Lega e del Pdl, si riversavano nel M5s attivisti di centrodestra. Grillo e Casaleggio non fecero nulla per evitare questa invasione, anzi, la fomentarono. Negli anni successivi gli attivisti storici furono in larga parte espulsi, ormai incompatibili con i nuovi yes man. Molti altri se ne andarono. È per questo che oggi non c'è nessuno che tiri i pomodori addosso a Di Maio nel momento in cui si siede a un tavolo con Salvini per parlare di governo. Non che io auspicassi un governo M5s-Pd, ma vedere tutta questa disinvoltura nello stringere accordi con quello che io ritengo un nemico storico e ai miei antipodi, composto anche da persone che risolvevano le diatribe per un manifesto a suon di manganello, oltretutto essendo in torto, mi fa capire che di quel M5s che ho contribuito a far nascere e a portare al 20% (quando gli attuali attivisti pentastellati votavano Bossi e Berlusconi) non c'è rimasto assolutamente più nulla.

P.S. In quelle elezioni regionali del 2010, in Emilia-Romagna il M5s di Favia prese il 7%, mentre Roberto Fico in Campania (l'attuale Presidente della Camera) l'1,4%.

*Ex attivista e collaboratore parlamentare alla Camera per il Movimento 5 stelle

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