Nessuna vittima, ma i danni delle scosse restano gravi.
24 Dicembre Dic 2016 1200 24 dicembre 2016

Terremoto, San Ginesio e l'eterna attesa di un domani migliore

Solo il 48% degli edifici è agibile. Il resto è distruzione. Nei borghi del sisma il tempo si è fermato. Tra la promessa di una fabbrica e una chiesa improvvisata.

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Sono due mesi e sembrano due secoli e sembrano due minuti. Ma se t'infili in un paese accarezzato dal terremoto lo senti che non ci sono più secoli né minuti, che tutto resta cristalizzato nell'attesa di qualcosa: una rinascita, lo svegliarsi dall'incubo, la primavera che asciugherà il dolore. Nelle Marche, questo Natale due mesi dopo le scosse, tutti aspettano domani. Lo aspettano quelli dei centri di raccolta, La Medusa a Porto Recanati, il Camping Holiday a Porto Sant'Elpidio con 550 sfollati, che se viene Mattarella gli battono le mani poi gli dicono: non abbandonarci. E lui promette, assicura, così come il premier Gentiloni, un marchigiano che il 24 dicembre va in visita nelle Marche, e loro, i vecchi soprattutto, ascoltano e a chi domanda loro se stanno bene, rispondono: «Bene, benissimo, ci trattano bene, si mangia bene. Però...». E in quel però c'è tutta la vaghezza acuminata del domani.

C'È CHI ANCORA NON SA COSA GLI È SUCCESSO. E lo aspettano, domani, tutti quelli che non sanno ancora cosa gli è successo, che i danni li hanno avuti ma quali e quanti bisogna vedere, bisogna capire, in burocratese si chiama "procedura Fast" (fabbricati per l’agibilità sintetica post-terremoto) e in numeri si traduce come segue: nella Regione Marche, per 17 mila verifiche già adempiute, fanno riscontro 14.181 esiti: 6.815 risultano edifici agibili (il 48%), 555, pur non non danneggiati, sono “non utilizzabili” per mero rischio esterno e 6.811 rimangono danneggiati e quindi non utilizzabili. Per 3 mila verifiche, invece, non è stato possibile concludere un esito, Dio sa come.

ARRIVANO LE PRIME STALLE TEMPORANEE. Lo aspettano, domani, nei centri dell'entroterra ascolano e maceratese, come ad Acquasanta Terme e Penna San Giovanni dove finalmente sono state consegnate le prime due stalle temporanee nelle zone terremotate: di tempo non ce n'è più, l'inverno morde ormai e gli animali rischiano la vita e le due strutture, da 252 metri ciascuno, assegnate a due aziende agricole, possono contenere fino a 20 bovini da carne. Altri 19 moduli zootecnici andranno consegnanti solo per le scosse di agosto, poi si aggiungeranno quelli richiesti dopo i più violenti fenomeni di ottobre. Il materiale verrà stoccato a Comunanza (Ap) per poi essere distribuito sul territorio.

Lo aspettano, domani, anche quelli che non sono bestie ma cristiani, e altri cristiani li aiutano: a Fiastra (Macerata) è stato consegnato un prefabbricato per una attività artigiana con sei addetti, mentre a Montemonaco (Ascoli Piceno) verrà allestita una struttura da adibire a bar e ristorante. Poi da Firenze han promesso un modulo ulteriore destinato ad attività produttiva con otto dipendenti. E, mentre i centri storici montani di Montemonaco, Montegallo, Montefortino e tanti altri già entro la catena dei Sibillini, faticosamente si scrollano di dosso la zona rossa, o promettono di farlo, sono attesi come Re magi gli idraulici e i tecnici delle caldaie capaci di rimettere in funzione gli impianti e di ripulirli dai detriti lasciati dal terremoto.

DIFFIDATI PER AVER CERCATO UN TETTO. Lo attendono, domani, anche quelli che, incredibilmente, si sono visti diffidare, se non minacciare, dalla Regione poiché hanno spontaneamente installato nelle loro proprietà martoriate certe strutture abitative temporanee, come le casette con le ruote che costano meno di 10 mila euro e fanno fortuna: niente da fare, dice la Burocrazia Regionale, manca l'abitabilità (vuoi mettere, invece, le tende?) e si viola il paesaggio. Che tuttavia è di macerie, e così le reazioni dei disgraziati sono facilmente intuibili, e impossibili da riferire qui.

ARQUATA PUÒ RIPARTIRE DA TOD'S. Lo attendono, domani, quelli di Arquata del Tronto ai quali Diego Della Valle ha formalmente promesso, il 21 dicembre, uno stabilimento Tod's nuovo di zecca entro il 2017: investimento da 5 milioni di euro, 100 giovani assunti a tempo indeterminato e soprattutto la prospettiva di vedere una fabbrica dove stavano calcinacci: il sindaco aveva le lacrime agli occhi. Nel frattempo, stage e corsi per formare i nuovi assunti che verranno. Della Valle ha donato già un locale nel Maceratese per ospitare studenti di Visso e Pieve Torina.

A FERMO E PORTO SAN GIORGIO DANNI CONTENUTI. Non lo attendono, domani, in collina a Fermo, dove numerosi edifici, palazzi storici, edifici dedicati ai luoghi di culto risultano lesionati o comunque intaccati dal terremoto, ciò che non è bastato a far rientrare nel cratere il capoluogo di provincia. Ugualmente lungo la costa, a Porto San Giorgio due tra le tre chiese del centro, tra le quali quella grande, dedicata al santo Patrono, restano tuttora inagibili, mentre alla Rocca si sono riscontrate alcune condizioni critiche. Anche alcune abitazioni private hanno riportato danni, sia pure contenuti.

