Migranti:169 su barcone,soccorsi in mare

Emergenza migranti

Getty Images 151510823
29 Novembre Nov 2016 1243 29 novembre 2016

La piaga della malnutrizione tra i bambini siriani in Libano

Il 93% delle famiglie vive in condizioni di insicurezza alimentare. Effetto di indigenza e matrimoni precoci. Ma anche i colossi farmaceutici hanno le loro responsabilità. A L43 le storie di Jinan e Samia.

  • ...

da Beirut

Nella sala d'attesa della clinica per la nutrizione della ong libanese Makhzoumi Foundation, due bambini sono seduti sulle ginocchia del padre mentre la madre parla coi medici. Sono gemelli e tra pochi giorni compiranno un anno, eppure pesano poco più di un neonato. I genitori, rifugiati siriani, sono molto preoccupati: «Per i primi sei mesi sembravano così fragili che avevo paura a dare loro da mangiare», dice a Lettera43.it Jinan, la madre. «Davo loro latte e alimenti liquidi, non sapevo che altro fare».

A BEIRUT PER RICEVERE ASSISTENZA. Sei mesi la famiglia ha viaggiato da Tiro, nel Sud del Libano, a Beirut per ricevere assistenza medica gratuita. La diagnosi è stata di grave malnutrizione. Da allora, grazie alle cure specialistiche, i due bambini stanno lentamente ma costantemente migliorando. Sara Ghamloush, specialista di nutrizione presso la Makhzoumi Foundation, li visita regolarmente, li pesa e misura la circonferenza del braccio prima di dare la nuova terapia: «Nella maggior parte dei casi», dice, «la malnutrizione è causata da scarse risorse economiche, da malattie o dalla mancata conoscenza di come i neonati dovrebbero essere alimentati. A volte è una combinazione di tutti e tre i fattori».

PESA LA PRATICA DEL MATRIMONIO PRECOCE. Molto spesso, prosegue Sara, «pesa la pratica del matrimonio precoce, sempre più pericolosamente diffusa tra le rifugiate. Diventano madri troppo giovani, non sanno come comportarsi e quasi sempre sono strappate alla famiglia d’origine e non ricevono dalle donne più anziane quel bagaglio di esperienza indispensabile per affrontare la maternità». La malnutrizione porta con sé conseguenze che peseranno su tutta la vita futura del bambino. Colpisce soprattutto neonati e bambini incidendo sullo sviluppo cerebrale e fisico. E, se la situazione si protrae a lungo, i danni diventano irreversibili.

«Spesso le madri non hanno i mezzi per comprare il cibo nutriente per i propri figli», dice Sara, «ma a volte semplicemente non sanno come comportarsi se il bambino è malato o prematuro». Secondo i dati forniti dal World Food Programme (Wfp), agenzia delle Nazioni Unite per l’alimentazione, nel 2016 la percentuale di famiglie di rifugiati siriani affette da grave o moderata insicurezza alimentare è aumentata in tutto il Libano rispetto allo scorso anno.

IL 32% HA UNA DIETA INADEGUATA. Il 32% dei rifugiati siriani nel Paese è costretto a una dieta inadeguata che manca di varietà di cibo nutriente. Nel tentativo di affrontare l’emergenza alimentare, tre quarti delle famiglie siriane applicano strategie di emergenza, come ridurre le spese sanitarie e per l’istruzione o il numero di pasti durante il giorno. Nel 2016 il numero di famiglie siriane in Libano costrette a vivere in condizioni di più o meno grave insicurezza alimentare ha raggiunto la cifra record del 93%, con un aumento rispetto all’anno precedente del 4%.

CLANDESTINITÀ E LAVORO SOTTO RETRIBUITO. Il reddito limitato rimane uno dei principali fattori alla base dell'insicurezza alimentare. Per i rifugiati siriani è molto difficile ottenere un lavoro legale e retribuito correttamente, anche perché molti di loro sono ormai illegali nel Paese. Per le Nazioni Unite solo i due terzi dei rifugiati sono in grado di pagare 200 dollari ogni anno per un regolare permesso di soggiorno, lo stato di clandestinità spalanca le porte al lavoro nero e sotto retribuito.

Le aziende farmaceutiche in Libano distribuiscono campioni gratuiti dei loro prodotti negli ospedali, anche se questo è contro la legge

Henry Sebuliba, specialista di nutrizione dell'Unicef

Samia è un'altra madre in attesa nella clinica. Sua figlia, dicono i medici, è piccola ma non malnutrita. La dottoressa Ghamloush chiede alla ragazza se ha allattato al seno, lei risponde che aveva smesso subito perché credeva che il suo latte fosse acquoso: «In ospedale mi avevano regalato del latte in polvere e un biberon da portare a casa. Così li ho usati».

20% DEI BAMBINI ALLEVATO CON LATTE ARTIFICIALE. Quello di Samia non è un caso isolato, nelle comunità più povere la pratica dell’allattamento al seno sta diminuendo sia tra le donne siriane sia tra quelle libanesi. Secondo l’Unicef, nel 2015 meno della metà dei bambini siriani nati in Libano ha ricevuto esclusivamente latte materno, mentre il 20% è stato allevato solo con latte artificiale. Dice Henry Sebuliba, specialista di nutrizione dell'Unicef: «Le aziende farmaceutiche in Libano sono molto influenti e distribuiscono campioni gratuiti dei loro prodotti negli ospedali, anche se questo è contro la legge».

GLI EFFETTI SULLA SALUTE DEL NEONATO. Nonostante la legge 47 del 2008 vieti negli ospedali la distribuzione gratuita di alimenti per lattanti, di prodotti per l’alimentazione dei bambini e delle attrezzature per le neo-mamme, la pratica resta molto diffusa: «I campioni gratuiti e la facilità di reperire il latte in polvere possono influenzare la decisione di una giovane madre di non allattare», dice ancora Sebuliba. «Ma il latte materno è il migliore alimento possibile». L’allattamento al seno nei primi 1.000 giorni di vita del bambino diminuisce il rischio di malattie croniche in età adulta ed è il miglior nutrimento per lo sviluppo del sistema immunitario. «Questo è particolarmente importante», conclude Sebuliba, «quando si ha la disgrazia di nascere rifugiati».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati