Grillo:governo? Ci vuole tempo ma arriva
17 Maggio Mag 2018 1730 17 maggio 2018

Il referendum sull'euro si può fare? Solo cambiando la Costituzione

Grillo torna a parlare di una consultazione sulla moneta unica. Per organizzarla va modificata la Carta. Oltre a trattare con gli altri Paesi europei. Ecco perché la proposta del M5s è difficilmente attuabile.

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Nel contratto di governo sottoscritto da Lega e Movimento 5 stelle è stata eliminata la parte relativa alla possibiltà di uscire dall'euro, ma è rimasta l'idea di rivedere i rapporti con l'Ue tornando all’ispirazione «pre-Maastricht». La possibilità di un referendum sull'euro era contenuta in una prima bozza rivelata dall'Huffington Post e poi smentita, ma è stata rilanciata qualche giorno fa anche da Beppe Grillo in un'intervista al settimanale Newsweek: «Siamo favorevoli a un referendum consultivo», ha detto il garante del M5s.

DI MAIO DICEVA: «NON È PIÙ IL MOMENTO». Il referendum sull'euro è stato per molto tempo un cavallo di battaglia dei cinque stelle, accantonato in campagna elettorale da Di Maio, che in un'intervista a Bruno Vespa, a gennaio 2018, aveva liquidato così la questione: «Non è più il momento». Per molti osservatori il richiamo all'era pre-Maastricht contenuto nel contratto definitivo lascerebbe comunque aperta la possibilità politica di rilanciare l'idea di un referendum qualora le richieste sulle modifiche dei trattati e del ricalcolo del debito non venissero accolte da Bruxelles. Di che tipo di referendum si trattarebbe? E sarebbe possibile farlo? No, a meno di non modificare la Costituzione o di fare una legge costituzionale per consentire un referendum consultivo, che è quello che propone Grillo. Vediamo perché.

Luigi Di Maio.

ANSA

L'articolo 75 della Carta stabilisce che «non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali», dunque anche il trattato di Maastricht firmato nel 1993 che diede vita all'Unione europea come la conosciamo oggi, trasformando la precedente comunità economica in un un'unione anche politica e preparando il terreno per l'introduzione dell'euro.

FIDUCIA RECIPROCA SUGLI ACCORDI PRESI. I padri costituenti introdussero il divieto di referendum abrogativi sui trattati internazionali perché riguardano il rapporto pacifico tra Stati, che si basa sulla fiducia reciproca del rispetto degli accordi presi. Per fare un referendum sull'euro bisognerebbe dunque rimettere mano all'articolo 75 con una legge di riforma costituzionale che, come nel caso del referendum del 4 dicembre 2016, è a sua volta sottoposta a referendum popolare.

L'altra strada possibile è l'uscita dall'Unione europea e non solo dall'euro, attivando l'articolo 50 del trattato sull'Ue, come hanno scelto di fare gli inglesi (il Regno Unito però non è mai entrato nell'euro). Se l'Italia attivasse l'articolo 50 dovrebbe comunque iniziare una trattativa con gli altri Paesi membri per stabilire le modalità del recesso e significherebbe appunto abbandonare l'Europa, non solo l'euro.

IL PRECEDENTE DEL REFERENDUM NELL'89. L'ipotesi di Grillo è quella che si faccia un referendum non abrogativo ma consultivo, di indirizzo politico, un'idea già proposta in passato dal Movimento 5 stelle che richiama spesso il precedente del 1989, quando il parlamento votò una legge costituzionale ad hoc per permettere ai cittadini italiani - attraverso un referendum - di esprimersi sulla trasformazione della comunità europea da unione solo economica a unione politica. L'80% degli italiani votò "sì" e diede al governo il mandato politico necessario a portare l'Italia nell'Ue.

La Carta esclude il voto popolare su trattati internazionali. Il precedente dell'89 farebbe testo, ma forse la legge costituzionale non basterebbe

Giovanni Maria Flick, presidente emerito della corte costituzionale

Il presidente emerito della corte costituzionale Giovanni Maria Flick ha spiegato un po' di tempo fa a il Giornale: «Si potrebbe ripercorrere la strada dell'89 con una legge costituzionale per indire un referendum che allora fu per rafforzare la nostra presenza nell'Ue e ora sarebbe per uscirne». In realtà la Costituzione oggi vigente «non impedisce esplicitamente di seguire la via di una legge ordinaria per un referendum».

PER LA CONSULTA PUÒ ESSERE INAMMISSIBILE. Tuttavia, sottolienava lo stesso Flick, «un referendum consultivo sull'uscita dall'Europa si troverebbe comunque di fronte lo scoglio dell'articolo 75 e rischierebbe di essere dichiarato inammissibile dalla Consulta, proprio perché la Carta esclude il voto popolare su trattati internazionali. Il precedente dell'89 farebbe testo, ma forse la legge costituzionale non basterebbe».

SERVIREBBE UNA MODIFICA ALLA COSTITUZIONE. Bisognerebbe dunque introdurre una modifica «alla Costituzione, non preceduta da un referendum consultivo, per consentire appunto di abbandonare l'Ue. In questo caso sarebbe il parlamento a prendere atto della volontà popolare e tradurla in legge costituzionale, se la condivide».

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