Tutti i borghi e villaggi spettinati dal sisma sono ad alta densità di bellezza architettonica e artistica

Lo attendono, domani, i marchigiani che di turismo vivevano e rischiano di non vivere più. Le prenotazioni sono franate, perché la gente è irrazionale: «No, che lì c'è il terremoto», e così restano disattesi pacchetti lusinghieri nell'itinerario e nel prezzo, anche se il terremoto ormai c'è stato e non ha più probabilità di tornare che in qualsiasi altro posto.

UN TURISMO IN VIA D'ESTINZIONE. Tutti i borghi e villaggi spettinati dal sisma sono ad alta densità di bellezza architettonica e artistica, per non parlare dell'offerta di prodotti tipici, spesso direttamente dalle aziende agricole; in 270 mila li hanno visitati nel 2015, senza contare i 540 mila visitatori di musei dei comprensori colpiti, per una capacità ricettiva di 247 agriturismi attivi e 143 esercizi alberghieri, più altri 844 tra B&B, campeggi, ostelli e altri esercizi ricettivi per un totale di 27.600 posti letto. Cifre da dimenticare domani, si allarma la Coldiretti, aggiungendo che bisognerà inventarsi la qualunque per risospingere i flussi vacanzieri da queste parti, dove non si capita per caso, dove si va come esploratori dell'incanto.

SAN GINESIO IN COSTANTE AFFANNO. Tra i centri più belli, e più derelitti, San Ginesio di cui più volte si è raccontato, uno dei borghi Bandiera Arancione simbolo di eccellenza nella bellezza in Italia. Qui si argina il mare di emergenze con le mani e tutti sono molto stanchi, molto segnati. Percettibilmente lo è il sindaco Mario Scagnetti, che ha messo in discussione «l'accelerazione nelle verifiche sulla vulnerabilità degli edifici impressa dall'ordinanza del 16 dicembre [mentre] non abbiamo né tempo né personale per occuparci della viabilità rurale e dovremmo trovare presto soluzioni alternative per riportare qui i 184 studenti che hanno trovato ospitalità presso il Liceo scientifico di Sarnano». Sono stati richiesti due moduli abitativi da 48 posti, perché l'Ostello, dove ancora restano circa 200 sfollati, tra i quali diversi extracomunitari, che è molto nuovo e molto bello, capace di 55 camere doppie con due bagni con doccia per ogni stanza, una cucina da sogno, un refettorio sconfinato e un ampio salone per raccogliersi, questo Ostello è un vero miracolo, ma potrebbe non bastare.

L'OSTELLO È IL CUORE DELLA CITTÀ. L'area dell'Ostello, poco fuori il centro storico, è diventata il cuore della città, presidiato dalle Penne Nere degli alpini che sanno come prestare soccorso e servizio e anche sorvegliano la notte contro gli sciacalli, oppure se qualche bell'anima si mettesse in testa l'idea meravigliosa di rientrare in casa. Non si può, le case sono abbandonate al 99% e a girare per il paese, violando la zona rossa, si percepisce ancora il soffio maledetto della furia, i passi assumono un'eco innaturale, ti senti l'ultimo uomo sulla faccia della terra e un cane di passaggio basta a metterti nel sangue il brivido primordiale dell'ignoto e della paura. San Ginesio è tutta una crepa, le sue abitazioni disabitate urlano una disperazione muta ed esasperata. Qualche palazzo è "scoppiato fuori", la parete portante si è arcuata e l'effetto in prospettiva è inquietante. San Ginesio è tutta un'assenza e presto, l'8 gennaio, anche gli alpini se ne andranno: due mesi di assistenza logorano, e dopo chi verrà a dar manforte?

E i problemi non sono solo strutturali, l'emergenza genera irritazione, gli uomini, stretti nella sciagura, dalla sciagura poi vengono separati, «Perché quello ha già avuto la verifica e io no, io che ci sto a fare allora in lista?». Rifioriscono sospetti, gelosie, invidie di villaggio. E la ricostruzione vera non si sa quando partirà, non si sa quanto durerà. Ma nell'area dell'Ostello hanno messo due tendoni e nel più grande traslocherà la chiesa, perché la gente disperata ha bisogno di speranza e ogni pomeriggio, puntuale alle 17 suona la campanella, per chi vuole.

UN NUOVO CONCERTO PER RIPARTIRE. Qui ci riproverà San Ginesio, che a fine ottobre ha visto spazzare via la sua piccola Woodstock #Primachefacciafreddo a 48 ore dal via; l'appuntamento adesso si chiama #AncheiosonoSanGinesio, è fissato per i prossimi 29 e 30 aprile, tanti musicisti da ogni parte d'Italia ed è partito un crowdfunding via MusicRaiser: chi vuole, può offrire una somma e, a seconda della cifra, avrà diritto a ricompensa, dalla maglietta celebrativa alla cena con gli artisti, che saranno una trentina, al cesto di prodotti tipici, eccetera. San Ginesio è orgogliosa, accetta aiuto ma vuole ripagarlo, come può.

RESTA IL RICORDO DI UN ROMBO PASSATO MESI FA. Viene tardi. Il rumore dei colpi di quelli che tamponano, che mettono in sicurezza, si smorza nelle prime tenebre. Adesso non si sente più niente, solo il ricordo di un rombo passato mesi fa. Tutto parla di Lui, il Terremoto, unica cosa viva anche se è trascorso. Se voi non avete mai visto l'inferno, provate a camminare per un borgo massacrato dal terremoto mentre si fa sera, l'antivigilia di Natale, e poi ne riparliamo.

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