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TRATTATIVE M5S-LEGA

Salvini Di Maio
16 Maggio Mag 2018 1849 16 maggio 2018

Cosa c'è nel contratto di governo definitivo tra M5s e Lega

Via libera al documento conclusivo di 40 pagine: sei i nodi sottoposti all'attenzione di Di Maio e Salvini. Scompare l'uscita dall'euro, resta lo stop alle senzioni verso la Russia. Ecco la bozza.

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Via la richiesta di procedure europee per l'uscita dall'euro «per evitare strumentalizzazioni», dentro la richiesta di scorporo dal computo del rapporto debito-Pil dei titoli di Stato di tutti i Paesi europei ricomprati dalla Bce. E poi il taglio delle pensioni d'oro, ma solo quelle derivanti da retributivo, revisione della Fornero, rimpatri più facili, reddito di cittadinanza e flat tax, ma anche nuovi temi come i vaccini o la Tav.

SMUSSATE LE DIVERGENZE. Il contratto di governo tra Lega e M5s è ultimato e le due forze politiche tirano, soddisfatte, un sospiro di sollievo: in pochi giorni è stato fatto un lavoro «titanico», sussando i punti di frizione, limando le asperità e valorizzando i punti di contatto comuni.

ORA TOCCA A DI MAIO E SALVINI. Un lavoro che ha portato a moltiplicare le tematiche affrontate e ridotte a un fitto capitolato ora all'attenzione dei due leader politici. Che dovranno dare l'ok a tutto l'impianto, sciogliendo le riserve su una manciata di argomenti delicati demandati al loro definitivo lasciapassare: dall'immigrazione alla sicurezza, fino alle grandi opere, al Fiscal compact e, non ultimo, al nodo del conflitto di interessi. E a quello dei rapporti con l'Europa che ha già scatenato l'allarme.

«Non si diceva che volevamo uscire dall'euro, ma che sarebbe opportuno che in sede europea ci fosse, nella governance europea, anche una procedura ordinata qualora qualcuno volesse uscire dall'euro», spiega il leghista Claudio Borghi, rivelando che il punto era già stato tolto dalle bozze proprio per evitare possibili «strumentalizzazioni». Se otterrà il via libera di Salvini e Di Maio il contratto per il governo di cambiamento, in tutto 40 pagine, potrebbe quindi essere trasmesso al Colle per «cortesia istituzionale».

CONFERMATO IL COMITATO DI CONCILIAZIONE. La stessa, affermano fonti della trattativa, seguita quando una copia con i punti di massima del contratto era stata lasciata al Quirinale in occasione della consultazione del 14 maggio. Nel contratto ci sarà anche il comitato di conciliazione in sede al governo che ha suscitato l'indignazione dei commentatori, ma che il M5s rivendica giudicando «grottesche» le critiche. Servirà a creare un ponte tra parlamento, governo e forze politiche contraenti e sarà composto dal premier, dal ministro competente per materia, dai capigruppo, dal capo politico del M5s e dal segretario della Lega. «Comitato di conciliazione? Esiste già, si chiama Consiglio di gabinetto», afferma anche il giurista Giacinto Della Cananea, estensore della prima bozza di programma per un governo del M5s con altre forze politiche. Se arriverà l'ok dei due leader, annuncia Alfonso Bonafede, il contratto verrà sottoposto «nel fine settimana all'attenzione dei cittadini attraverso varie procedure, la Lega con i gazebo, noi con la nostra piattaforma per far giudicare i cittadini».

A quel punto sarà trattativa «a oltranza» fino a che non uscirà il nome del candidato premier, trapela da fonti del M5s. «La trattativa potrebbe andare avanti finché non si trova il nome», viene riferito. In un vertice notturno i due leader hanno limato il programma e sono tornati sulla questione del premier, senza escludere il principio della staffetta, con Luigi Di Maio in pressing su Salvini, ancora freddo al riguardo, per ottenere il mandato di partenza. Il Colle, dal canto suo, dopo le polemiche sulla bozza "no-euro", ammonisce che il suo ruolo è esaminare solo testi definiti, frutto delle responsabilità dei partiti, certamente non bozze preparatorie. Sergio Mattarella non prende la parola, tuttavia molti osservatori politici sono convinti che, dopo oltre 70 giorni di trattative, porrà l'accento sulla necessità che l'Italia non perda la credibilità conquistata negli ultimi mesi, avanzando proposte che mettano a rischio la tenuta dei conti e del tutto incompatibili con i vincoli europei.

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