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Trattative M5s-Lega
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17 Maggio Mag 2018 1138 17 maggio 2018

Governo, Di Maio e Salvini trattano sul nome del premier

Versioni contrastanti dopo il vertice. Fonti del M5s: «Il programma è fatto, passi avanti sulla scelta del presidente del Consiglio». Ma la Lega smentisce. Centinaio apre a una figura terza. Apprezzamento del Cremlino per l'accordo.

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Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono ancora lontani. E, al termine dell'ultimo vertice alla Camera dei deputati, i rispettivi partiti hanno offerto versioni contrastanti sullo stato delle trattative. Fonti del M5s, infatti, hanno detto che sul contratto è «tutto chiuso» e che sono stati fatti «passi avanti» sul nome del premier. Peccato però che fonti del Carroccio abbiano smentito subito dopo entrambe le cose. E Salvini, in serata, ha ribadito: «Lunedì o si chiude oppure abbiamo fatto un enorme lavoro, in pochissimo tempo, del quale qualcuno ci sarà grato. A quel punto la parola tornerà al presidente Mattarella. Altro tempo non ne vogliamo portare via» (leggi anche: Governo, contratto M5s-Lega al voto su Rousseau).

DI MAIO CHIARISCE LA SITUAZIONE. Di Maio è quindi intervenuto personalmente per chiarire la situazione: «Il contratto è in dirittura d'arrivo, penso che chiuderemo in serata. C'è qualche aspetto non dirimente da mettere a punto, stanno arrivando gli ultimi contributi da qualche parlamentare».

NOME DEL PREMIER «NEI PROSSIMI GIORNI». E il nome del premier? «Si fanno dei passi avanti, ma non abbiamo ancora chiuso», ha ammesso Di Maio prima di andare a pranzo. All'uscita dal ristorante ha precisato: «Credo proprio che domani il contratto sarà messo al voto online degli iscritti su Rousseau». E «certamente» conterrà indicazioni sul conflitto di interesse. Il nodo del premier, invece, «sarà sciolto nei prossimi giorni». In serata Matteo Salvini ha detto a Skytg24 che «Né io né Di Maio» faranno il premier. Sulla possibilità di un Di Maio premier il leader della lega si è limitato a dire: «No. Per me sarebbe stato un onore rappresentare ma i numeri sono numeri e stiamo trovando la persona più adatta a rappresentare questo governo».

NOVITÀ SUL REDDITO DI CITTADINANZA. Prima della riunione i due partiti sembravano aver raggiunto un compromesso ritenuto accettabile: un pentastellato a Palazzo Chigi, in cambio il ministero degli Interni e forse anche quelli del Lavoro e della Sanità alla Lega. Per quanto riguarda il programma di governo, ci sarebbero novità sull'erogazione del reddito di cittadinanza. Il limite dei due anni previsto dall'ultima versione dell'accordo, infatti, potrebbe scomparire (leggi anche: Cosa c'è nel contratto di governo definitivo tra M5s e Lega).

IL CARROCCIO PUNTA SU CONFINI, AGRICOLTURA, SERVIZI SOCIALI. Oltre a rivendicare un ministro «garante dei confini», il 16 maggio Salvini ha detto che sull'agricoltura e sulla pesca «l’impegno della Lega è sacro, anche qua mi piacerebbe un uomo o una donna della Lega». Poi ha accennato al ministero del Lavoro: «L’emergenza è l’occupazione, per questo mi piacerebbe che se questo governo nascerà la Lega si occupi del lavoro, dei servizi sociali, del futuro». Il ministero della Sanità è ambito dal M5s. Ma il Carroccio non demorde e potrebbe indicare l'ex assessore all'Economia di Regione Lombardia, Massimo Garavaglia, per anni coordinatore del Comitato di settore delle Regioni.

Emilio Carelli.

ANSA

La premiership, come detto, spetterà con ogni probabilità a un esponente del M5s. L'ex direttore di SkyTg24 Emilio Carelli, nelle ultime ore uno dei nomi più citati, ha chiarito di essere «come sempre a disposizione del Movimento». Carelli, giornalista professionista, è stato eletto alla Camera nel collegio uninominale di Roma-Fiumicino. Ma il vero nome in ballo per Palazzo Chigi è quello dello stesso Di Maio, che difficilmente potrebbe farsi da parte per favorire un'altra personalità interna al suo stesso partito.

CENTINAIO APRE A UN PREMIER TERZO. Dal Carroccio però non si esclude la possibilità di un premier terzo. Lo ammette il capogruppo al Senato Gian Marco Centinaio. «Nel momento in cui siamo in una fase di trattative e si sta cercando la persona, è logico che ci si muove a 360 gradi. Per noi, che sia un 'terzo' tecnico o politico, poco importa». Il governo, ha aggiunto il leghista «è politico e la maggioranza è politica. Di conseguenza, tutto ciò che viene appoggiato da questa maggioranza diventa politico. Può esserci la persona che non ha mai fatto politica, che non è iscritta a nessun partito politico ma, nel momento in cui arriva in parlamento a chiedere la fiducia, ci sono dei partiti politici che gli danno la fiducia e, di conseguenza, anche il tecnico diventa un politico». Il riferimento è a Monti. «Aveva fatto il tecnico e doveva avere il governo dei tecnici», ha concluso Centinaio. «Dopo pochi mesi si è creato il suo partito politico. Io ai tecnici credo veramente poco».

Gian Marco Centinaio.

ANSA

Per quanto riguarda l'economia e la politica estera, il capogruppo del M5s al Senato, Danilo Toninelli, ha dato delle rassicurazioni: «Non mettiamo in dubbio l'unione monetaria. L'Italia per noi deve avere credibilità in Europa, ma i precedenti governi non hanno fatto valere l'importanza strategica del nostro Paese, specie sul fenomeno migratorio. Se tagliamo gli sprechi e miglioriamo l'efficienza della Pubblica amministrazione, saremo molto più credibili».

TOTOMINISTRI: MASSOLO AGLI ESTERI, BONAFEDE ALLA GIUSTIZIA. Nel totoministri prendono quota i nomi di Giampiero Massolo agli Esteri e del grillino Alfonso Bonafede alla Giustizia, mentre il leghista Giancarlo Giorgetti sarebbe in vantaggio per il ruolo di sottosegretaro con delega ai Servizi segreti.

MELONI IN SICILIA ATTENDE SVILUPPI. Da Catania, dove ha iniziato il suo tour elettorale in vista delle elezioni amministrative del 10 giugno, Giorgia Meloni ha detto invece che Fratelli d'Italia attende di conoscere il nome del premier per decidere la linea da tenere: «Non partecipiamo a scatole chiuse. La prima questione che abbiamo posto è conoscere il nome del presidente del Consiglio, cioè di colui che indirizza le politiche dell'esecutivo e stabilisce le priorità. Vogliamo anche alcune risposte sul programma».

SODDISFAZIONE DA PARTE DEL CREMLINO. L'accordo M5s-Lega ha già raccolto il plauso di Mosca. La volontà di ritirare immediatamente le sanzioni Ue alla Russia inclusa, secondo le prime indiscrezioni, nel contratto di governo è un «buon segno», spiega una fonte vicina al Cremlino, anche se l'Italia sarà chiamata a uno «sforzo maggiore» in sede europea se davvero vuole che le sanzioni vengano abolite. «Non è possibile per nessuno Stato membro dell'Ue decidere in modo unilaterale la fine delle sanzioni», ragiona la fonte. «Inoltre non appena si parla di ritirare le sanzioni subito si sente la voce degli Stati Uniti, che applicano pressione sui loro partner».

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