L43 Siria 160929211757

Guerra in Siria

Aleppo
13 Dicembre Dic 2016 1326 13 dicembre 2016

Aleppo, le testimonianze dei sopravvissuti

Affamati. Esausti. Stretti per oltre quattro mesi tra le forze governative e i ribelli. Ma scampati alle bombe. Su Lettera43.it le storie di Amir e Haytham. Mosca annuncia: «La battaglia è finita».

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da Beirut

Affamati ed esausti, decine di migliaia di civili aspettano nella paura il loro destino. L’ultima offensiva dell’esercito di Bashar al Assad, sostenuto dall’aviazione russa, ha portato alla riconquista della città, dice il ministero della Difesa di Mosca. Ma il massacro continua. Un'offensiva contraddistinta, secondo fonti interne all'Onu, da «totale mancanza di umanità»: nelle ultime ore, sono almeno 82 i civili nei quartieri Est di Aleppo, tra cui donne e bambini, uccisi nelle loro case. Dal 15 dicembre le vittime tra gli abitanti sono circa 400.

«BATTAGLIA FINITA». Dopo aver perso il centro storico, le forze dei ribelli erano confinate in un'area di circa 3 chilometri quadrati. Fino alla sera del 13 dicembre, quando la Russia ha dichiarato finita la battaglia e certificato la fuga dei miliziani da Aleppo. Costretta in questa morsa, la popolazione ha a lungo sperato in una tregua troppo spesso rinviata, anche per le pesanti responsabilità della comunità internazionale. «Chiamate tutti coloro che sono in grado di aiutarci: i governi, i giornalisti e le Ong. Aleppo sta morendo. Ci sono massacri ovunque. Questo potrebbe essere il mio ultimo messaggio di Sos», diceva Abu Jaafar, un patologo forense da Aleppo Est.

80 MILA PERSONE IN FUGA. La rapida avanzata dell’esercito governativo e la violenta reazione dei miliziani hanno costretto decine di migliaia di persone a fuggire dalle loro case. Dopo quattro mesi di assedio e settimane di aspri combattimenti più di 80 mila persone sono scappate dai quartieri orientali di Aleppo per raggiungere le aree controllate dal governo.

Forze governative nel distretto di Ithaa, Aleppo Ovest.

Aleppo non sta morendo, è già morta nel silenzio e nel disinteresse del mondo intero

Amir, fotografo

«Ho dovuto cambiare rifugio due volte questa settimana. Prima il nostro futuro sembrava incerto, ora ci aspettiamo solo la morte», diceva Amir, fotografo sopravvissuto al bombardamento della sua casa la scorsa settimana. «Il mio computer, tutto il mio archivio, sono distrutti non esistono più».

L'ESODO DELLE FAMIGLIE. Anche Haytham e sua moglie raccontano di essere fuggiti in fretta: «Abbiamo corso con i bambini in braccio per raggiungere la casa di mio padre a Sud della città. Siamo passati tra una bomba e l’altra». Il padre di Haytham conferma il grande afflusso di sfollati nel suo quartiere: «Intere famiglie si spostano da zona a zona o da una strada all’altra a seconda dell'area dei bombardamenti». Secondo la sua testimonianza, più di 200 famiglie sono arrivate ​​in due giorni: «La maggior parte degli edifici ancora in piedi sono presi d’assalto. Il problema è che spesso si rifugiano al quarto o al quinto piano, dove sono più esposti al pericolo».

UN GIOIELLO IN PEZZI. «Aleppo non sta morendo, è già morta nel silenzio e nel disinteresse del mondo intero»: è l’epitaffio di Amir per quella che era la seconda città della Siria, la capitale economica del Paese dove vivevano più di 1 milione di persone. Una città con una storia millenaria e unica al mondo, patrimonio dell’umanità per l’Unesco. Ora agonizzante sotto le macerie.

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